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F1 | Kimi ancora super: ecco perché la seconda pole di Antonelli vale molto più della prima

Il 19enne bolognese ha firmato la seconda pole in F1 a Suzuka, su una pista dove il pilota conta tanto. Ma lo ha fatto anche contro un Russell privo di problemi e in un fine settimana privo di sbavature: l'azzurro sta facendo il salto di qualità chiesto da Toto Wolff.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images

La seconda pole position consecutiva ha confermato che la prima, con tutto il suo carico emotivo, è già alle spalle. È un Kimi Antonelli diverso, quello sceso dalla sua monoposto al termine delle qualifiche Suzuka, la gioia straripante di Shanghai ha lasciato posto ad una soddisfazione meno esuberante. La pole position che gli consentirà di scattare domani dalla prima posizione ha un valore specifico più alto (e non di poco) rispetto a quella conquistata in Cina. A differenza di quanto accaduto a Shanghai, George Russell non è stato condizionato da imprevisti e, soprattutto, Suzuka è considerata una pista in cui la percentuale della “variabile pilota” assume un peso ancora maggiore.

Nel terzo weekend di gara della stagione ha poco senso parlare di chance mondiali e prospettive nel lungo periodo. È invece attuale, e molto concreta, la crescita rapida e progressiva di un giovane pilota che non ha ancora compiuto vent’anni. Antonelli sta spuntando, una dopo l’altra, le voci della lunga lista di criticità che un esordiente deve affrontare nel momento in cui entra in un box di Formula 1. Più la lista si accorcia, più il talento di Kimi emerge in modo evidente. Non c’erano grossi dubbi su questo fronte, ma l’impatto di un giovane con un mondo così complesso e diverso, qual è oggi la Formula 1 rispetto a qualsiasi esperienza precedente, non è mai scontato.

Non è un caso che dopo aver avuto la certezza della pole position l’ingegnere di pista di Antonelli, Peter Bonington, abbia usato l’espressione “clean session” per complimentarsi con il suo pilota. La scorsa stagione Kimi si è ritrovato più volte alle spalle di Russell, ma quasi mai è stata una questione di pura performance, bensì di sbavature, errori più o meno piccoli, dimenticanze e dettagli. Tutti aspetti che comportano un prezzo importante da pagare quando pochi decimi trasformano una buona performance da una giornata ‘no’.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

Ora che tutto sta diventando più familiare, ora che il bagaglio d’esperienza (ancora limitato) non è più una valigia vuota, si inizia ad apprezzare in modo più chiaro e concreto il potenziale di questo ragazzo. La competitività della monoposto permette di trasformare un buon rendimento in una pole position, come è stato oggi a Suzuka, ma il passaggio chiave resta il confronto interno. Russell ha iniziato la stagione con tutti i favori del pronostico, e resta tuttora il grande favorito, ma al di là di quelli che saranno i verdetti finali, per Antonelli queste giornate sono esami cruciali, fondamenta su cui costruire un presente sempre più solido e, soprattutto, il proprio futuro.

Kimi ha saputo separare la legittima soddisfazione per la performance di oggi dalle sensazioni provate in pista. “Ci sono zone del circuito in cui la guida è vincolata dalla gestione dell’energia, ma le ‘esse’ restano molto divertenti perché, dal punto di vista del telaio, la macchina è davvero piacevole. C'è ancora del lavoro da fare e altri aspetti da perfezionare, su questi grandi circuiti la gestione dell'energia va ottimizzata. Spero che si possa trovare una soluzione che ci permetta di spingere senza dover pensare troppo ad altri aspetti”.

Molti piloti, al termine delle qualifiche di Suzuka, hanno espresso un pensiero simile, ma in alcuni casi resta il dubbio che il disappunto sia influenzato anche da posizioni di classifica non esaltanti. Nel caso di Antonelli non ci sono ambiguità, anche dopo la conquista della pole position Kimi non si è nascosto, dicendo apertamente ciò che pensa da tempo. Anche lui fa parte che spera di poter tornare presto a guidare in solitudine, senza compagni di viaggio informatici.

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