Ferrari: l'involuzione c'è anche a Suzuka, ma il doppio sensore non c'entra

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Ferrari: l'involuzione c'è anche a Suzuka, ma il doppio sensore non c'entra
Roberto Chinchero
Di: Roberto Chinchero
05 ott 2018, 09:49

Arrivabene fotografa il momento difficile della Rossa: la carenza di carico mette in crisi le gomme Supersoft. "Del sensore della batteria non si doveva sapere niente, spero che non diventi di dominio pubblico anche un sistema che è di proprietà intellettuale Ferrari".

Sebastian Vettel, Ferrari
Sebastian Vettel, Ferrari SF71H, lascia i box
Sebastian Vettel, Ferrari SF71H
Ferrari SF71H, dettaglio
Un tifoso vestito da Sebastian Vettel, Ferrari
Un meccanico Ferrari con un'ala anteriore della SF71H, con la nuova livrea Ferrari
Sebastian Vettel, Ferrari SF71H
Sebastian Vettel, Ferrari SF71H
Maurizio Arrivabene, Team Principal Ferrari e Gino Rosato, Ferrari
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Mattia Binotto, Chief Technical Officer, Ferrari
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H

La Mercedes e Lewis Hamilton hanno posto una seria ipoteca sul Gran Premio del Giappone. Al termine della seconda sessione di prove libere (che a dispetto delle previsioni si è svolta in condizioni di pista asciutta) il cronometro ha detto molto: 0”833 il margine che divide Hamilton da Sebastian Vettel, con Bottas a sandwich tra i due a 0”461 dal leader del Mondiale.

Sullo stato di forma di Hamilton è stato già detto molto, e nelle ultime gare a rendere il momento di Lewis sempre più perfetto, è arrivata (sarebbe meglio dire… tornata) una Mercedes che si è ripresa lo scettro del team di riferimento.

A certificare una superiorità avvolta in una nuvola di serenità, è stato un team-radio di Hamilton a metà sessione FP2: “Questa pista è fantastica, che giornata magnifica”. È sembrato il messaggio di un giovane esordiente, che muove i primi passi al volante di una Formula 1 su una pista iconica come poche altre.

Invece a parlare era un quattro volte campione del Mondo, che di Gran Premi sulle spalle ne ha ben 224, ma che nonostante tutto mantiene viva una passione che gli consente di godersi il meglio di questo sport.

C’è molto di Lewis, ma anche di una Mercedes che non è più quella di inizio estate, capace di uno strappo decisivo verso la conquista dei titoli Mondiali.

La W09, fortemente modificata nel retrotreno, ha passato con successo l’esame di Singapore, poi il successivo test a Sochi ed ha iniziato al meglio il weekend di Suzuka, un passaggio fondamentale essendo una pista permanente come le prossime quattro che porteranno alla bandiera a scacchi di Abu Dhabi.

Arrivabene conferma la mancanza di carico

È giusto rendere omaggio al lavoro fatto dai tecnici di Brackley per spiegare anche il momento della Ferrari. Una monoposto non perde performance, ma l’effetto visivo è quello se l’avversario diretto mette a segno dei passi avanti. Così, davanti ai progressi della Mercedes, sono emerse delle crepe nella SF71H.

I miglioramenti garantiti dagli aggiornamenti portati in pista durante la stagione dai tecnici di Maranello sono stati confermati, ma non hanno avuto la portata di quelli prodotti dalla Mercedes.

Il risultato è una situazione che ha spiegato Maurizio Arrivabene: “Stiamo soffrendo sulle piste ad alto e medio carico – ha spiegato il team principal del Cavallino – soprattutto sulle curve lente siamo in difficoltà. Ci manca carico, e questo problema ci porta ad avere difficoltà anche nella gestione degli pneumatici, perché non sempre mettiamo le gomme nella giusta finestra di funzionamento”.

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I dati della giornata odierna hanno evidenziato un notevole vantaggio della Mercedes nel terzo settore, un tratto molto breve del circuito di Suzuka che si percorre in diciassette secondi. Hamilton in questo tratto ha ottenuto il suo miglior parziale in 17”259 contro il riferimento 17”500 di Bottas ed i 17”620 di Vettel.

Un abisso, considerando che si tratta di un breve tratto di pista, ma un pezzo di Suzuka che contiene la celebre curva 130R e la chicane che porta al rettilineo di partenza. Sulla 130R Hamilton è transitato a 310 km/h, circa 7 più di Vettel e questo ha ridato benzina alla teoria secondo la quale la Ferrari si sia trovata in difficoltà con la potenza della sua power unit dopo aver montato un secondo sensore FIA per il controllo dell’energia del pacco batterie.

La frecciata alla FIA

“Di comune accordo con la FIA abbiamo deciso di montare un secondo sensore – ha chiarito Arrivabene - abbiamo un sistema diverso rispetto alla concorrenza, molto complesso, e lo utilizziamo da anni. Ma vi assicuro che non abbiamo perso alcuna performance, dai nostri dati a Singapore eravamo i più veloci sui rettilinei, ed anche in Russia ci siamo confermati con ottimi riscontri. Piuttosto spero che non diventi di dominio pubblico un sistema che è di proprietà intellettuale della Ferrari…”.

La frecciata di Arrivabene è mirata, visto che anche l’introduzione del secondo sensore sulla power unit di Maranello è un dettaglio che non sarebbe dovuto uscire dagli uffici FIA, come invece è accaduto.

Allarme supersoft per la SF71H

Un margine di otto decimi come quello che oggi ha accusato la Ferrari nei confronti di Hamilton non si spiega con un calo di motore, anche se dal box del Cavallino hanno chiarito che la power unit utilizzata oggi non era proprio al massimo della forma.

Il dato più allarmante sono i problemi riscontrati con la mescola supersoft, che non hanno garantito alla Ferrari il miglioramento atteso nella simulazione di qualifica ed hanno evidenziato un preoccupante blister nei long-run.

Un bel grattacapo per i tecnici del Cavallino, visto che la Ferrari ha puntato molto su questa mescola, scegliendo ben dieci set di supersoft. Dati migliori, invece, sono arrivati dalla simulazione di gara con le soft, con Vettel che ha girato su tempi molto vicini a Hamilton, ma al momento è una magra consolazione, perché per sperare in qualcosa di più di un terzo posto serve puntare alla prima fila in qualifica, un’impresa che al momento appare molto in salita.

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