F1 | Ecco i paraspruzzi testati dalla FIA a Silverstone
La Federazione ha rilasciato le prime immagini dei dispositivi paraspruzzi testati a Silverstone per aumentare la visibilità in caso di forte pioggia. Le prime prove effettuate sulla pista inglese non hanno restituito i risultati sperati in termini di efficacia, ma hanno permesso alla FIA di ricavare dati che torneranno utili per migliorare i propri sistemi di modellazione e realizzare un nuovo prototipo in autunno.
Da anni la Formula 1 cerca di migliorare la sicurezza nei Gran Premi sotto la pioggia, non solo per quanto riguarda l'evacuazione dell'acqua dalle gomme, ma anche per quanto concerne la questione della visibilità dietro a un'altra vettura.
Infatti, le nuvole d’acqua generate dagli pneumatici e dal diffusore delle monoposto riducono sensibilmente la visibilità per chi sta dietro, con maggiori rischi per la sicurezza del pilota. Una delle soluzioni su cui ha lavorato la FIA negli ultimi mesi è quella di un sistema di paraspruzzi da montare in caso di pioggia estrema.
Un piano che era stato illustrato dopo la riunione del Consiglio mondiale dell'automobilismo dello scorso novembre ad Abu Dhabi, ma solamente la scorsa settimana alcune squadre hanno avuto modo di provare i dispositivi studiati dalla Federazione. Purtroppo il primo test in pista con questi prototipi non è stato un successo immediato.
Render dei paraspruzzi testati dalla FIA
Photo by: FIA
Tuttavia, si è rivelato un esercizio utile per garantire alla FIA un punto di partenza su cui proseguire lo sviluppo dei dispositivi, i quali non dovrebbero essere rimossi durante il Gran Premio, neanche in caso di passaggio da pista bagnata ad asciutta. Infatti, due erano gli obiettivi del test: il primo verificare che i prototipi non disturbassero eccessivamente l'aerodinamica delle vetture, mentre in secondo luogo l'idea era quella di esplorare il ruolo del diffusore nella creazione delle nuvole d'acqua che riducono la visibilità.
Due sono le squadre che hanno preso parte alla giornata di prove: da una parte Mercedes con Mick Schumacher al volante, equipaggiata con i sistemi paraspruzzi, dall'altra la McLaren con Oscar Piastri, che ha invece girato senza i dispositivi in modo da consentire un confronto diretto tra le due differenti situazioni. Inoltre, girando alle spalle del tedesco, Piastri ha avuto modo di fornire direttamente dall'abitacolo un feedback sulla quantità di spruzzi prodotti dalla vettura modificata.
La squadra di Woking non ha partecipato attivamente allo sviluppo dei kit che verrà montato sulle vetture ma, come spiegato da Andrea Stella, in realtà alcune scuderie, tra cui la stessa Mercedes, sono state coinvolte nel processo di progettazione assieme alla Federazione.
"Ovviamente sarebbe stato perfetto se tutto si fosse confermato alla perfezione e avessimo già una soluzione da applicare a ottobre o qualcosa del genere", ha spiegato Nicolas Tombazis quando gli è stato chiesto come fosse andato il test.
George Russell, Mercedes F1 W14
Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images
"Ma non è stato così. Siamo completamente impegnati a far funzionare questo sistema, perché riteniamo che prima o poi farà la differenza tra una gara potenzialmente cancellata o una gara da disputare. E penso che se nel corso della sua vita, se salverà una gara e 100 mila persone [sugli spalti] dal subire una situazione come quella di Spa nel 2021, se anche solo una volta farà la differenza, penso che ne valga la pena", ha poi aggiunto il direttore dello sviluppo delle monoposto della FIA, rimandando alla mente quando accaduto in Belgio due anni, quando la gara venne sospesa dopo tre giri percorsi dietro la Safety Car a causa dell'intensità della pioggia.
È stato proprio il controverso evento di Spa che ha spinto ad aumentare gli sforzi per ridurre gli spruzzi e migliorare la visibilità. L'obiettivo è quello di creare qualcosa che possa essere montato sulle vetture nelle occasioni in cui la pioggia è così intensa che in circostanze normali non sarebbe possibile correre, ma che poi dovrebbe anche rimanere sulla monoposto nel caso la pista si asciugasse.
