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F1 | Ricciardo in AlphaTauri cerca la risposta definitiva

L'australiano torna a guidare una monoposto di Faenza dopo dodici anni: Daniel ricomincia da zero proprio dove aveva fatto il suo debutto nei GP e aspetta un sentenza definitiva: ha 12 GP per dimostrare a sé stesso se dovrà chiudere con la F1, oppure se i due anni di McLaren hanno oscurato quel talento che tutti abbiamo ammirato in precedenza, e avrà ancora una chance per rilanciarsi. Sta tirando una moneta in aria e vedremo da quale parte cadrà a fine stagione...

Daniel Ricciardo, terzo pilota, Red Bull Racing

Il ritorno di Ricciardo ha spaccato le opinioni. L’unica cosa certa, e Daniel ne è pienamente consapevole, è che questa nuova sfida sarà uno spartiacque, una via senza ritorno lunga dodici Gran Premi.

Se Ricciardo confermerà di essere ancora il pilota che a fine 2018 prese “la decisione più difficile della carriera” lasciando la Red Bull per trasferirsi in Renault, può sperare di tornare nello stesso posto dal quale cinque anni fa decise di fuggire. Viceversa, arriverà l’addio definitivo alla Formula 1. In ogni caso a dicembre le idee saranno chiare, un aspetto non secondario per un pilota che nel corso degli ultimi due anni ha vissuto tormentato da dubbi.

La scorsa settimana Ricciardo ha varcato l’ingresso dell’AlphaTauri. La squadra lo ha accolto, schierata, con un lungo applauso, come si addice ai grandi ritorni. Daniel è tornato dodici anni dopo dove tutto era cominciato, era il 2012 e si avviava a disputare la sua prima stagione completa in Formula 1 con i sogni di un ventiduenne.

Daniel Ricciardo al suo rientro in AlphaTauri

Daniel Ricciardo al suo rientro in AlphaTauri

Un lungo percorso circolare (nel quale ha vinto otto Gran Premi, finendo due volte terzo nel mondiale) che lo ha riportato al punto di partenza. La sfida è la stessa, dimostrare di meritare un volante in Red Bull, ad essere diversa è l’età, l’esperienza e la consapevolezza di chi i meccanismi li conosce bene. Non è un salto nell’ignoto, ma una partita in un gioco familiare, in tutti i suoi aspetti.

È la scelta giusta? Non lo è sotto molto aspetti. Mettere in gioco una carriera in dodici Gran Premi non è il massimo per un pilota che è stato un top-driver e, tra gli aspetti sottolineati da coloro che hanno commentato negativamente la scelta di Ricciardo, c’è che al massimo potrà tornare nel posto da cui è scappato cinque anni fa. L'australiano però  non avrà potere contrattuale (l’offerta che la Red Bull gli presentò nel 2018 per il rinnovo era di 18 milioni di euro) e con un compagno di squadra che rispetto allo scenario precedente è molto più solido, in pista e all’interno del team.

C’è però un fattore chiave in questa scelta, e non riguarda Red Bull, Verstappen o il futuro a medio o lungo termine. Daniel è a caccia di una risposta. Quando lo scorso anno fu scaricato dalla McLaren qualcosa nella testa di Ricciardo non torna e non torna tuttora.

Nel biennio trascorso al fianco di Lando Norris, Daniel è sembrato l’ombra di sé stesso, una controfigura smussata di tutte le qualità che lo hanno portato alla ribalta della Formula 1 nel 2014.

Daniel Ricciardo dal GP d'Ungheria rileva Nyck de Vries sull'AlphaTauri AT04

Daniel Ricciardo dal GP d'Ungheria rileva Nyck de Vries sull'AlphaTauri AT04

Photo by: Erik Junius

Non è stato solo il mondo della Formula 1 ad essersi chiesto cosa gli fosse accaduto, anche lo stesso Ricciardo si è messo in discussione. È la macchina? Sono io? Daniel lo aveva fatto capire tra le righe, non avrebbe lasciato la Formula 1 senza aver dato una risposta a quella domanda.

La chiamata dell’AlphaTauri gli offre questa chance, poco importa la competitività della monoposto, quella, al massimo, diventerà un tema tra qualche mese. Ciò che conta davvero per Ricciardo è capire se nel tempo ha perso le sue qualità, o se nel 2021 e 2022 c’è stato altro a non aver funzionato come avrebbe dovuto.

Nel primo caso il copione è già scritto, Daniel si farà da parte, guarderà probabilmente al panorama statunitense per chiudere la carriera nel paese che ama di più. Se però la pista dirà che Ricciardo è ancora lui, allora si potrebbero aprire scenari nuovi, e non sarà Verstappen a far paura. Per quanto un avversario possa intimidire, sarà sempre meno minaccioso del contendente più critico, sé stesso.

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