Tavares: "La F1 vale molto più di una campagna sui media"

Il portoghese, CEO di Stellantis, in un incontro con la stampa a Imola ha tracciato quali sono le sue linee guida per la partecipazioni dei marchi del Gruppo al Motorsport. Carlos ritiene che la F1, grazie all'introduzione del Budget Cap, abbia intrapreso la strada giusta tenendosi lontana dal BoP. Perché crede che un eccesso di denaro possa essere negativo per le prestazioni. E lascia intendere che Alfa Romeo resterà protagonista dei GP.

Tavares: "La F1 vale molto più di una campagna sui media"
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Quando non è nell’ufficio riservato all’Amministratore Delegato del gruppo Stellantis, non di rado Carlos Tavares è in casco e tuta su qualche pista al volante di vetture di ogni tipo (Gran Turismo, Formula 1 storiche, e recentemente anche una Formula 2) spesso in compagnia del CEO di Alfa Romeo, Jean-Philippe Imparato.

Se si parla di motorsport, il sessantaquattrenne manager portoghese è decisamente ferrato, si può passare dai massimi sistemi alla temperatura degli pneumatici e Tavares è sempre sul pezzo. Dopo aver assistito alla tappa di Roma della Formula E, ha fatto rotta su Imola per toccare con mano i progressi dell’Alfa Romeo, un’occasione per incontrare anche i media e fare il punto sul presente ma soprattutto sul futuro della Formula 1.

L’impressione è che il rapporto tra Alfa Romeo e Sauber sia destinato a durare a lungo, rispetto a dodici mesi fa (quando fu annunciato il prolungamento della partnership per un anno) sembrano esserci più certezze e, soprattutto, c’è un trend positivo sia in pista che fuori.

Carlos Tavares, Stellantis CEO e Jean Philippe Imparato, CEO Alfa Romeo

Carlos Tavares, Stellantis CEO e Jean Philippe Imparato, CEO Alfa Romeo

Photo by: Alfa Romeo

Tavarez non usa giri di parole, va dritto al punto, indica la via che dovrà seguire l’Alfa Romeo e sottolinea la sfida che attende la Formula 1, realtà che sottolinea aver imboccato la strada giusta per il futuro.

Che bilancio stila fino a questo momento in merito al progetto Alfa Romeo in Formula 1?
“Quando è nato il gruppo Stellantis, dalla fusione FCA e PSA, l’Alfa Romeo era già presente in Formula 1. Abbiamo visto che c'era un buon potenziale per far crescere la partnership e provare a combinare le due dinamiche che ci interessano: il miglioramento dei risultati sportivi, che è ciò che stiamo vedendo in questo inizio di stagione, e l’opportunità per far crescere proficuamente il business".

"Alfa Romeo è uno dei nostri tre marchi premium, ed è l'unico presente nei tre maggiori mercati del mondo, Nord America, Europa e Cina. La Formula 1 è una piattaforma perfetta per promuovere un marchio premium in crescita come Alfa Romeo, un contesto che si sposa bene con le nostre intenzioni di aumentare la notorietà del marchio nel mondo. C'è un bel parallelo tra il miglioramento dei risultati sportivi e il miglioramento dei risultati aziendali, tutto questo è molto coerente e cerchiamo di sfruttare questa opportunità”.

Alfa Romei C42, dettaglio del cambio realizzato a Hinwil

Alfa Romei C42, dettaglio del cambio realizzato a Hinwil

Photo by: Giorgio Piola

La Formula 1 è molto vicina a fissare le nuove regole tecniche che definiranno la power unit 2026. Non ci sarà un motore full-electric, ma si punterà sui biocarburanti: crede che sia la strada corretta?
“È qualcosa che va nella giusta direzione all’interno di un contesto molto complesso. La domanda da porsi è in quanto tempo questo sport vuole raggiungere quota ‘zero emissioni’. Il problema più grande in questo senso è la logistica, intendo questo edificio in cui stiamo parlando (l’hospitality dell’Alfa Romeo F1) non tanto le monoposto che sono nei box".

"Non è corretto concentrarsi solo sulle macchine che vanno in pista, ma bisogna guardare l’impatto complessivo di questo sport, l’obiettivo della Formula 1 deve essere quello di diventare carbon neutral come spettacolo globale, non solo in pista. Tutta la struttura che viene portata in pista per un GP in un anno fa più volte il giro nel mondo, dico questo perché potremmo avere un atteggiamento eticamente responsabile migliorando soprattutto questi aspetti, credo sia molto più impattante di un eventuale passaggio alla motorizzazione elettrica a breve termine".

"I biocarburanti sono un passo corretto, ma non può essere l'unico. Deve essere accompagnato da azioni complete per far sì che lo spettacolo generale vada verso la zero emissioni”.

