Analisi test Buriram: Honda un passo avanti agli altri, Yamaha in crisi nera

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Analisi test Buriram: Honda un passo avanti agli altri, Yamaha in crisi nera
Matteo Nugnes
Di: Matteo Nugnes
19 feb 2018, 15:19

La RC213V è cresciuta e non è più veloce solo con Marquez. La M1 invece è sempre più un'incognita, con l'aggravante che la moto 2016 vola con Zarco. Rebus Ducati: Dovi contento e Lorenzo confuso. Occhio alla Suzuki.

Marc Marquez, Repsol Honda Team
Marc Marquez, Repsol Honda Team
Marc Marquez, Repsol Honda Team
Cal Crutchlow, Team LCR Honda
Cal Crutchlow, Team LCR Honda
Dani Pedrosa, Repsol Honda Team
Dani Pedrosa, Repsol Honda Team
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing
Maverick Maverick Viñales, Yamaha Factory Racing
Maverick Viñales, Yamaha Factory Racing
Johann Zarco, Monster Yamaha Tech 3, prova la partenza
Johann Zarco, Monster Yamaha Tech 3
Andrea Dovizioso, Ducati Team
Andrea Dovizioso, Ducati Team
Jorge Lorenzo, Ducati Team
Jorge Lorenzo, Ducati Team
Jorge Lorenzo, Ducati Team
Alex Rins, Team Suzuki MotoGP
Alex Rins, Team Suzuki MotoGP
Andrea Iannone, Team Suzuki MotoGP
Andrea Iannone, Team Suzuki MotoGP
Iannone e Andrea Dovizioso, Ducati Team
Aleix Espargaro, Aprilia Racing Team Gresini
Aleix Espargaro, Aprilia Racing Team Gresini
Bradley Smith, Red Bull KTM Factory Racing
Bradley Smith, Red Bull KTM Factory Racing

La Honda e Marc Marquez sorridono alla fine della tre giorni di test in Thailandia della MotoGP. Se la stagione 2018 iniziasse domani, sarebbero assolutamente loro i grandi favoriti dei pronostici.

La RC213V sembra aver fatto uno step davvero importante nel corso dell'inverno: se in Malesia avevamo assistito ad un testa a testa con le Ducati, a Buriram hanno fatto il vuoto alle loro spalle, monopolizzando tre delle prime quattro posizioni nella classifica della giornata conclusiva e portando al debutto anche delle nuove soluzioni, come un forcellone in carbonio. Sicuramente il segnale più positivo per i giapponesi deve essere che ora non è più solo Marquez a riuscire a tirare fuori il massimo dalla moto, ma che anche Dani Pedrosa e Cal Crutchlow sembrano aver trovato un grande feeling.

Il più veloce ieri è stato proprio Dani, che ha fatto segnare il primato del tracciato in 1'29"781, ma a livello di passo è il "solito" Marquez ad impressionare, con ben 31 passaggi sotto al muro dell'1'31" nella giornata conclusiva. Ma il dato interessante è che anche gli altri piloti della Casa dell'Ala dorata riescono a girarci con una certa regolarità: sono 16 i giri di Pedrosa (2 addirittura sotto all'1'30") e 12 anche quelli di Crutchlow.

Probabilmente era dal 2014 che non si vedeva una Honda così in palla fin dall'inverno (in quel caso Marquez iniziò la stagione con 10 vittorie consecutive), ma Marc per il momento ha preferito tenere un profilo basso, dicendo di voler attendere il Qatar, pista storicamente ostica, prima di dare un giudizio definitivo.

Inoltre continua ad avere qualche dubbio pure sul nuovo propulsore della RC213V: "Qui e in Malesia abbiamo lavorato bene, ma ripeto ancora una volta che dobbiamo migliorare il carattere del motore, che in alcune aree mi sembra ancora troppo aggressivo". Per il momento però il pollice sembra essere rivolto decisamente verso l'alto per la Honda.

Vale esattamente il discorso opposto invece per i rivali storici della Yamaha, che sembrano essere nuovamente sprofondati nelle difficoltà che li hanno tormentati nella seconda parte del 2017. Le dichiarazioni di Maverick Vinales al termine della sessione di ieri, valgono più qualsiasi tipo di analisi: "Proviamo di tutto e non funziona niente. Questo è stato il mio test peggiore con la Yamaha".

Parole che mettono i brividi, se si pensa che dopo la prima uscita in Malesia sia lo spagnolo che Valentino Rossi si erano detti convinti di aver finalmente imboccato la strada giusta con lo sviluppo della M1. L'arrivo in Thailandia però ha ripresentato degli incomprensibili up & down che hanno abbassato le orecchie agli uomini di Iwata, ma anche fatto scappare qualche battuta al pesarese: "Sembra di giocare a carte" ha detto.

Se lo spagnolo è stato piuttosto drastico, nel dire che secondo lui non funziona nulla, il "Dottore" invece ha puntato il dito soprattutto sull'elettronica, sottolineando che è quell'aspetto su cui la M1 è più carente rispetto a Honda e Ducati e aggiungendo che a livello di ciclistica non gli dispiace. Le parole con cui ha concluso il suo debrief di ieri però non paiono affatto benauguranti: "Sappiamo che dobbiamo lavorare soprattutto con l'elettronica, ma non credo che ci saranno novità nel prossimo test in Qatar. Questa è una cosa che potrebbe richiedere qualche mese. Fino a quel momento, dobbiamo affidarci al fato".

