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F1 | "Oltre la delusione": perché Vestappen si sente rassegnato di fronte ai problemi della RB22

Le parole dell'olandese dopo le qualifiche di Suzuka, chiuse con l'eliminazione in Q2, rappresentano lo specchio del suo stato d'animo che ha "superato la delusione", passando quasi alla rassegnazione. La RB22 ha comportamenti che il team stesso fatica a capire che si sommano a problemi inattesi e una mancanza di correlazione tra fabbrica e pista.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Mark Thompson / Getty Images

L’eliminazione già al termine della Q2 pesa sull’umore di Max Verstappen, ma più che la frustrazione per l’esclusione, peraltro arrivata alle spalle del compagno di squadra, è l’intero contesto a far sentire l’olandese rassegnato. Nel giro di pochi mesi è passato dal lottare per il mondiale a ritrovarsi con una monoposto giudicata inguidabile. Una condizione che non aiuta, ma che non rappresenta l’unico elemento.

Non è un segreto che il quattro volte iridato mal digerisca un regolamento che costringe il pilota a muoversi entro logiche quasi preimpostate più che a fare la differenza liberando estro e sensibilità, come riportato anche da altri colleghi in griglia. In un contesto del genere, piccoli dettagli possono pesare più di quanto si immagini sul tempo sul giro, e il tutto si amplifica quando si somma a una RB22 tutt’altro che semplice da interpretare.

Così si crea un mix di fattori che porta Verstappen a descrivere il proprio stato come qualcosa che va oltre la delusione, quasi una forma di rassegnazione agli eventi, non solo a ciò che sta accadendo in Red Bull, ma allo sport nel suo complesso, evidenziando anche nelle interviste odierne i quasi 50 km/h persi prima dell'ultima chicane come un esempio di cosa non dovrebbe essere la Formula 1.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images

Più che il motore in sé che, pur non essendo ai livelli Mercedes, riesce a garantire prestazioni solide come si vede anche con Racing Bulls, a incidere sul rendimento e sul bilanciamento della RB22 sono peso e aerodinamica. Proprio l’aerodinamica, storicamente il fiore all’occhiello del team di Milton Keynes, si è trasformata in un punto debole, con criticità che vanno ben oltre il semplice lavoro di setup.

“Il problema è che cambia un po’ ogni sessione, è imprevedibile. E questo non lo rende molto piacevole. Non puoi attaccare, non puoi spingere, non ti senti a tuo agio. La vettura non fa esattamente quello che vuoi in ogni punto. E ovviamente sono disposto a prendermi molti rischi in qualifica, ma deve esserci almeno un po’ di grip, o un minimo di feeling. E quello non c’è”, ha spiegato Max dopo le qualifiche.

Problemi di bilanciamento emergono soprattutto nelle curve a media e alta velocità, con la RB22 paga un distacco evidente anche nel serpentone. In quella zona l’MGU‑K non eroga più energia ma entra solo in recupero, a conferma come il limite principale sia di natura telaistica più che legato alla potenza del motore. Non a caso lo stesso Verstappen ha sottolineato che la PU non rappresenta la vera origine del gap.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Mark Thompson / Getty Images

“In realtà il motore non è male, a dire il vero. In Q2 la macchina non andava nemmeno nelle curve lente”, ha poi aggiunto Max. Forse il metro di paragone più utile è proprio Hadjar, che dopo essersi qualificato in terza posizione in Australia, dove il motore aveva aiutato e dove i rivali non erano giunti proprio con delle specifiche di software ideali, ora è scivolato più indietro, pur avendo la stessa identica macchina.

“Questo weekend c’è anche qualcosa che non funziona nella macchina. La macchina [di Hadjar] non è cambiata nei primi weekend. E si vede che non sta offrendo la stessa prestazione. Quindi questo è un po’ un problema”.

Verstappen è infatti l’unico dei due piloti Red Bull ad aver ricevuto il nuovo pacchetto questo weekend. Eppure, nonostante l’aggiornamento, qualcosa non ha funzionato. Come aveva anticipato lo stesso Team Principal Laurent Mekies dopo le libere, ci sono comportamenti della RB22 che persino gli ingegneri di Milton Keynes faticano a decifrare, segnali di un problema più profondo della semplice messa a punto.

Confronto Leclerc (il giro di Antonelli ha troppe interruzioni di segnale nei dati) e Verstappen nel Q2 a Suzuka

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Foto di: Gianluca D'Alessandro

Questo è il nodo centrale. Non siamo di fronte a qualcosa che si possa risolvere intervenendo sul setup o cercando la finestra operativa ideale: le criticità affondano direttamente nel progetto della RB22 e richiederanno tempo per essere comprese e corrette. Paradossalmente, in un pacchetto che si pensava potesse avere nel motore il suo punto debole, proprio la PU si sta rivelando quasi l’aspetto più convincente.

“Penso che ci siano davvero alcuni problemi con la vettura adesso. Non è qualcosa che puoi sistemare con il setup. Beh, per esempio oggi avevo il pacchetto nuovo, ma non andava molto bene. Ci sono delle cose da analizzare, da capire perché succedono. Alcune cose non stanno funzionando e non pensavmo potessero creare problemi e questo rende il problema ancora più grande”.

Uno dei problemi ricorrenti vissuti dalla Red Bull negli ultimi anni riguarda la mancata correlazione tra i dati in fabbrica e ciò che poi si verifica in pista. Due percorsi che non sempre si sovrappongono e che, come lasciato intendere anche da Max stesso, sembra essersi ripresentato anche in questa stagione. Il comportamento della vettura in fabbrica, tra galleria del vento, CFD e simulatore non rispecchia quello in pista e gli sviluppi finiscono per non dare lo step atteso.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: James Sutton / Formula 1 / Formula Motorsport Ltd via Getty Images

Sicuramente l’impossibilità di girare non aiuta nella raccolta dei dati, ma la pausa di un mese offrirà quantomeno il tempo per analizzare con maggiore profondità quanto emerso finora in pista, provando a rivedere le correlazioni e a individuare il bandolo della matassa. L’obiettivo è arrivare a Miami con una vettura più leggibile e più semplice da portare al limite, perché il rischio, altrimenti, è quello di scivolare in una spirale negativa.

Sono questi elementi ad aver portato Verstappen a spiegare che, in questo momento, non si sente deluso: quella soglia l’ha già superata, scivolando in una forma di rassegnazione verso una situazione negativa che ripropone problemi già vissuti in passato. Tra questi rientra anche il comportamento del cambio, un tema su cui si è lamentato più volte negli ultimi anni e che oggi torna a pesare nel quadro complessivo delle difficoltà della RB22.

“Non sono nemmeno più deluso. Quel punto l’ho superato da un pezzo. Sono oltre la delusione. Non so nemmeno come chiamarlo. Il problema è che non ho più nemmeno le parole per descriverlo. E questo, secondo me, non è un buon segno. Sì, forse rassegnazione è la parola giusta. Ma non va bene”.

Se c’è un punto su cui non ci sono dubbi è che Red Bull possiede mezzi, competenze e persone per risalire la china e tornare nelle zone nobili della classifica, interrompendo la spirale negativa che l’ha spinta a centro gruppo. La vera incognita riguarda i tempi: quanto servirà per trasformare un progetto che oggi fatica a esprimere il proprio potenziale in una vettura nuovamente competitiva?

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