Fusti di carburante fuori dal garage Ferrari

Fusti di carburante fuori dal garage Ferrari

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

La F1 nella sua storia ha visto alti e bassi nei rapporti con le grandi Case automobilistiche. Crede che ora, nell'era ibrida, sia un buon affare per un marchio investire in F1?
“Prima di tutto, bisogna considerare che il mondo sta diventando sempre più complicato, l'industria sta diventando sempre più complicata e quindi non mi sorprende che anche il mondo degli sport motoristici sia più complicato, ma ormai siamo abituati a fare i conti con questa complessità".

"È la F1 un'attività sportiva interessante per i produttori di automobili globali? Io penso che lo sia, perché è l'apice degli sport motoristici e per tutte le Case automobilistiche che vogliono diventare le migliori, come è il caso di Stellantis, è una grande sfida, ed oggi la F1 è un luogo che permette di generare buoni risultati su più fronti".

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"Crediamo che la F1 debba stare alla larga dal mondo BOP (Balance of Performance) e continuare a lavorare in modo rigoroso e corretto sul budget cap, un sistema corretto per migliorare il ritorno sull'investimento che le Case automobilistiche possono fare in questo sport".

"L’impatto mediatico è molto significativo, e se abbiamo un buon ritorno sull'investimento, allora è positivo sia per lo sport che per i marchi. Quindi c'è allineamento di interesse tra il tetto massimo di spesa, il miglioramento del ritorno sull'investimento, i progressi sulla sostenibilità e il fatto che ha senso dal punto di vista economico è sostenibile. Con tutti questi interessi allineati, il rapporto è buono”.

 La Peugeot è coinvolta nel WEC come marchio di Stellantis

La Peugeot è coinvolta nel WEC come marchio di Stellantis

Photo by: Peugeot Sport

Vede altre opportunità per l'Alfa Romeo in altre categorie?
“Stellantis è presente in molti programmi mondiali. In questo momento abbiamo l'Alfa Romeo in F1, la Peugeot che torna nell'endurance e l'automobile DS in F.E che l'anno prossimo sarà raggiunta anche da Maserati, quindi direi che abbiamo ottimi programmi. Cerchiamo di non diluire gli forzi e restiamo concentrati per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Forse un giorno faremo qualcos'altro, non sappiamo quando, ma quando lo faremo sarà qualcosa di più grande o qualcosa che sia un forte supporto allo sviluppo del marchio".

"Siamo molto, molto entusiasti dell'Alfa Romeo, non solo per il valore del marchio ma anche in prospettiva, viste le tecnologie a cui sta avendo accesso, tecnologie che la Casa da sola non avrebbe potuto sfruttare a causa delle sue dimensioni ma che oggi può utilizzare poiché sviluppate da Stellantis per tutti i suoi 14 marchi. Tutto fa parte di un progetto coerente con il posizionamento del marchio, e coerente con ciò che vogliamo fare negli Stati Uniti, in Europa e in Cina. Ed è per questo che il programma F1 si incastra molto bene, è appropriato perché è uno spettacolo globale”.

C'è un pilota italiano nel futuro dell'Alfa Romeo?
"Se sarà il migliore, perché no? Mi piacerebbe. Dobbiamo solo assicurarci che stia contribuendo a fare la differenza sulla griglia di partenza, si tratta solo di prestazioni”.

Robert Kubica prova a Imola le gomme prototipo 2023 con l'Alfa Romeo C42

Robert Kubica prova a Imola le gomme prototipo 2023 con l'Alfa Romeo C42

Photo by: Davide Cavazza

Il gruppo VW sta cercando di acquistare una squadra. È una buona notizia per la Formula 1?
“Abbiamo una partnership molto, molto forte in questo momento. Una partnership significa collaborazione, è qualcosa in cui le due parti portano il meglio dei loro talenti, il meglio della loro esperienza e il meglio delle loro conoscenze per far sì che la squadra abbia successo".

"In questo momento possiamo dire è che la nostra partnership sta funzionando, è molto collaborativa, quindi non c'è bisogno di andare in quella posizione estrema (il riferimento è l’acquisto di una squadra). E non pensiamo che le prestazioni siano solo una questione di soldi, questa è una dichiarazione importante di Stellantis: non crediamo che sia solo una questione di soldi".

"Credo che un eccesso di denaro possa anche essere controproducente per le prestazioni, anche in F1. Posso fare un esempio. Se non metti un tetto ai costi in F1, si creerà così tanta inflazione da ritrovarti in un certo momento con meno squadre sulla griglia di partenza. Se vuoi proteggere lo spettacolo, avendo 10 o 11 squadre in griglia, hai bisogno di mettere un tetto di spesa".

"Le squadre che sono nella seconda metà della griglia per esserci devono pensare che sia possibile fare la differenza con le persone, non solo con i soldi, ed è un aspetto che va incentivato e protetto. Se il budget è ragionevole e l’impatto sui media è all’altezza delle aspettative, il ritorno sull'investimento diventa buono, ed è questo aspetto ad attirare le Case automobilistiche".

