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F1 | Red Bull perde 6 decimi per l'ala più carica, ma non ha alternative

Red Bull ha chiuso la FP2 nelle ultime posizioni, anche se la classifica non rispecchia il vero valore della RB20, dato che non ha potuto segnare un tempo con la soft. Tuttavia, ci sono degli aspetti che preoccupano, dal poco grip sul giro secco ai decimi persi sul rettilineo per l'ala più carica rispetto ai rivali, ma il team non ha alternative.

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

La classifica della seconda sessione di libere a Las Vegas sicuramente non racconta tutta la storia del venerdì statunitense della Red Bull, ma ciò non vuol dire che i dati riscontrati oggi non abbiano restituito informazioni interessanti su quella che è lo stato di competitività della RB20.

Le due RB20 hanno infatti chiuso la FP2 in diciassettesima e diciannovesima posizione, lontane oltre 2 secondi dalla vetta e dal miglior riferimento registrato da Lewis Hamilton. Un gap consistente, su cui di certo pesano anche le difficoltà nel completare un buon giro con la mescola soft. Sia Max Verstappen che Sergio Perez in realtà erano scesi in pista con la gomma più tenera, ma non sono riusciti a registrare un tempo prima che uscisse la bandiera rossa per lo stop in pista di Alex Albon.

Da quel momento in poi, tutte le squadre si sono dedicate alla simulazione sulla lunga distanza, inclusa la Red Bull, che non è così riuscita a segnare un crono più competitivo. Tuttavia, anche con la mescola media le indicazioni erano poco entusiasmanti nelle simulazioni con poco carburante a bordo. Come ha confermato anche Christian Horner durante le interviste, la RB20 si è dimostrata più a suo agio sulla lunga distanza che sul giro secco, dove entrambi i piloti hanno denotato grandi difficoltà nell’estrarre il grip dalla gomma nell’attacco al tempo.

Sergio Perez, Red Bull Racing RB20

Sergio Perez, Red Bull Racing RB20

Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images

Inoltre, sempre nella simulazione di qualifica, Perez ha sottolineato una certa instabilità del posteriore in staccata, specie nell’ultima fase della frenata. Al contrario, nei long run, la situazione sembra migliore di quella riscontrata sul giro secco, come si evince anche dai tempi che, per quanto si tratti di un run nel complesso abbastanza corto, mostrano una Red Bull più vicina agli avversari. Il fatto è che verso la fine dello stint, si è iniziato a registrare del degrado al posteriore, tanto che a fine sessione lo stesso tre volte campione del mondo aveva riportato via radio come le gomme fossero giunte al limite, per quanto fosse un treno di pneumatici medi con quasi già una decina di giri completati a inizio turno.

“Sul giro secco non siamo riusciti a fare un giro con le gomme morbide, mentre sul long run ci sono dei segnali migliori, ma solo parzialmente. Alcuni giri sono stati competitivi, ma poi le gomme posteriori sono iniziate a calare, quindi ci sono stati sprazzi di velocità. Dobbiamo solo trovare costanza”,  ha detto Helmut Marko alla fine della giornata, sottolineando quanto in effetti sulla lunga distanza la monoposto sembri più competitiva che sul giro secco, ma soffre l’instabilità del posteriore.

“Abbiamo bisogno di miglior bilanciamento e credo che sul giro singolo possiamo migliorare. Per quanto riguarda i long run, invece, il degrado è il problema principale al momento”. Sebbene parte di questo deficit sul giro secco sia dovuto alle classiche mappature molto conservative della Red Bull al venerdì, in realtà c’è un altro elemento che va aggiunto all’analisi della prima giornata, ovvero la scelta dell’ala posteriore.

Per la tappa di Las Vegas, Red Bull ha portato solo un’ala posteriore a basso carico, di fatto quella usata a Monza, tanto che non figura alcuna novità nel documento in cui i team devono registrare le modifiche. Si tratta di un’ala che già in Italia si era rivelata più carica di quella dei rivali in termini di puro mainplane, con il team che ha potuto giocare solamente sul flap del DRS, tagliato in due differenti configurazioni, come si evince dal confronto sottostante. Dopo aver provato la versione più carica tra quella a disposizione, in FP2 entrambi i piloti hanno optato per la configurazione più scarica, ma anche in questo caso il gap dal vertice è importante.

L'ala posteriore della Red Bull Racing RB20

L'ala posteriore della Red Bull Racing RB20

Foto di: Giorgio Piola

Dettaglio tecnico Red Bull Racing RB20

Dettaglio tecnico Red Bull Racing RB20

Foto di: Giorgio Piola

Sul lungo rettilineo che porta che vede le vetture sfrecciare sulla Strip, la Red Bull paga 5 km/h dalla McLaren, 3 dalla Ferrari e due dalla Mercedes, con un gap che in realtà si amplia sull’allungo finale, nel momento in cui probabilmente vi è meno energia a disposizione. Il problema è che, pur non essendo un gap particolarmente ampio, essendo rettilinei molto lunghi lo svantaggio cresce in maniera importante fino ad arrivare anche a sei decimi dai rivali. Sebbene, come anticipato, parte del delta derivi dalle ormai note mappature molto conservative della RB20 al venerdì, è chiaro che con un’ala così carica rispetto a quella dei rivali è molto difficile tenere il ritmo sui rettilinei.

Questo anche perché il DRS in realtà non aiuta a compensare più di tanto il gap velocistico, perché l’ala mobile della Red Bull è semplicemente tagliata per ridurre i costi, quindi il delta tra ala chiusa e aperta non è così marcato come quello di altri. Pur avendo fatto di tutto per migliorare la situazione, provando la versione più scarica del flap tagliato e togliendo anche il gurney flap, Red Bull ha dichiarato di dover continuare a lottare con quello che ha, perché non ha altre opzioni disponibili.

Helmut Marko ha infatti spiegato che Red Bull nel suo arsenale non ha un’ala posteriore più scarica, che infatti non si era vista nemmeno a Monza, perché la squadra anglo-austriaca non ha ancora investito su una versione a bassissimo carico: "Non abbiamo un'altra ala posteriore, un'ala posteriore più piccola, come la vediamo sui nostri concorrenti. Sarebbe sicuramente più utile".

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images

Da qui è anche facile comprendere i problemi di gestione del posteriore, perché per quanto Red Bull abbia portato un’ala anteriore modificata per provare a ribilanciare la vettura, è chiaro che il team sperasse di poter usare la versione più carica dell’ala posteriore a disposizione, in modo da avere una miglior stabilità al retrotreno. Su questo aspetto ha pesato anche il poco grip della pista, ma Marko crede che Red Bull possa comunque fare un salto in avanti.

"Domani è un giorno diverso. Forse l'avete visto molte volte. Altri team sono più veloci il venerdì o il giovedì, ma non significa che siano veloci in gara... Sicuramente con il lavoro di setup faremo un passo ragionevole", ha aggiunto il consulente della Red Bull.

“Quest'anno abbiamo visto spesso che la Mercedes è diventata improvvisamente estremamente forte e capace di vincere. Ma aspettiamo di vedere domani come continuerà. Più aderenza c'è in pista, più il rapporto di forza può cambiare. Ma questa volta sembrano davvero forti, il che non ci preoccuperebbe più di tanto se la Mercedes dovesse fare un 1-2 qui”.

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