F1 | Stroll spiega il team order ignorato: "Avrei passato Alonso"
McLaren non è l'unica squadra finita al centro dell'attenzione per gli ordini di scuderia. Anche Aston Martin negli ultimi giri ha dovuto fare i conti con un team order ignorato da Stroll, il quale avrebbe dovuto restituire la posizione al compagno di team. Tuttavia, il canadese si difende, sottolineando sarebbe comunque riuscito a passare Alonso.
Lance Stroll, Aston Martin AMR2, Fernando Alonso, Aston Martin AMR24, fermano le loro auto in parco chiuso
Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images
Non solo McLaren. Il tema degli ordini di scuderia ha fatto discutere in Ungheria, soprattutto per quanto avvenuto nel team di Woking, dove una decisione del team ha in qualche modo deciso l’ordine di arrivo, con Lando Norris che ha dovuto restituire la prima posizione a Oscar Piastri dopo un undercut nel corso dell’ultimo stint.
Ma mentre Lando Norris ha accettato, seppur con riluttanza, la decisione della McLaren di far passare il suo compagno di squadra, al contrario in casa Aston Martin la storia è andata diversamente, perché Lance Stroll non ha lasciato passare Fernando Alonso all’ultimo giro nel tentativo di andare ad attaccare il nono posto di Yuki Tsunoda.
Per andare a comprendere i motivi dietro questa scelta, tuttavia, bisogno fare un passo indietro, fino a inizio gara, perché è da lì che sono partiti gli scenari a cascata che hanno riportato il canadese a giocarsi il nono posto e alla decisione di non restituire la posizione al compagno di squadra.
Lance Stroll, Aston Martin AMR24, ai box durante le qualifiche
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
Grazie a un’ottima qualifica con condizioni più fresche, dove generalmente riesce a estrarre qualcosa in più, Aston Martin era riuscita a monopolizzare la quarta fila, un ottimo risultato per sperare di puntare a qualche punto utile per consolidare il quinto posto in classifica costruttori. Tuttavia, rispetto ad altre scuderie, la squadra di Silverstone partiva con uno svantaggio: avere solo un set di medie e un solo treno di pneumatici hard da giocarsi in gara, il che lasciava supporre come uno dei tre stint sarebbe stato da affrontare per forza sulla soft, nonostante l’alto rischio degrado.
Tuttavia, Aston Martin non è stata l’unica squadra a scegliere di puntare su una prima parte di gara molto aggressiva, magari per recuperare qualche posizione allo spegnimento dei semafori da difendere successivamente. Come era facile immaginare, i piloti che sono partiti con la mescola più soffice sono stati anche i primi a fermarsi, innescando una sorta di effetto a cascata che ha portato anche Racing Bulls e Aston Martin a reagire.
La squadra di Silverstone ha scelto così di diversificare la strategia, da una parte richiamando ai box Fernando Alonso per provare a mantenere la posizione su coloro che si erano fermati, mentre dall’altra si è scelto di lasciare in pista Lance Stroll per allungare lo stint. Ben sapendo che la AMR24 è una vettura spesso aggressiva sulle gomme, l’idea con il canadese era quella di allungare quanto più possibile lo stint iniziale, andando a coprire quei piloti che, al contrario, erano rimasti fuori. Inoltre, ciò avrebbe dato la chance di creare un tyre offset considerevole, ovvero un delta in termini di vita di gomma, rispetto a coloro che erano già rientrati ai box.
È proprio qui che si sono divise le strade dei due piloti della Aston Martin, con Alonso che è finito su una strategia potenzialmente più impegnativa, che aveva però anche uno scopo secondario. L’idea del team era quella non solo di andare a coprire i piloti che si erano già fermati, ma anche rallentare il gruppo capitanato dallo stesso spagnolo per dare modo a Stroll di allungare quanto più possibile. Una tattica compresa anche da altre scuderie, che hanno informato via radio i propri piloti del piano Aston Martin.
Fernando Alonso, Aston Martin AMR24, Lance Stroll, Aston Martin AMR24, Alex Albon, Williams FW46
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
Chiaramente, essendosi fermato prima, nel momento in cui entrambi i due portacolori della scuderia britannica si sono fermati, Alonso è rimasto davanti, effettuando un undercut sul compagno di squadra e rimanendogli davanti per l’intero secondo stint. Data la differenza di vita delle coperture, anche la parte centrale di gara ha visto una dinamica simile a quella di apertura, con Alonso che si è fermato per primo ancora una volta, mentre Stroll ha proseguito per altri otto giri.
A quel punto, dopo il valzer dei pit stop, la situazione era delineata: Tsunoda in nona posizione, ma con gomma più usurata avendo puntato su una strategia a una sola sosta, seguito dalle due Aston, le quali avevano l’ambizione di scavalcare proprio il giapponese.
A sei giri dalla fine, via radio il team aveva suggerito ad Alonso di lasciar passare Stroll dato che aveva gomme più fresche e, di conseguenza, aveva maggiori chance di andare ad attaccare il portacolori della Racing Bulls. Come spesso accade, però, in queste situazioni viene aggiunta una clausola: nel caso il canadese non fosse riuscito a superare Tsunoda, a quel punto avrebbe dovuto ridare la posizione al compagno di squadra, facendo risalire Alonso al decimo posto, che sarebbe valso un altro punto.
Un messaggio che, chiaramente, era stato riferito a entrambi i piloti, con Stroll che ha subito lasciato trasparire la sua frustrazione, aprendo la radio per dire che, anche senza ordine di scuderia, sarebbe poi comunque riuscito a superare Alonso. Di fatto, è vero che in questo modo gli era stata data la chance di lottare con Tsunoda per il nono posto, ma dall’altra gli era stata preclusa la possibilità di sfidare Alonso per l’ultimo punto disponibile.
Lance Stroll, Aston Martin AMR24
Foto di: Glenn Dunbar / Motorsport Images
Anche se Stroll ha subito mostrato un passo importante guadagnando diversi decimi al giro sul nipponico, dall’altra parte, più andava avanti la gara, più le sue possibilità di superare il pilota della Racing Bulls sembravano ridotte. Proprio per questo, l’ingegnere di pista aveva suggerito ad Alonso di spingere per mantenersi vicino al duo che lo precedeva, in modo che Oscar Piastri non lo doppiasse e che Stroll potesse poi restituirgli la posizione sul finale.
Stroll ha inseguito Tsunoda per tutto l'ultimo giro, ma non è mai riuscito ad avvicinarsi abbastanza per tentare un sorpasso, nonostante in realtà il team gli avesse ricordato via radio che proprio nella tornata conclusiva avrebbe dovuto restituire la posizione. Un ordine ignorato, a cui il canadese non ha proprio risposto, prendendo bandiera in decima posizione, l’ultima valida per guadagnare un punto.
Dopo la corsa, Alonso ha rimarcato proprio l’elemento strategico della sua gara: “La strategia non credo sia stata ottimale. Ovviamente, è molto facile dirlo dopo la gara. A quel punto, probabilmente il team ha ritenuto che fosse una buona strategia. Sono rimasto un po' sorpreso quando ci siamo fermati al settimo giro, perché ne avevamo parlato in mattinata: la nostra macchina è aggressiva sulle gomme, quindi se ti fermi al settimo giro, ci sono 63 passaggi da fare con una media e una dura. Quindi è stata una sfida da quel punto in poi e non avevamo il ritmo. La strategia non ci ha aiutato”, ha detto l'asturiano.
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