La creazione dei dispositivi sperimentati testati a Silverstone ha richiesto molto lavoro dietro le quinte. I prototipi sono essenzialmente costituiti da due parti: una copre la zona superiore di ciascuna ruota, mentre vi è poi un elemento secondario, posto quasi a livello della parte inferiore degli pneumatici, volto a parare gli spruzzi spingendoli verso l'esterno. L'intera struttura è fissata in modo tale da muoversi con la ruota, un po' come avviene per l'attuale sistema che copre le gomme anteriori.
Il responsabile dell'aerodinamica della FIA, Jason Sommerville, e i suoi colleghi hanno affrontato una sfida tanto interessante quanto complicata, ovvero quella di modellare le gocce d'acqua. I modelli sviluppati per l'uso delle auto stradali hanno fornito un utile punto di partenza, ma è chiaro che una vettura di Formula 1 può evacuare molta più acqua e a velocità ben più sostenute.
"Avendo iniziato questo progetto verso la fine dell'anno scorso, e avendo fatto un bel po' di simulazioni CFD, ci siamo resi conto ben presto che non era così semplice come inserire qualcosa nel sistema, partire e il gioco è fatto", racconta Tombazis.
"Innanzitutto le simulazioni CFD sono piuttosto complicate, perché bisogna simulare anche le gocce d'acqua. In secondo luogo, quando ci sono gocce d'acqua all'interno dei flussi, la fisica diventa piuttosto complicata. Inoltre, anche in questo caso è necessaria una correlazione, perché non abbiamo una conoscenza completa di quanta acqua viene evacuata dagli pneumatici nel momento in cui la gomma tocca il terreno".
"Alto aspetto è che non si conosce esattamente il diametro delle gocce, ad esempio. Quindi la simulazione si complica rapidamente. Ecco perché avevamo bisogno di una correlazione [in pista]".
La grande sfida è quella di sviluppare un dispositivo che possa essere realmente efficace, ma senza causare particolari disturbi a una vettura, per altro rimanendo ancorato in modo sicuro senza volare via alle alte velocità. Infatti, come anticipato, bisogna tenere a mente che i dispositivi rimarranno montati sulla vettura anche quando la pista si asciugherà, con i tempi che andranno via via ad abbassarsi: "Non volevamo perdere prestazioni e rovinare troppo l'aerodinamica delle auto", spiega Tombazis.
Il Gran Premio del Belgio fu interrotto dopo soli tre giri alle spalle della Safety Car.
"Anche se in parte è inevitabile. E il carico aerodinamico effettivo di questi grandi parafanghi o come li si vuole chiamare, se avete una copertura completa, sarebbe piuttosto elevato. E quindi il loro supporto sui montanti deve essere abbastanza robusto per non volare via a 300 km/h".
I primi test, tuttavia, non hanno rivelato nemmeno un grande impatto sulla riduzione delle nuvole d'acqua, anche perché al momento si tratta di dispositivi piuttosto piccoli: "I dispositivi utilizzati erano relativamente piccoli e coprivano solo piccole parti delle gomme. Personalmente non ero molto fiducioso che avrebbero funzionato. Pensavo: la copertura è sufficiente? Avrà un effetto sufficiente? E, a quanto pare, non hanno fatto una differenza tangibile. Ma abbiamo ottenuto molte correlazioni e molti dati che ora possiamo correlare con maggiore sicurezza. Quindi credo che sia stato un primo test utile", ha aggiunto Tombazis.
"Tuttavia, non siamo ancora a posto con la configurazione. E dobbiamo riprovare. Non sono molti i progetti di ingegneria che funzionano perfettamente al primo colpo. Quindi dobbiamo lavorare ancora un po'. C'è ancora un bel po' di ruota scoperta. È chiaro che non abbiamo confermato il concetto, ma non credo che questo sia sufficiente per dire che non funziona".
Un aspetto particolarmente complicato è la valutazione della quantità di spruzzi generati dal diffusore, un tema chiaramente di difficile risoluzione: "È un problema intrinseco dei diffusori. Ma in generale le auto ad alte prestazioni in altre categorie accusano meno questo problema. Sono quindi ottimista e questo indica che abbiamo una possibilità. Ma, come ho detto, finché non lo quantifichiamo correttamente, dobbiamo continuare il programma di ricerca e sviluppo".
