Leclerc, anche un predestinato ha bisogno di un po' di tempo

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Leclerc, anche un predestinato ha bisogno di un po' di tempo
Roberto Chinchero
Di: Roberto Chinchero
20 apr 2018, 15:48

Per un pilota il debutto in F1 è diventato più complesso perché la distanza fra una monoposto della massima formula e le serie addestrative è cresciuta. Il monegasco, considerato l'erede di Raikkonen sulla Rossa, fatica a tenere il passo di Ericsson, perché...

Charles Leclerc, Sauber C37 Ferrari
Charles Leclerc, Sauber, parla con i media
Charles Leclerc, Sauber C37 Ferrari
Charles Leclerc, Sauber
Fan di Charles Leclerc, Sauber
Charles Leclerc, Sauber C37 Ferrari
Charles Leclerc, Sauber fans selfie
Charles Leclerc, Sauber talks with the media
Pit board for Charles Leclerc, Sauber C37
Charles Leclerc, Sauber C37 Ferrari
Charles Leclerc, Sauber, e Pierre Gasly, Toro Rosso, nella drivers parade
Charles Leclerc, Sauber C37, burnout
Charles Leclerc, Sauber
Marcus Ericsson, Sauber nella drivers parade

Quando si parla di giovani piloti c’è una linea sottile che separa alcuni luoghi comuni da principi comprovati e radicati nella storia del motorsport.

Si dice che i predestinati, coloro destinati a lasciare un segno importante nel libro dei record della Formula 1, in qualche modo riescono a mettere il biglietto da visita sul tavolo nel giro di poche gare, indipendentemente dalla monoposto che hanno a disposizione.

C’è del vero in questa pensiero ma non è un dogma, e non va preso per tale se non si vuole rischiare di mettere una pressione mostruosa sui giovani che iniziano la carriera in Formula 1, passo cruciale che avviene già tra molte difficoltà.

Prima del blocco dei test, la vita per un esordiente che si avviava a calcare le scene dei Gran Premi era decisamente migliore. Soprattutto nel periodo boom delle presenze di costruttori (il decennio 2000-2010) le squadre erano in pista tutte le settimane, e le possibilità per macinare chilometri era di fatto illimitata.

Oggi, nella migliore delle ipotesi, un rookie può contare su 4 giorni di prove invernali, test spesso svolti in condizioni molto fredde, poi è già tempo di salire su un aereo diretto a Melbourne. Per di più questa Formula 1 è molto, molto complessa, e ha messo tra sé e le categorie minori una distanza sempre maggiore, soprattutto se parliamo di metodologie di lavoro e complessità di gestione. Per cui alla fine il miglior modo per familiarizzare con la Formula 1 è rimasto quello di… correre in Formula 1.

Ma a rendere ancora più difficile il compito è la pressione di dover dimostrare qualcosa nel giro di poche gare, a “km-0”, altrimenti il rischio è quello di essere collocati nel gruppo dei ‘tanti’, un limbo molto pericoloso per un giovane.

L’ultimo esempio arriva dall’esordio di Charles Leclerc. Quello del pilota monegasco è il classico caso in cui un debutto viene preceduto da una prefazione da “fenomeno”, che è un’arma a doppio taglio. Se le cose vanno per il meglio… è fatta, ma se i riscontri sono inferiori alle attese, allora ecco che tutto si complica, e la tensione aumenta sempre di più.

Alla fine della scorsa estate c’era chi sperava in una scommessa da parte della Ferrari, con Leclerc lanciato all’esordio sulla Rossa ex-Raikkonen contro tutte le tradizioni del Cavallino.

Il giovane pilota monegasco è invece finito sulla Sauber, e tra qualche errore e lampi di talento sta percorrendo il suo cammino di crescita. Stupisce un po' che dopo solo tre gare le recensioni siano già poco positive, e magari a criticare sono persone che lo avrebbero voluto in Rosso la scorsa estate.

Leclerc, come tutti i giovani, hanno bisogno di un po' di tempo per ambientarsi, quel tempo che esattamente dodici mesi fa non fu concesso ad Antonio Giovinazzi, nonostante un esordio incredibile nel Gran Premio d’Australia in cui il pilota del vivaio Ferrari non poté disputare neanche le prove libere del venerdì.

È bastato un errore nelle qualifiche della successiva tappa in Cina (nel secondo errore in gara fu cruciale anche una scelta del team) per finire in panchina. Perché in Formula 1 oggi è così, tutto all’estremo, comprese le valutazioni di un esordiente.

Ed è doveroso anche rispettare gli avversari, come nel caso di Marcus Ericsson, che ha iniziato la stagione con il ruolo di agnello sacrificale di Leclerc. Così è bastato l’exploit dello svedese in Bahrain per mettere in cattiva luce il rookie Charles, perché era dato per scontato che il monegasco facesse fuori in un sol boccone il compagno di squadra.

Pochissimi addetti ai lavori hanno considerato che Ericsson, per la prima volta in carriera, è arrivato al via della stagione in uno stato di forma differente.

“Sono riuscito a perdere 5 chili di peso – ha spiegato Marcus - è stato un inverno molto duro per me, ho trascorso due mesi in Spagna con il mio allenatore per cercare di azzerare lo svantaggio che ho avuto nelle stagioni precedenti nei confronti dei miei compagni di squadra. Oggi ho lo 0% di massa grassa, e ci sono arrivato dopo lunghi mesi senza carboidrati, dessert, caramelle o alcol. Il tutto stando attento a non perdere massa muscolare, altrimenti avrei poi avuto difficoltà nella guida”.

È un Ericsson nuovo, quello con cui deve confrontarsi Leclerc, ed anche questo ha il suo peso. Ci sta che gara dopo gara Charles sia chiamato ad avvicinarsi, e magari nella seconda parte di stagione puntando ad essere davanti al compagno con costanza.

Sarebbe un percorso di crescita perfetto, senza stress e tensione, come dovrebbe essere per tutti coloro che corrono per il primo anno in Formula 1. Come è stato per Alonso in Minardi o Raikkonen in Sauber, e come oggi non sembra essere più consentito.

Poi, se il lavoro darà i suoi frutti, sarà tempo per i piani alti. Ammettiamo che l’idea di un baby su una Ferrari stimola la fantasia, ma cosa ne sarebbe oggi di Leclerc se i testacoda che lo hanno vista al volante della Sauber fossero stati fatti su una SF71H?

I riflettori che garantiscono una luce intensissima sul mondo Ferrari possono anche bruciare, soprattutto se non si può contare su un buon curriculum di Formula 1 che è sempre il miglior avvocato per un pilota sotto processo.

 

 

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Serie Formula 1
Piloti Charles Leclerc
Team Sauber
Autore Roberto Chinchero
Tipo di articolo Analisi