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Formula 1 GP di Miami
F1 | Vasseur: "Red Bull sotto pressione, ma serve un altro step"
Pur con un terzo posto, Frederic Vasseur guarda con positività al GP di Miami, consapevole che la SF-24 è riuscita a mettere pressione a una RB20 non del tutto perfetta. Ed è proprio qui che serve continuare a spingere: il Team Principal è consapevole che serve un altro step per riuscire a infastidire Red Bull con costanza, lavorando sulle novità.

Gianluca D'Alessandro
Pubblicato: 7 mag 2024, 13:14
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Il Gran Premio di Miami ha visto tre grandi squadre protagonisti, ovvero McLaren, Red Bull e Ferrari, ma con tre visioni differenti di ciò che ha portato e significato il weekend. La vittoria della scuderia di Woking è arrivata anche grazie a una serie di circostanze fortunose, in particolare l’ingresso della Safety Car nel momento più propizio, ma è indubbio che, nel momento in cui ha avuto la chance di esprimere il proprio passo in aria pulita, Norris abbia mostrato un ritmo superiore a quello dei rivali.
Per Red Bull la tappa americana ha rappresentato un weekend in cui non è riuscita a capitalizzare come al solito il potenziale della RB20 su cui deve anche lavorare di fino, complice l’avvicinamento degli avversari. Verstappen non ha mai trovato il feeling ideale con la vettura, né in qualifica né in gara, dovendosi poi scontrare anche con il danno al fondo rimediato nel momento in cui ha sradicato il paletto alla chicane.
È proprio in questo contesto che si inserisce il fine settimana della Ferrari, che da una parte guarda con ottimismo al futuro, ma che dall’altra è anche consapevole che serve continuare a lavorare per chiudere un gap ancora presente. La Rossa non ha ancora portato alcun pacchetto di aggiornamenti, che arriverà solo nel prossimo appuntamento a Imola, ma a Miami questo argomento ha pesato solo fino a un certo punto, perché l’aspetto fondamentale, al di là della performance pura, era trovare il modo di far lavorare al meglio gli pneumatici.
Charles Leclerc, Ferrari SF-24,Carlos Sainz, Ferrari SF-24
Foto di: Erik Junius
McLaren ne è stata la conferma. Dopo una qualifica complicata con la soft, dove non è mai riuscita a sfruttare nel migliore dei modi, in gara con due mescole più robuste e flessibili, come la media e la hard, in gara la MCL38 ha magicamente trovato il ritmo per allungare e involarsi verso il successo di tappa. Su un circuito come quello di Miami, sorpassare non è semplice, tanto che anche lo stesso team di Woking è rimasto piuttosto sorpreso dopo la sprint nonostante avesse puntato su un’ala abbastanza scarica.
Per questo la track position è diventata fondamentale. Per quanto sia vero che Piastri sia stato in grado di sopravanzare Leclerc nella prima parte di gara, l’australiano non è mai riuscito a prendere il largo, con il monegasco sempre ben ancorato alle sue spalle.
“In generale, credo che ci siano tre squadre che hanno lottato per tutto il weekend in due o tre decimi, da un giro all'altro, da uno stint all'altro o da una mescola all'altra”, ha raccontato Frederic Vasseur dopo la gara, sottolineando di non essere affatto sorpreso della competitività della McLaren.
Dall’altra parte, però, il Team Principal della Rossa ha voluto rimarcare anche quanto il gap dalla RB20 si stia assottigliando, cosa che spinge la Red Bull a dover osare qualcosa in più quando non ha il margine di sicurezza del passato. Lo scorso anno, proprio a Miami, Verstappen mise in piedi una grande rimonta, ma è anche vero che Ferrari e Mercedes al tempo si scontrarono con un concept aero che sarebbe stato cambiato nei GP successivi. Inoltre, le temperature registrate nell’ultimo weekend hanno toccato quasi i 50°C per quanto riguarda l’asfalto, risultando ben più alte di quelle del 2023.
Charles Leclerc, Ferrari SF-24
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
Aspetti che, unite a un feeling tutt’altro che perfetto, specie per un fastidioso sottosterzo nei tratti veloci, hanno spinto la Red Bull anche a giocare in difesa nel primo stint. Dal punto di vista meramente strategico, la scelta di richiamare anticipatamente Leclerc ai box non è stata sbagliata, ma trova un senso nella scelta di voler mischiare le carte in tavola, provando a sopravanzare prima di tutto Piastri. La durata della gomma non sarebbe stato un problema: con la hard si poteva percorrere l’intera gara in termini di degrado puro, dato che l’unica preoccupazione era il degrado termico, un fenomeno diverso. Nei pochi giri percorsi a gomma nuova, che non richiedeva una particolare fase di warm-up, il monegasco ha iniziato ad assottigliare il distacco anche da Verstappen, spingendo i rivali a reagire.
