F1 | A Miami Antonelli ha fatto ciò che ci si aspetta da Russell: prendersi sulle spalle Mercedes
Con una Mercedes molto meno dominante rispetto alle prime 3 gare della stagione, Antonelli ha retto a una McLaren tornata super competitiva e minacciosa, vincendo la terza gara di fila. Ora i punti di vantaggio su Russell sono 20.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: James Sutton / LAT Images via Getty Images
Quando il mondo urla il tuo nome vuole dire che qualcosa di speciale lo stai facendo. Un anno fa Antonelli poteva percorrere lo spazio tra il paddock e i box di Miami rispondendo a qualche saluto e ricambiando sorrisi. Oggi deve muoversi in monopattino (misura necessaria per arrivare in tempo a destinazione) seguito da una colonna sonora costante: “Kimi, Kimi, Kimi!”. Da meno di due mesi è entrato nel vortice della popolarità, e giorno dopo giorno sta iniziando a familiarizzare con un mondo nuovo. I luoghi sono gli stessi, le giornate un po' diverse ma neanche poi tanto, ma il ruolo non ha nulla a che fare con quello rivestito fino a poche settimane fa.
La terza vittoria consecutiva, arrivata al termine del lungo weekend di Miami, ha consolidato la fresca immagine di Antonelli nei panni di leader del mondiale. In Florida la Mercedes è stata lontanissima dal ruolo di forza dominante vista nelle tre tappe precedenti: la decisione di posticipare l’introduzione degli sviluppi al Gran Premio del Canada ha esposto la squadra all’attacco di Red Bull, Ferrari e McLaren. Per la prima volta nella sua giovane carriera in Formula 1 Antonelli si è preso il team sulle spalle. Sin da venerdì è stato chiaro che in questo fine settimana la Mercedes non avrebbe potuto contare molto su George Russell, e così è stato Kimi a diventare la prima punta del team.
La vittoria ha rafforzato la leadership nella classifica generale (ora i punti di vantaggio su Russell sono venti) ma soprattutto ha proposto un Antonelli con spalle larghe e nervi saldi. Dopo la solita partenza infelice, Kimi ha dovuto stringere i denti fino al pitstop. La squadra lo ha chiamato in pitlane al giro 27, ed il giro d’uscita è stato impeccabile. Norris, rientrato ai box nel giro successivo, è uscito dai box di un soffio davanti ad Antonelli, ma con gomme fredde, venendo superato poco dopo. Nei successivi trenta giri Lando è stato spesso sotto il secondo, ma Kimi non ha commesso sbavature. Una prova da veterano.
“Credo che questa sia stata la sua miglior gara finora – ha commentato Toto Wolff - mi ha ricordato il Kimi del karting e del suo anno in Formula 4 estremamente veloce ed immune da errori. Credo che ora sarà importante assicurarsi che mantenga i piedi per terra. I suoi genitori svolgono un ruolo fondamentale in questo senso, oggi in Italia credo che l’attenzione ruoti tra Antonelli e Sinner. È un aspetto che dobbiamo tenere sotto controllo, c'è un'enorme richiesta del suo tempo da parte dei media e degli sponsor, ed è compito nostro tenere tirato il freno a mano su questo fronte”.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
“Non credo che nessuno di noi si sarebbe aspettato un filotto di risultati del genere – ha proseguito Wolff - certo, la monoposto è ottima e il motore funziona bene, ma il modo in cui è riuscito capitalizzare tutto ciò, settimana dopo settimana...è qualcosa di speciale”.
Ha ragione Wolff nel sottolineare che nessuno avrebbe potuto immaginare uno scenario simile. Tre successi in quattro Gran Premi sarebbero stati considerati un grande bottino anche se a firmarli fosse stato Russell (grande protagonista della vigilia) ma Antonelli non era previsto a questi livelli. Ora, invece, sarà proprio Russell ad arrivare a Montreal (prossima tappa in calendario) sotto una forte pressione. Il rush finale gli ha consentito di chiudere in quarta posizione, ma la classifica è impietosa: 42 secondi di gap dal compagno di squadra.
Wolff si prodiga nel cercare di creare uno schermo protettivo intorno al suo pupillo. “Sappiamo che arriveranno anche giornate meno buone - sottolinea il team principal – e dobbiamo mantenere la calma. Un successo così grande, per un ragazzo così giovane e in una fase così precoce della carriera, non è qualcosa di comune. Marco (il padre di Kimi) è molto bravo a
tenere il figlio con i piedi per terra, anche quando vince. E credo che tutti noi, collettivamente, dobbiamo continuare a ribadire e ripetere questo messaggio: è una partita di lunga durata. Ha un compagno di squadra formidabile ed estremamente veloce, le altre squadre stanno recuperando terreno in termini di prestazioni, e noi vogliamo giocare sul lungo termine. Non vogliamo inciampare proprio ora, a causa di queste enormi aspettative che abbiamo riposto in lui. Ha 19 anni, alla sua età non ero nemmeno in grado di prendere un aereo da solo”.
È tutto comprensibile. Ma tra gli aspetti sorprendenti di questo ragazzo c’è anche una forza mentale costruita anno dopo anno, da quando corre con la ‘stella’ sul casco. Sono cambiati i palcoscenici, ma in fondo Antonelli convive con lo stress da sempre. Fino allo scorso anno vincere era cruciale per poter garantirsi un sedile la stagione successiva, una pressione ben nota a tutti i piloti delle Academy dei team di Formula 1. Ora quel problema non esiste più. C’è lo stress delle grandi aspettative, ma Kimi ha sempre sognato di poter avere questo dolce problema nella propria checklist. Quel sogno, oggi, si è avverato.
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