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MotoGP | Marini non chiude a Honda: "Ma fare solo un anno è rischioso"

Il pilota della Mooney VR46 ha aperto uno spiraglietto in direzione della Casa giapponese, ribadendo che gli piacerebbe molto avere l'opportunità di sviluppare una moto, ma ha aggiunto anche che un progetto solo di un anno sarebbe un rischio troppo grande nella MotoGP odierna, anche su una moto meno complicata della RC213V.

Luca Marini, VR46 Racing Team

Ieri pareva una porta chiusa definitivamente o quasi, ma sembrano essere bastate 24 ore per cambiare le prospettive ed aprire almeno un piccolo spiraglio nella testa di Luca Marini riguardo alla possibilità di lasciare la Mooney VR46 per accasarsi nella squadra ufficiale Honda nella prossima stagione.

Durante la prima giornata di prove del Gran Premio della Malesia l'argomento è stato trattato direttamente dal team manager della HRC, Alberto Puig. Lo spagnolo ha negato le voci di contatti con l'astro nascente della Moto2 Fermin Aldeguer ed ha ristretto l'elenco dei candidati a tre nomi, dei quali fa parte anche il pilota marchigiano, oltre a Fabio Di Giannantonio e a sorpresa Pol Espargaro, che alla fine del 2022 era stato "epurato" dalla Honda dopo due anni da dimenticare.

Quasi in contemporanea è arrivato anche un segnale di apertura dal box della Mooney VR46, perché il team director Alessio "Uccio" Salucci ha spiegato che l'obiettivo della squadra di Tavullia è quello di far crescere i piloti della VR46 Riders Academy per farli poi approdare in una squadra ufficiale. Dunque, se Marini dovesse andare a vestire i colori Repsol, vorrebbe dire che avrebbe fatto il suo lavoro in maniera egregia.

Inevitabilmente, anche al diretto interessato è stato chiesto quindi di tornare sull'argomento, e questa volta ha lasciato intendere che la cosa che lo turba di più è che la Casa giapponese offre solamente un anno di contratto, ma che probabilmente se gli venisse prospettato un progetto più ad ampio raggio non sarebbe così restio a dire sì.

"Non dipende dalla Honda, il problema è che in un anno, con soli 5 giorni di test, non hai tempo. Sicuramente come pilota ho l'obiettivo di andare in un team ufficiale e di sviluppare una moto, ma ci vuole anche l'opportunità giusta. Fare solo un anno in un qualsiasi team è molto rischioso per un pilota nella MotoGP odierna", ha detto Marini.

Luca Marini, VR46 Racing Team

Photo by: Gold and Goose / Motorsport Images

Luca Marini, VR46 Racing Team

"Sto andando molto forte, sempre di più, e sono sempre vicino alla lotta per il podio. Sono quasi dove vorrei essere nella lotta per il campionato, quindi direi che le cose stanno andando molto bene, ma vorrei che il prossimo anno possano andare ancora meglio", ha aggiunto.

Quando poi gli è stata fatta una domanda molto precisa, chiedendogli se la porta debba essere considerata aperta o chiusa, la sua risposta è stata molto politica: "Ovviamente, di queste cose bisogna parlarne con il mio management e con il team, quindi con Uccio. E soprattutto con Valentino (Rossi, suo fratello), che è il capo".

Stuzzicato sul fatto che se accettasse però avrebbe fare grande coraggio a fare il percorso a rovescio di quello che farà Marc Marquez il prossimo anno, lasciando la Ducati, la moto più forte della griglia, per passare alla Honda, che è probabilmente la peggiore, si è però sbottonato un pochino di più.

"Adesso vi dico qualcosa di forte: la Ducati fa spavento, è una moto della Madonna. Andiamo tutti forte e ci permette di guidare ognuno con il setting che vuole, con lo stile di guida che vuoi. E' molto completa, va sempre forte in ogni situazione. Però c'è da dire che sviluppare una moto come piace a te è una cosa molto bella come pilota e ti può portare ad ottenere risultati ancora migliori", ha concluso.

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