"Per le persone appassionate di sport motoristici, come credo siamo tutti noi, l’interesse è proteggere il ritorno sull'investimento, il che significa assicurarci di poter essere presenti stanziando una ragionevole quantità di denaro. E se vuoi risolvere tutti i problemi con i soldi, in alcuni casi i problemi sono più facili da risolvere quando ne hai meno... forse vi sorprendo nel dire questa cosa, ma ho potuto verificare il tutto negli ultimi 41 anni trascorsi nell'industria automobilistica”.

Valtteri Bottas, Alfa Romeo F1 Team, firma un autografo a Imola

Valtteri Bottas, Alfa Romeo F1 Team, firma un autografo a Imola

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

Il limite di budget è un vantaggio per le squadre, ma non sembra esserlo anche per voi che siete partner. Vista così, sembrerebbe avere più senso acquistare un team...
“Il modo in cui calcolo il ritorno dell'investimento è differente. La presenza dell'Alfa Romeo in F1 può essere misurata e tradotta in termini di valore mediatico, e questo valore va confrontato con il contributo che garantiamo alla squadra".

"Operando in questo modo, fintanto che abbiamo un pubblico ed un interesse generale in crescita, come tutti stiamo vedendo, e finché ci sarà una tendenza positiva delle prestazioni dell'Alfa Romeo F1 Team, il rapporto sarà buono. È così che lo calcolo, e da questo punto di vista è un buon affare”.

Quali sono i piani per il futuro? Sarete qui l'anno prossimo? E per quanto tempo?
“Risponderò alla domanda il prossimo mese di luglio. Analizzeremo le prime gare con i nostri amici della Sauber e valuteremo il ritorno mediatico, poi prenderemo la decisione”.

È noto anche per essere un grande appassionato di motorsport. Cosa le piace di questa F1? E cosa vorrebbe cambiare?
“Siamo appassionati di sport, ma siamo qui perché ha un senso per gli affari, ed è per questo motivo che ci teniamo molto al mantenimento di un business sostenibile in F1. Bisogna sempre giustificare le spese che si affrontano e se si decide di varare un programma impegnativo deve avere un senso".

"Oggi crediamo che in F1 il ritorno sull'investimento dal punto di vista del marketing è molto migliore della pubblicità che si può fare sui media. È importante che un'azienda automobilistica altamente competitiva come Stellantis sia presente nello spettacolo automobilistico più impegnativo del mondo, ecco perché siamo qui".

"E allo stesso tempo cerchiamo di proteggere la sostenibilità dello spettacolo. Penso che la F1 abbiam preso la giusta direzione anche se non è una direzione facile, ma il budget cap è l'unica alternativa al BOP, e non vorrei mai il BOP in F1, voglio che vinca il miglior pilota con la migliore squadra e con la migliore tecnologia. Per evitare il BOP, senza perdere l’interesse dei Costruttori, l’unica via è il controllo dei costi e un buon ritorno di investimento”.

Frederic Vasseur, Team Principal, Alfa Romeo Racing parla alla stampa

Frederic Vasseur, Team Principal, Alfa Romeo Racing parla alla stampa

Photo by: Carl Bingham / Motorsport Images

Le monoposto in pista, anche se si chiamano Alfa Romeo, non sono proprio delle Alfa Romeo, diciamo che è un esercizio di branding. Non c'è l’aspirazione ad avere un po' più di coinvolgimento in modo da porter dire ‘questa è un’Alfa Romeo’ non solo per la colorazione e la denominazione?
“Vorrei essere rispettosamente in disaccordo ed evitare speculazioni. Oggi abbiamo una forte collaborazione che funziona, la squadra si chiama Alfa Romeo F1 Team, e non credo sia giusto criticare il fatto che abbiamo una forte partnership".

"Perché dovremmo pensare che ci sia un solo modo per essere in F1? Qual è il vantaggio? Vogliamo che gli appassionati degli sport motoristici assistano a belle gare, sorpassi, staccate, gestione pneumatici, etc, ed è ciò che conta. Quello che ci tengo a sottolineare è che non c'è un solo modo per essere in F1, mi chiedo cosa ci sia di sbagliato nell'avere una forte partnership all’interno di un team chiamato Alfa Romeo F1 Team".

"Se la squadra è motivata, se i dipendenti sono entusiasti di quello che stanno facendo, se i risultati stanno migliorando, se i piloti dicono che l'auto è sempre migliore, se siamo qui oggi per discutere di Alfa Romeo… beh, è perché funziona. È questo è tutto. Quindi dovremmo aprire le nostre menti al fatto che i modelli di business sulla presenza in F1 sono più di uno, forse due, forse tre, forse di più. È questa la mia risposta”.

Zhou Guanyu, Alfa Romeo C42

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Photo by: Carl Bingham / Motorsport Images

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