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Analisi

F1 | Russell è da considerare un top driver? Sarà l'anno della conferma

George ha tutti i requisiti per entrare nel Gotha dell'automobilismo attuale: è il pilota di punta Mercedes, vanta buoni risultati nonostante monoposto poco competitive e ha meritato un ingaggio di 18 milioni l'anno. Riuscirà a entrare nel ristretto gruppo dei top con Hamilton, Verstappen, Norris e Leclerc?

George Russell, Mercedes-AMG F1 Team, nella conferenza stampa dopo le qualifiche

George Russell, Mercedes-AMG F1 Team, nella conferenza stampa dopo le qualifiche

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images

Tra gli obiettivi dei piloti più ambiziosi c’è quello di accedere ad un club molto esclusivo e di lunga tradizione. È quello dei cosiddetti ‘top driver’, un circolo che non prevede tessere d’iscrizione o investiture ufficiali, l’ingresso avviene per acclamazione da parte degli addetti ai lavori, dei media e degli stessi piloti. Ad assegnare questo status è un mix di risultati, ingaggio e status all’interno della squadra, qualcosa che non si può verificare con una formula matematica ma che si percepisce respirando l’aria del paddock.

Chi sono oggi i membri attivi di questo club? Partiamo dalle certezze, ovvero Lewis Hamilton e Max Verstappen, nomi su cui nessuno può manifestare il minimo dubbio. A seguire ci sono Lando Norris e Charles Leclerc, nonostante siano ancora a secco alla voce ‘titoli mondiali’ ma di fatto sono da tempo i riferimenti delle rispettive squadre. Su Alonso le opinioni sono ancora tendenti in direzione ‘si’, ma con qualche asterisco, visto che Fernando non vince un Gran Premio da quasi dodici anni. Negli ultimi anni si è avvicinato all’ingresso nel club anche Carlos Sainz, ma difficilmente potrà supportare la sua posizione nel 2025, al netto di miracoli Williams.

George Russell, Mercedes W14

George Russell, Mercedes W14

Foto di: Glenn Dunbar / Motorsport Images

C’è infine un pilota che ha tutto per essere ritenuto un membro effettivo del club dei top-driver, ma non sempre questo status gli viene riconosciuto. George Russell si avvia a disputare la sua settima stagione in Formula 1, la quarta da quando è in Mercedes. I numeri collocano Russell in perfetta linea con i piloti di vertice da quando ha iniziato la sua carriera in monoposto, ad iniziare dai titoli conquistati da esordiente in GP3 e F.2.

Le statistiche dicono anche che un pilota destinato ai piani alti riesce sempre a salire sul podio nelle prime due stagioni, impresa impossibile per George a causa della scarsa competitività della Williams con cui ha esordito, la peggiore monoposto (la FW 42 del 2019) mai realizzata dalla squadra.

Ma in pochi ricordano che nella sua seconda stagione in Formula 1 George fu scippato di una vittoria per colpe non sue. Gran Premio di Sakhir 2020, la positività al Covid di Hamilton costrinse la Mercedes a convocare in extremis Russell, e George rispose subito con il secondo tempo in qualifica a 26 millesimi dal poleman, Valtteri Bottas, con una monoposto mai guidata prima. Poco male, al via Russell prese il comando e lo mantenne con autorità fino al secondo pit-stop, quando la squadra montò a George gli pneumatici di Bottas, costringendolo così a una nuova sosta che lo scaraventò in nona posizione.

George Russell con la Mercedes W11 al pit stop: gli montarono le gomme di Bottas

George Russell con la Mercedes W11 al pit stop: gli montarono le gomme di Bottas

Foto di: Steve Etherington / Motorsport Images

Quella sera Russell, inconsolabile, versò qualche lacrima accovacciato su un’aiuola del paddock di Sakhir, la vittoria alla sua ‘prima’ in Mercedes sarebbe stata un boost molto importante per la sua carriera. “Non preoccuparti George, giungerà presto il tuo momento”, disse Toto Wolff, ma in realtà il suo arrivo in Mercedes fu posticipato di ulteriori dodici mesi a causa di una clausola nel contratto che l’allora team principal e azionista, Claire Williams, esercitò nel momento in cui cedette la squadra al fondo Dorilton. Con Russell in squadra il pacchetto aveva un valore maggiore.

Ciò che non ha permesso all'inglese di finire subito sotto i riflettori, come il suo talento avrebbe meritato, è stata la coincidenza del suo passaggio nel ruolo di titolare in Mercedes con l’inizio del periodo buio della squadra di Brackley.

George si ritrovò ad essere pilota del team sognato a lungo proprio nel momento in cui il dipartimento tecnico non riuscì ad interpretare nel migliore dei modi il ritorno all’effetto suolo. Nonostante le difficoltà, Russell riuscì comunque ad ottenere il suo primo successo in F.1 nel Gran Premio del Brasile, confermando le sue doti nell’arco di tre stagioni nel confronto diretto con Hamilton.

George Russell vittorioso nel GP d'Austria dello scorso anno

George Russell vittorioso nel GP d'Austria dello scorso anno

Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

L’ingresso di Russell nel club dei top-driver è stato certificato dalle scelte fatte dalla sua squadra. Dietro la decisione presa da Wolff di concedere la chance dell’esordio in Mercedes ad Andrea Kimi Antonelli c’è la consapevolezza di avere in casa un pilota di grande valore.

Concedere la monoposto ad un rookie vuol dire mettere in conto un naturale periodo di ambientamento, qualche errore che fa parte del processo di apprendimento ed un rendimento che crescerà progressivamente durante la stagione. La scelta di Wolff conferma indirettamente lo status di cui oggi Russell gode all’interno della team, una posizione che George si è conquistato nei tre anni trascorsi al fianco di Hamilton.

Nessuno più degli ingegneri che hanno lavorato con Russell nell’arco di tre stagioni conosce il valore del pilota e lo spessore del professionista. E proprio da loro è arrivato l’attestato più importante, ovvero la certezza che George rappresenta la linea di continuità tra l’uscita di scena di Hamilton e l’arrivo dell’esordiente Antonelli, ed anche l’ingaggio (18 milioni di dollari a stagione) testimonia il valore del ventisettenne britannico.

A Brackley sono convinti che sia solo una questione di tempo, quello necessario per tornare ad avere una disposizione una monoposto in grado di competere per i traguardi assoluti. Il pilota per ripresentarsi al vertice, ne sono certi, è già in casa.

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