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Analisi

MotoGP | L'insensatezza della Suzuki

L'improvvisa decisione della Suzuki di abbandonare il Mondiale MotoGP al termine della stagione ha agitato ulteriormente un mercato che era già in fermento.

Alex Rins, Team Suzuki MotoGP, Joan Mir, Team Suzuki MotoGP

La notizia, comunicata dai vertici dell'azienda giapponese al personale a Jerez lunedì scorso, è stata accolta come una bomba dalle truppe. Molti dei presenti hanno impiegato ore per elaborare le informazioni ricevute, sia per le conseguenze che avranno in ogni singolo caso, sia per la sorpresa che hanno suscitato.

Nessuno, nemmeno Livio Suppo, il team manager della squadra, assunto meno di due mesi fa per guidare il progetto, è riuscito a pronunciare una sola parola di sgomento. La sua risposta "no comment" ai giornalisti che sono andati a cercarlo dopo che Motorsport.com ha dato la notizia è stata un perfetto riflesso del suo stato di smarrimento.

A più di una settimana di distanza, il comunicato del costruttore di Hamamatsu, che dovrebbe confermare lo smantellamento di uno dei programmi MotoGP meglio pianificati e realizzati dell'ultimo decennio, non è ancora arrivata. Questo fine settimana, la carovana si sposterà nuovamente a Le Mans e Suzuki avrà l'obbligo di dire qualcosa.

Chiaramente, non i circa 50 dipendenti che si recano nei circuiti e che sono già in cerca di lavoro. Ma l'azienda, per giustificare il suo addio e assicurare ai suoi clienti che il suo impegno nei loro confronti è ancora valido.

Negli ultimi dieci anni, la Suzuki ha lasciato la MotoGP due volte. La prima, alla fine del 2011; la seconda sarà una volta che sarà sventolata la bandiera a scacchi dell'ultimo Gran Premio del 2022, a Valencia, il 6 novembre. In entrambi i casi, il responsabile del progetto era Shinichi Sahara, che ha avuto anche il compito di trasmettere la decisione a Jerez.

La differenza più plausibile tra i due episodi è che, mentre nella prima occasione il campionato era già finito quando si è diffusa la notizia, questa volta tutto è venuto alla luce con tre quarti di calendario ancora da disputare. Questo ovviamente renderà l'atmosfera all'interno della squadra più tesa per le prossime gare, nonostante il livello di professionalità dei suoi membri sia stato più che dimostrato.

Livio Suppo, Shinichi Sahara, Team Suzuki MotoGP

Livio Suppo, Shinichi Sahara, Team Suzuki MotoGP

Photo by: Gold and Goose / Motorsport Images

L'incredulità di tutto il paddock alla notizia della triste strada che sta prendendo la Suzuki è totale. Nel team stesso, negli altri team e nell'organizzazione. In parte, questa incredulità è comprensibile se si tiene conto del contratto che, in teoria, assicurava la partecipazione del costruttore al Campionato del Mondo fino al 2026.

La dichiarazione che Dorna, promoter del Mondiale, ha reso pubblica martedì, in cui avverte il "disertore" delle conseguenze legali ed economiche che dovrà affrontare, non fa che sottolineare il senso di tristezza che l'intera vicenda suscita.

Questa discrepanza è solo un'ulteriore indicazione dell'assurdità di questa fuga così difficile da comprendere, soprattutto se teniamo conto delle ultime mosse fatte dai vertici del reparto corse del marchio, e del buon ruolino in questo inizio di campionato: Alex Rins è arrivato a Jerez condividendo con Fabio Quartararo la testa della classifica generale.

Tanto per cominciare, nessuno sano di mente assumerebbe un dirigente come Suppo e gli offrirebbe un contratto di due anni se avesse il sospetto che la chiusura dell'intera struttura sia un'opzione da contemplare. Ma, inoltre, sia Suppo che Sahara si sono seduti più volte negli ultimi giorni con gli agenti di Rins e Mir per negoziare il rinnovo dei loro contratti.

In realtà, entrambi i piloti hanno saputo delle intenzioni di Suzuki 15 minuti prima dei loro tecnici. Prima di questa doccia fredda, il messaggio ai piloti si appellava al contesto generale post-coronavirus e all'instabilità causata dal conflitto tra Russia e Ucraina, per giustificare una riduzione dei loro stipendi. Sebbene i primi colloqui non siano andati troppo bene, i contatti successivi hanno aperto la porta all'ottimismo. Un ottimismo che alla fine si ridurrà in cenere.

A parte il dramma umano che si cela dietro un'uscita del genere, l'impatto che avrà sul mercato piloti, già in fermento, sarà selvaggio. Mir aveva detto fin dall'inizio della stagione che intendeva rimanere in azzurro. Ma l'iniziale riluttanza di Suppo a cedere alle sue richieste ha spinto il campione del mondo 2020 a fare una mossa. Oggi sembra tutto pronto perché il #36 si unisca a Marc Márquez nel team ufficiale Honda dal 2023, una mossa che farebbe perdere il posto a Pol Espargaró.

Dato che in questa fase del film è praticamente impossibile proiettare una radiografia dei colori che tutti indosseranno, è sicuramente meno casuale concentrarsi sulle squadre e sulle moto che scenderanno in pista.

Massimo Rivola, amministratore delegato di Aprilia Racing, ha dichiarato qualche giorno fa a Motorsport.com di essere disposto a "studiare" la fattibilità della creazione di una struttura satellite "se arriva un'offerta interessante". Prima di questa notizia bomba, la RNF si era già mossa per esplorare la possibilità di una partnership con l'azienda di Noale per lasciare la Yamaha.

Tuttavia, il fatto che una squadra così competente come quella che ora fa della Suzuki uno dei punti di riferimento della griglia, potrebbe alterare i piani di Razlan Razali, che in poco più di tre anni è passato dall'essere il volto visibile del successo e della forza con cui il Sepang Racing Team (SRT) ha fatto irruzione in MotoGP (2019), a protagonista di un'irrimediabile caduta libera.

Il suo pilota meglio posizionato è Andrea Dovizioso, 20°, con otto punti, due in più di Darryn Binder (21°), suo compagno di squadra. A loro si unisce la squadra al penultimo posto nella classifica riservata ai team e senza molte speranze di poter ribaltare la situazione.

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In un solo anno, il rapporto tra piloti e moto disponibili sarà cambiato radicalmente. Alla fine del 2021 si poteva avere la sensazione che mancassero piloti in grado di essere competitivi con prototipi di alto livello, ora è vero il contrario e non sarebbe strano che alcuni piloti illustri possano rimanere senza moto.

Dove andrà Rins? Che fine farà Franco Morbidelli? I rinnovi di Aleix Espargaró e Maverick Viñales con Aprilia sono in pericolo? L'uscita di scena di Suzuki significherà che gli altri team e gli altri costruttori avranno più potere quando si tratterà di spremere chiunque voglia entrare a farne parte, e questo vale sia per i piloti che per i dipendenti, che purtroppo sono l'anello più debole di questo sfortunato risultato.

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