A rendere ancora più complicata la situazione poi ci si è messo anche Johann Zarco: il francese ha deciso di continuare ad utilizzare la moto del 2016 anche quest'anno e la sua scelta sta dando dei frutti importanti. Ha chiuso secondo, a pochi millesimi da Pedrosa, con ben 18 giri sotto all'1'31" e addirittura 3 sotto all'1'30" nella giornata di ieri. Da solo quindi ne ha fatti di più delle due M1 ufficiali (9 Rossi e 4 Vinales), che invece si sono piazzate decima e dodicesima, ad oltre sette decini di ritardo.

Oltre che essere veloce sul giro secco, il portacolori del Team Tech 3 (che però ha sottolineato di aver utilizzato delle mescole morbide che sicuramente non ci saranno per il GP di ottobre), dunque, sembra reggere anche alla distanza: "Qui lotterei per il podio", ha detto con convinzione. Se da una parte è vero che sconfessare il lavoro di oltre un anno non sarebbe facile da digerire, la domanda che ormai si fanno tutti è: perché i giapponesi non fanno fare un passo indietro anche a Valentino e a Maverick?

E' difficile da decifrare anche quello che è successo nel box Ducati, con la Desmosedici GP che sembra aver fatto un passo indietro su un circuito che sulla carta si presentava favorevole: in molti lo vedevano simile all'Austria, dove le Rosse hanno vinto negli ultimi due anni, ma a conti fatti si è invece rivelato più simile ad un tracciato meno amico come quello dell'Argentina.

Pur non essendo mai riuscito ad inserirsi nelle posizioni di vertice, Andrea Dovizioso ha professato grande calma, dicendo di essere più contento per le sensazioni che gli ha offerto la moto che non preoccupato per il tempo. Secondo il vice-campione del mondo, infatti, il pacchetto tecnico è decisamente più avanti rispetto a 12 mesi fa, inoltre permette di essere veloci senza forzare, ed è questo quello che conta.

Sembra essere finito in confusione totale invece Jorge Lorenzo. Dopo essere stato il più veloce in Malesia, a Buriram il maiorchino non è mai riuscito a trovare il bandolo della matassa, al punto che nella giornata conclusiva ha deciso di provare anche a fare un passo indietro e a salire sulla vecchia GP17, forse "istigato" anche dalle prestazioni di Jack Miller, sempre tra i più veloci con la moto dello scorso anno con i colori Pramac.

Se non altro, questa comparativa lo ha convinto a puntare sulla GP18: "E stato importante riprovare la moto vecchia, perché ha ancora alcuni aspetti positivi rispetto alla nuova, ma anche diversi svantaggi. Il problema è che per il Qatar sarà difficile fare un mix, ma se devo tracciare una conclusione in questo momento, scelgo la moto nuova. Abbiamo un potenziale più grande con quella". Poi anche lui ha preferito non creare troppi allarmismi, nonostante il 22esimo tempo di 24 ore fa: "Non siamo tra i primi tre, ma neanche tra gli ultimi tre".

Nel box della Ducati si sono viste per la prima volta anche due nuove carene, una che potremmo definire "light", che avvolge soprattutto il cupolino, ed una più lunga che prosegue lungo i fianchi della moto. Per il momento non sembra essere stata ancora presa una decisione definitiva su quale delle due si sia rivelata la migliore, anche se i riscontri sono stati positivi, almeno stando a sentire "Desmodovi".

Partiamo da qui anche per parlare della Suzuki, che a sua volta ha presentato una doppia soluzione aerodinamica simile a quella ducatista. La GSX-RR ed Alex Rins sono stati probabilmente la rivelazione della tre giorni thailandese: sia la moto che il pilota spagnolo hanno mostrato uno step importante e alla fine si sono piazzati al quinto posto, con un crono di poco superiore all'1'30" e con ben 9 passaggi sotto all'1'31" nella giornata conclusiva.

Segnali sicuramente incoraggianti per la Casa di Hamamatsu, che deve riscattare un 2017 al di sotto delle aspettative. In questo senso sono state positive anche le risposte arrivate da Andrea Iannone a livello di passo gara, anche se il pilota di Vasto ha lamentato una grande difficoltà a sfruttare la gomma nuova per fare il tempo ed è per questo che è rimasto lontano dalle posizioni che contano. Però anche lui è convinto che la direzione presa sia quella giusta.

Per il momento restano un passo indietro l'Aprilia e la KTM. La Casa di Noale ha introdotto delle nuove forcelle ed un nuovo forcellone. Sia Aleix Espargaro, 14esimo ieri, che Scott Redding si sono detti concordi sul fatto che la RS-GP 2018 sia migliore della 2017, anche se lo spagnolo ha sottolineato che serve uno step soprattutto nelle curve stop-and-go, nelle quali perde parecchio rispetto alla concorrenza.

Gli austriaci invece sapevano già che sarebbe stata una tre giorni ad handicap, visto che non potevano contare su Pol Espargaro, operato alla schiena lunedì scorso dopo l'incidente di Sepang. A sobbarcarsi tutto il carico di lavoro sono stati quindi Bradley Smith ed il collaudatore Mika Kallio, che però non sono mai riusciti ad infilarsi troppo in alto in classifica, rimanendo fuori dalla zona punti virtuale.

Pure sulla RC16 sono state provate due nuove vesti aerodinamiche, leggermente differenti rispetto a quelle di Ducati e Suzuki: è stato applicato un profilo in carbonio sotto al cupolino "schiacciato" introdotto lo scorso anno. Successivamente è stata utilizzata anche una seconda versione, che oltre a questo disponeva anche di un "cassetto" sulla parte laterale della carena.

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