F1 | Max Verstappen e il peso del potere
Ogni estate il futuro di Max torna al centro del mercato. Ma questa volta il vero tema è un altro: il ruolo sempre più centrale conquistato all'interno della Red Bull rende inevitabile un'assunzione di responsabilità proporzionata al suo peso.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
L'estate di Max Verstappen è diventata un appuntamento fisso della Formula 1. Ogni anno, puntualmente, il suo futuro torna al centro delle discussioni del paddock. Questa volta, però, c'è una differenza sostanziale rispetto al passato. Nel corso degli anni Verstappen ha conquistato all'interno della Red Bull un peso che nessun altro pilota oggi può vantare nella propria squadra. Nel quartier generale austriaco dell’impero Red Bull hanno ritenuto la sua presenza talmente importante da assecondarne praticamente ogni richiesta: un ingaggio faraonico, una libertà che non ha eguali e anche un peso crescente nelle decisioni che hanno contribuito a ridisegnare i vertici della squadra.
La proprietà ha probabilmente sottovalutato le conseguenze dell’uscita di scena di Christian Horner, accompagnato alla porta dopo il Gran Premio di Gran Bretagna della scorsa stagione. La struttura ha perso il suo architrave e il processo di riassestamento è ancora in corso. Nell’arco di un anno l’emorragia di personale è stata di grande portata e non ha riguardato soltanto figure di primo piano come Jonathan Wheatley, Giampiero Lambiase, Paul Monaghan e Will Courtenay, ma anche molte persone lontane dai riflettori: meccanici, ingegneri junior e tecnici con ruoli operativi sia in pista sia nel quartier generale di Milton Keynes. L’ultimo nome di una lista sempre più lunga è quello di Michael Manning, ingegnere molto vicino a Verstappen, passato nei giorni scorsi alla Williams.
Il mal di pancia estivo di Max non rappresenta una novità. Sta diventando quasi un appuntamento fisso che accompagna la Formula 1 verso la pausa estiva. Se nelle stagioni precedenti l’obiettivo di Verstappen è sembrato quello di ottenere condizioni contrattuali sempre più favorevoli, oggi il quadro è diverso. "Ci sono anni in cui si è un po' più competitivi di altri – ha spiegato Max giovedì – ma in termini di approccio e di come lavoriamo non cambia nulla. Le persone vanno e vengono, credo che faccia parte del processo. A volte si vorrebbe che le persone rimanessero, è vero, ma penso che sia così che funziona la vita e lo sport. Bisogna andare avanti e cercare di trovare nuovi talenti. È quello che guardiamo sempre, ed è quello che facciamo".
Verstappen vuole garanzie tecniche e continua a cercarle nel modo che ormai lo contraddistingue: mantenendo una costante pressione sulla squadra attraverso un futuro lasciato volutamente in sospeso. Quando gli è stato chiesto se correrà ancora con la Red Bull la prossima stagione, la risposta è stata secca: "Non ho nulla da dire". Puoi darci qualche aggiornamento? "No. Non voglio venire qui a dire sì o no, e questo e quello, sul mio futuro. Ho già detto più volte che se ci fosse qualcosa di nuovo, lo direi io stesso".
Sarebbe bastato un semplice "Sì, resterò" per chiudere definitivamente la questione e consentire alla squadra di guardare al futuro con maggiore serenità. Quel sì, però, non è arrivato. La differenza rispetto alle estati precedenti è sostanziale. Verstappen e il suo entourage sono stati progressivamente coinvolti in molte delle scelte più importanti della Red Bull, ottenendo un peso che nessun altro pilota oggi può vantare all’interno della propria squadra. Se si diventa parte di un processo decisionale, anche solo indirettamente, è inevitabile che crescano anche le responsabilità. Il peso politico non porta con sé soltanto privilegi, ma anche conseguenze.
Max Verstappen, Red Bull Racing, Laurent Mekies, Red Bull Racing Team Principal
Foto di: Mark Sutton / Formula 1 via Getty Images
Potenzialmente la Red Bull conserva tutte le risorse per guardare al futuro senza panico. Il lavoro svolto dal reparto Powertrains è destinato a rimanere uno dei progetti più ambiziosi e di maggior successo nella storia recente della Formula 1 e, tra pochi mesi, entrerà in funzione anche la nuova galleria del vento realizzata nel campus di Milton Keynes. Servirà inevitabilmente una massiccia campagna di reclutamento, un’operazione complessa ma anche un’opportunità per gettare le basi del ciclo che seguirà la gloriosa era Newey.
A ventotto anni Verstappen si trova nella posizione ideale per diventare il punto di riferimento di questo nuovo progetto. Ha dalla sua un contratto straordinario e una fiducia praticamente incondizionata da parte della proprietà. Proprio per questo, però, il ruolo che oggi ricopre richiede qualcosa di diverso rispetto al passato. Non basta più esercitare pressione dall’esterno: occorre contribuire alla ricostruzione della squadra anche mettendo da parte le naturali ambizioni del pilota. Se negli ultimi mesi il suo peso ha inciso sulle dinamiche interne del team, è naturale aspettarsi che quello stesso peso venga utilizzato anche per favorirne la ripartenza.
Le alternative, d’altronde, non sono più quelle di dodici mesi fa, quando Toto Wolff aveva ammesso pubblicamente di non poter ignorare un’eventuale candidatura di Verstappen. Per il 2027 le porte di Brackley sono ormai chiuse, così come quelle di Maranello. Resta McLaren, ma oggi la squadra di Woking non è in grado di offrire quelle garanzie che fino a un anno fa apparivano molto più solide. È vero che ci sono e ci saranno volti vestiti papaya molto familiari, ad iniziare da Lambiase, ma Max deve anche mettere in conto come in questo momento la McLaren stia pagando l’essere un ‘customer team’ della Mercedes.
Continuare a lasciare il proprio futuro nell’incertezza porta inevitabilmente a immaginare anche uno scenario più radicale: un anno sabbatico, in attesa di opportunità a rischio zero. È una possibilità che esiste, ma rappresenterebbe comunque una scelta non priva di rischi in uno sport che cambia con una velocità impressionante e che, negli ultimi anni, ha dimostrato più volte di saper ribaltare gerarchie considerate immutabili.
Verstappen una squadra ce l’ha già. “Per me è come una seconda famiglia”, ha detto lui stesso due giorni fa. E come in tutte le famiglie possono esserci momenti di tensione. Arriva però anche il momento in cui chi ha maggiore peso deve contribuire a ricompattare il gruppo e indicare una direzione. Pochi possono farlo quanto Max Verstappen. Ma il ruolo che ha conquistato all’interno della Red Bull gli impone ormai di essere parte della soluzione, non soltanto una voce che pretende risposte minacciando di abbandonare la nave.
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