Di fatto Red Bull non aveva bisogno di anticipare la sosta, ma avendo un “delta” di soli 2 secondi prima dell’ingresso della Virtual Safety Car, gli strateghi non hanno voluto correre rischi, richiamando Max ai box per mantenere la track position coprendo sulla Ferrari. Chiaro che, senza il successivo intervento della vettura di sicurezza per l’incidente tra Magnussen e Sargeant, realisticamente Verstappen avrebbe avuto la concreta chance di portare a casa la quinta vittoria della stagione, aspetto di cui è consapevole anche lo stesso Vasseur.
“Onestamente credo che la Red Bull sia ancora in vantaggio. Probabilmente Max avrebbe potuto vincere oggi senza la storia della Safety Car. Non voglio trarre alcuna conclusione, ma se hanno fatto la pole position significa che hanno ancora un piccolo vantaggio. Quello che è vero è che rispetto a un anno fa, quando riusciamo a fare un buon lavoro e a mettere tutto insieme, siamo lì”, ha spiegato il responsabile del Cavallino, rimarcando anche quanto sia importante questo aspetto per provare a mettere pressione alla Red Bull, senza però dimenticare che serve ancora un altro step per arrivare a farlo con costanza.
Max Verstappen, Red Bull Racing RB20, Charles Leclerc, Ferrari SF-24
Foto di: Steven Tee / Motorsport Images
“Significa che stiamo mettendo Red Bull un po' sotto pressione, che devono essere un po' più aggressivi con la strategia, che non sono più nella zona di comfort come l'anno scorso, dove non importa cosa succede, dopo il secondo giro erano davanti. Questo cambia la gestione della gara. È un'opportunità per noi perché, se facciamo un altro piccolo passo avanti, credo che saremo davvero in grado di lottare con loro ogni singolo weekend”.
Un ragionamento ben ponderato da parte del francese, che rispecchia anche quello di Andrea Stella, il quale non si è lasciato trasportare da facili entusiasmi, sottolineando come Red Bull rimanga la squadra di riferimento. La monoposto di Milton Keynes riesce a fare ancora della costanza e della competitività globale il suo vero punto di forza, lottando al top su ogni pista incontrata fino ad ora. Tuttavia, in certi appuntamenti in cui la RB20 non si dimostra perfetta, il gap si può assottigliare ed è lì, come menzionato dalle scuderie rivali, che gli avversari devono provare a mettere pressione.
Ferrari aveva iniziato il weekend come una delle squadre più competitive nel lento, tanto da registrare uno dei settori centrali più competitivi nella sprint qualifying, in maniera quasi opposta alla RB20, che invece faceva del primo intertempo e delle curve a media e alta velocità uno dei suoi punti di forza.
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
L’aspetto interessante è che, però, nel corso del weekend i ruoli si sono quasi ribaltati, con i team che hanno lavorato in direzione opposta. Mentre Red Bull è andata a cercare performance nel lento, la Rossa ha spinto per trovare carico e velocità nel primo settore. Nella seconda qualifica, infatti, si è assistito a una sorta di “livellamento”, con differenze molto meno marcate rispetto alla sprint qualifying.
In gara, la SF-24 si è dimostrata la più rapida tra le squadre di testa nel primo settore, più di Red Bull e McLaren, che tendenzialmente fanno di curve come queste un punto di forza. Non è un caso che Stella abbia ammesso come il team di Woking abbia sacrificato i punti di forza per compensare le debolezze nel lento. Probabilmente, in casa Ferrari la maggior rigidezza sospensiva e altri piccoli elementi si sono fatti sentire sulla lunga distanza nel secondo settore, dove in effetti si è visto come sia Leclerc che Sainz abbiano faticato a trovare quello spunto in trazione per attaccare i rivali, tema cruciale su questa pista quando ci si trova nel traffico.
La monoposto italiana chiude bene il suo primo arco di vita, nella parte alta della classifica, ma è chiaro che, come ammesso da Vasseur, ora serva uno step in più. A Miami gli aggiornamenti hanno giocato un ruolo meno impattante rispetto ad altre piste, mettendo in mostra più le capacità dei team di ottimizzare il pacchetto in base a determinate condizioni. Ma questo è un discorso legato alle caratteristiche e alle condizioni della pista statunitense: da Imola arriveranno le prime grandi novità, per estremizzare certi concetti base della SF-24 e avvicinarsi a quella competitività “globale” di una Red Bull che, di certo, non rimarrà a guardare.
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