Oscar Piastri, McLaren MCL60
Photo by: Steven Tee / Motorsport Images
Probabilmente ci vorrà ancora qualche mese per sviluppare un altro prototipo e organizzare un altro test come quello di Silverstone, soprattutto tenendo a mente che nella seconda metà di stagione i team saranno spesso in trasferta sia per gli appuntamenti asiatici che per quelli oltreoceano, motivo per il quale le auto rimarranno costantemente in viaggio. Se e quando un dispositivo sarà testato e approvato con successo, seguiranno poi considerazioni pratiche in merito al come inserirlo nel regolamento. Si tratta di un progetto che non ha una deadline, anche se inizialmente la speranza era che potesse fare il suo debutto ufficiale nella seconda metà della stagione corrente. Tuttavia, tenendo a mente che il primo test non ha fornito i risultati sperati, tutto è stato rimandato al 2024.
"Una volta che avremo ottenuto qualcosa che pensiamo possa ridurre in modo tangibile gli spruzzi, dovremo definire la forma, approvarla come regolamento tecnico e poi discuterne", dice Tombazis.
"Abbiamo già parlato un po' con i team durante la riunione del comitato tecnico consultivo. Dovremo discutere di come formulare esattamente i regolamenti per rendere obbligatorio il montaggio di questo dispositivo. Non è una questione di scienza missilistica, ma bisognerà studiare un po'. "Tutte le auto dovrebbero essere in grado di montare un dispositivo di forma prescritta. Non vogliamo aprire un'altra strada per lo sviluppo aerodinamico".
"E sarebbe qualcosa per cui, prima di una gara o durante una gara, il direttore di gara dovrebbe dire: deve accadere questo. Se si verifica durante la gara, ovviamente, ci sarà una bandiera rossa, il sistema verrà montato su ogni vettura e si tornerà in pista. Se è stato progettato correttamente, non ci vorranno più di 5-10 minuti per montarlo".
Valtteri Bottas, Alfa Romeo C43
Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images
Essendo una parte standard, non è escluso che la produzione non venga affidata ai team, ma che ci sia una gara d'appalto per la fornitura, come avviene già per altre parti della vettura: "Non lo abbiamo escluso. È possibile, ma non sappiamo se si tratterà solo di un progetto prescritto per cui tutti dovranno produrre quel tipo esatto di pezzo, o se si tratterà di una gara d'appalto. Non abbiamo ancora deciso. Di solito, se si tratta di una gara d'appalto, è probabile che una squadra si impegni a produrli e poi li venda ad altre squadre", ha spiegato Tombazis. Attualmente, ad esempio, è Red Bull che si occupa della produzione dei copricerchi, i quali vengono poi forniti a tutte le altre scuderie.
I team di F1, nel frattempo, rimangono favorevoli: tutti capiscono che sarebbe un disastro per lo sport avere un'altra situazione come quella di Spa 2021 o, peggio ancora, un giorno in cui le vetture non possano scendere in pista. "C'è ancora del lavoro da fare. Ma è un problema per il quale sarà utile avere una soluzione, perché credo che i team e certamente i tifosi non sopportino che una gara non possa essere disputata perché le condizioni sono troppo difficili", ha spiegato dice Andrew Shovlin della Mercedes, il quale ha seguito da vicino il test di Silverstone.
"Al momento [i dispositivi] non sono ancora pronti per essere prodotte stabilmente e inserite da un punto di vista regolamentare. Quindi c'è sicuramente del lavoro da fare. Migliorano la nebulizzazione degli pneumatici, ma il diffusore continua a sprigionare molte gocce d'acqua, che vengono poi spinte verso l'alto dalla forza generata dall'ala posteriore".
"Ma sono primi passi interessanti, e noi forniamo la vettura e alcuni pezzi per lo sviluppo. È il progetto della FIA ed è lei a decidere la direzione da prendere e cosa accadrà in futuro".
Alex Albon, Williams FW45
Photo by: Glenn Dunbar / Motorsport Images
Inevitabilmente i team sono preoccupati per l'impatto aerodinamico sulle loro vetture, ma Shovlin concorda sul fatto che c'è un quadro più ampio. "Se la perdita è la stessa per tutti, allora l'entità della perdita non ha molta importanza. Ovviamente è necessario che faccia una differenza tangibile [su come viene gestita la pioggia]. Inoltre, bisogna fermare la corsa per montare questi sistemi, oppure la corsa non deve essere iniziata per adattarsi. Ma, come ho detto, non è il nostro progetto, siamo stati incaricati di fare del lavoro, di far funzionare una macchina, e sarà la FIA a guidarla e a decidere dove andrà il futuro".
"Ma l'obiettivo di garantire ai tifosi che hanno pagato per venire in pista domenica una gara da seguire è sicuramente valido. E penso che sia positivo che lo sport abbia queste iniziative in cui cerca di trovare soluzioni ai problemi più grandi".
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