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F1 2027: il problema è davvero nei motori o era solo questione di tempo?

Miami e Montreal hanno mostrato una Formula 1 molto diversa rispetto all'inizio della stagione. Mentre squadre e FIA discutono possibili modifiche regolamentari, cresce il dubbio che il lavoro delle squadre, e i correttivi in corsa, stiano già correggendo le criticità più temute.

Charles Leclerc, Ferrari, Isack Hadjar, Red Bull Racing

Charles Leclerc, Ferrari, Isack Hadjar, Red Bull Racing

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

Il Gran Premio del Canada ha offerto agli appassionati una corsa avvincente. Il prematuro ritiro di George Russell ha interrotto bruscamente l’entusiasmante testa a testa tra le due Mercedes, ma nella seconda metà di gara i confronti ad alta tensione sono proseguiti con la rimonta di Lewis Hamilton, culminata nell’aggancio e nel sorpasso su Max Verstappen. Anche a centroclassifica i duelli non sono mancati, completando un quadro generale molto positivo sul fronte dell’azione in pista. A Montreal si è visto poco anche del criticato effetto yo-yo, ovvero quei sorpassi e controsorpassi resi possibili dalla differente disponibilità di energia elettrica.

“Mi è piaciuto tantissimo duellare con Kimi – ha commentato dopo la corsa Russell – l'ho trovato fantastico, e credo che non si sia vista una battaglia del genere da anni. Probabilmente dai tempi di Lewis e Nico [Rosberg] in Bahrain nel 2014. Queste nuove vetture, e soprattutto le power unit attuali, ti permettono di poterlo fare, e non capisco perché qualcuno voglia cambiarle. Abbiamo avuto delle battaglie incredibili, e credo che il duello tra me e Kimi sia lì a dimostrare che l’attuale pacchetto tecnico funziona”.

Le parole di Russell aggiungono un ulteriore elemento al dibattito che da mesi coinvolge FIA, motoristi e squadre sull’entità degli interventi da apportare ai motori 2027 per eliminare le problematiche emerse all’inizio della stagione. Come era naturale attendersi, negli ultimi tre mesi costruttori e team hanno lavorato molto, e i risultati iniziano a vedersi.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes, George Russell, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes, George Russell, Mercedes

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

La gestione dell’energia sta progressivamente convergendo verso strategie sempre più simili, un aspetto fondamentale per limitare, se non eliminare del tutto, il fastidioso effetto yo-yo. A partire dal Gran Premio di Miami sono inoltre entrate in vigore le prime misure correttive sviluppate da FIA e motoristi, contribuendo a migliorare ulteriormente il quadro.

La Formula 1 vista negli ultimi due appuntamenti ha confermato uno degli obiettivi principali del nuovo regolamento: la possibilità per le monoposto di restare a lungo nella scia di un avversario. Nelle stagioni precedenti chi rimontava sapeva di poter tentare uno o due attacchi prima di dover fare i conti con il surriscaldamento degli pneumatici. Oggi questo limite sembra essersi notevolmente attenuato.

Resta però una domanda fondamentale. Quanto del miglioramento visto a Miami e Montreal è merito del lavoro svolto e quanto, invece, dipende dalle caratteristiche dei circuiti che hanno ospitato le ultime due gare?

Le opinioni nel paddock restano divergenti. C’è chi ritiene che gli interventi introdotti nelle ultime settimane abbiano già corretto gran parte delle criticità emerse a Melbourne, Shanghai e Suzuka. Altri invitano invece alla prudenza, ricordando che Miami e Montreal sono tracciati che mettono meno sotto pressione la gestione energetica rispetto a piste come Silverstone o Monza.

Lewis Hamilton, Ferrari, George Russell, Mercedes

Lewis Hamilton, Ferrari, George Russell, Mercedes

Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images

È proprio qui che si trova il nodo della questione. La Formula 1 deve decidere se intervenire in modo significativo sulle specifiche 2027 oppure se sia sufficiente continuare sulla strada intrapresa negli ultimi mesi con correttivi mirati e senza impatti sulla struttura delle power unit. La risposta definitiva potrebbe arrivare proprio da circuiti come Silverstone e Monza, dove la gestione dell’energia sarà sottoposta a uno stress ben diverso.

Il problema è che il calendario non aiuta. Per avere indicazioni realmente definitive sarà probabilmente necessario attendere l’appuntamento di Silverstone, all’inizio di luglio, ma a quel punto le tempistiche necessarie per introdurre modifiche sostanziali alle power unit 2027 saranno scadute.

Nel frattempo, il campionato ha già fornito un segnale importante. Le ultime due gare hanno proposto qualifiche combattute, sorpassi autentici e duelli prolungati, senza che la gestione dell’energia diventasse il fattore dominante dello spettacolo. Uno scenario che, appena tre mesi fa, sembrava difficile da immaginare.

Per affrontare il 2027 senza il rischio di ritrovarsi ancora a discutere di superclipping, sorpassi yo-yo e qualifiche trasformate in esercizi di gestione, potrebbe essere sufficiente proseguire lungo la strada intrapresa dopo il Gran Premio di Suzuka. Qualche ritocco ai megajoule, una maggiore disponibilità di carburante e il naturale lavoro di sviluppo di squadre e motoristi potrebbero rivelarsi sufficienti.

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images

Se quanto visto a Miami e Montreal dovesse trovare conferma anche sui circuiti più impegnativi dal punto di vista energetico, la Formula 1 potrebbe considerare risolta una situazione che a inizio stagione appariva molto più preoccupante.

Resta però una percentuale di rischio. È possibile che il pacchetto di correttivi introdotto finora non sia sufficiente a risolvere definitivamente tutti i problemi. È questa la partita che si sta giocando nelle ultime settimane.

Da una parte ci sono squadre favorevoli a cambiamenti più radicali, come Mercedes e Red Bull. Dall’altra ci sono team che non intendono rinunciare ai vantaggi garantiti dall’ADUO, come Ferrari e Audi, che considerano questa componente una parte importante dell’identità del regolamento 2027.

Squadre e motoristi stanno facendo il loro mestiere, tutelando interessi tecnici e sportivi spesso differenti. Di fronte a una questione che coinvolge l’intero campionato, però, la sintesi può arrivare soltanto da chi ha una visione complessiva del quadro. Nella Formula 1 di oggi questo ruolo spetta alla FIA e a Liberty Media. Una cosa è certa: il campionato non può permettersi di arrivare a Melbourne 2027 con problemi già emersi e discussi un anno prima. Sarebbe una pesante sconfitta per tutti. 

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