Hamilton s'inchina: Verstappen stratega nella gestione gomme

La gara di Austin doveva riportare la Mercedes in partita e, invece, il GP degli Stati Uniti ha sancito la superiorità Red Bull. Hamilton prova a rimescolare i valori con una partenza perfetta, ma il muretto di Milton Keynes scompagina il campo anticipando il pit di Max. Verstappen è maestro nella gestione delle gomme e vince... fuori casa. Ora arrivano due appuntamenti favorevoli alle RB16B e l'olandese può guardare al futuro con ottimismo.

Hamilton s'inchina: Verstappen stratega nella gestione gomme
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Uno schiaffetto tirato al volante, un lungo sospiro e lo scuotimento del casco. Il linguaggio del corpo di Lewis Hamilton dopo aver fermato la sua monoposto davanti al cartello “P2” sotto il podio di Austin, ha detto molto.

Un pilota che ha in tasca sette titoli mondiali, e cento Gran Premi vinti, è indubbiamente capace di annusare l’aria, di cogliere segnali, e ciò che Hamilton ha sentito dopo l’arrivo di Austin non è stato nulla di piacevole.

Quella subita nel Gran Premio degli Stati Uniti non è solo una sconfitta di tappa, anche se da sola basterebbe a rendere il pomeriggio di Hamilton e della Mercedes non dei migliori. C’è di più, e lo si è intuito anche senza parole.

Hamilton e la Mercedes hanno fatto il massimo possibile, dalla partenza alla gestione di gara, ma semplicemente oggi la Red Bull e Max Verstappen erano più veloci. Il margine che ha separato i due mattatori del mondiale sotto la bandiera a scacchi (1”333) non rispecchia in modo fedele i valori in campo, a causa di un imprevisto che ha richiesto un cambiamento dei piani degli strateghi Red Bull.

La circostanza inattesa è stata la partenza, che ha visto Hamilton (autore del miglior start della stagione) riuscire a prendere il comando alla prima curva.

Il primo stint ha confermato un passo molto più veloce della Red Bull, ma per quanto Verstappen sia riuscito a restare nella scia di Hamilton per ben dieci giri, non ha mai avuto una vera occasione per provare l’attacco. A quel punto gli strateghi della Red Bull hanno preso una decisione rischiosa, anticipando molto il primo pit-stop, avvenuto al giro 11.

Con il più facile degli undercut Verstappen è diventato leader della corsa, ma nel box della Red Bull la tensione non si è attenuata, perché dopo 18 giri percorsi con il set di hard Max ha informato la squadra che le gomme posteriori erano ormai finite, rientrando ai box al giro 39.

L’analisi dei tecnici ha confermato che gli pneumatici erano effettivamente sulle tele, e a quel punto è suonato l’allarme: ce l’avrebbe fatta Max a completare i 27 giri finali con il secondo set di hard?
“Non pensavo davvero che ce l'avrebbe fatta – ha confermato Horner dopo la gara – Lewis aveva a disposizione gomme più fresche di otto giri. La chiave è stata il modo in cui Max ha gestito l’ultimo set, ha fatto un lavoro incredibile”.

Il Gran Premio degli Stati Uniti è stata l’ennesima puntata di una stagione che vive sul confronto di due talenti straordinari, appartenenti a generazioni differenti, come differenti sono i palmares, ma di fatto vicinissimi nel loro inseguire un obiettivo comune.

Hamilton è stato esemplare nella sua incapacità di accettare un verdetto che sul fronte tecnico era scritto, Max nel riuscire a mettere in campo una prova di maturità che assomiglia tanto ad un esame di laurea.

L’olandese ha atteso che Hamilton si avvicinasse a due secondi, cercando di risparmiare ogni grammo di gomma possibile, poi ha spinto quando era il momento di farlo, ovvero negli ultimi sette giri, senza mai permettere all’avversario di entrare in zona DRS.

I festeggiamenti del box Red Bull dopo il passaggio di Verstappen sotto la bandiera a scacchi sono stati indicativi della soddisfazione per aver centrato un traguardo cruciale in ottica mondiale.

Austin era, sulla carta, una pista Mercedes, e in termini calcistici il successo di Max può essere considerato una vittoria in trasferta. Il vantaggio su Lewis è ora salito a dodici punti, ma non è tanto questo dato (comunque importante) a dare fiducia alla Red Bull e a Verstappen, quanto l’importanza di questo dato in prospettiva.

Ora nel mirino ci sono le piste di Citta del Messico e San Paolo, due feudi Red Bull, e per Max non saranno chance per recuperare, quanto una ghiotta opportunità per allungare. Per farlo ha tutto,
perché dopo aver battuto la Mercedes ad Austin non c’è più una pista sulla quale Verstappen dovrà giocare in difesa.

Se lo farà sarà, solo per tutelarsi contro l’unico scenario che può ancora far vacillare le certezze di Max, ovvero l’affidabilità tecnica. Per il resto tutto gli ostacoli sembrano ormai essere alle sue spalle.

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