F1 | Quando i dettagli fanno la differenza fra Red Bull e Ferrari
Verstappen ha vinto il GP dell'Arabia Saudita dopo una strepitosa battaglia con Leclerc. La Red Bull è riuscita a sfruttare una VSC per mettersi in caccia della Ferrari del monegasco, potendo abbassare la temperatura delle gomme che si erano surriscaldate, recuperando un vantaggio prestazionale sui rettilinei che Charles ha cercato di limitare con scelte tattiche molto argute. RB18 e Ferrari arrivano a prestazioni simili con progetti diversi.
Al netto dell’influenza che potranno avere gli sviluppi che arriveranno dalle sedi di Maranello e Brackley, a determinare le gerarchie tra Red Bull e Ferrari saranno i dettagli. Lo splendido equilibrio tecnico che sta proponendo questo inizio di mondiale ha consentito di far salire in cattedra i piloti, spalancando le porte ad una sfida a tutto campo con Verstappen e Leclerc attori protagonisti.
Max Verstappen, Red Bull Racing, 1a posizione, festeggia sul podio
Photo by: Andy Hone / Motorsport Images
Siamo davanti ad un duello che vede un Charles ritrovato, dopo due anni trascorsi lontano dai riflettori, ed anche un Max nuovo, molto diverso da quello che lo scorso anno ha affrontato Lewis Hamilton.
Il risultato visto in Bahrain, e confermato oggi a Jeddah, è un confronto duro, aggressivo ma sempre leale, in cui spicca un Verstappen molto più corretto rispetto a quello visto nel 2021. Un bello spot per la Formula 1, visto che al momento sembrano essere vere e sentite anche le esternazioni viste dopo la bandiera a scacchi, con Leclerc che ha alzato il pollice all’indirizzo dell’avversario e Max che prima di salire sul podio ha riservato pacche sulle spalle al ferrarista.
Charles Leclerc, Ferrari, 2a posizione, festeggia sul podio
Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images
È giusto sottolineare che questo è ‘al momento’, perché se gli equilibri si confermeranno fino a stagione inoltrata, gli animi saranno inevitabilmente destinati a surriscaldarsi con l’avvicinarsi della volata finale.
A Jeddah la differenza che ha giocato a favore di Verstappen e della Red Bull è stata una virtual safety car arrivata nel finale. Dopo il pit-stop anticipato (legato all’ingresso in pista della safety car causata dall’incidente di Latifi) Max si è ritrovato in seconda posizione alle spalle di Leclerc, ma per quanto l’olandese abbia spinto, dal giro 18 al 38 non è mai riuscito ad entrare in zona DRS.
Charles Leclerc, Ferrari F1-75, Max Verstappen, Red Bull Racing RB18
Photo by: Steven Tee / Motorsport Images
Verstappen ha potuto contare su una velocità massima molto buona, ma anche con un fastidioso surriscaldamento delle gomme anteriori, lamentato via-radio in più occasioni. Poi la corsa è stata congelata dalla VSC causata dallo stop di Ricciardo, e le due tornate ad andatura ridotta hanno consentito alla Red Bull di riportare le gomme nella giusta finestra di lavoro. Quando la gara è ripresa Verstappen ha confermato un passo più aggressivo, ed il duello con Leclerc è entrato nel vivo, con il sorpasso definitivo al giro 46.
Per quanto Verstappen si sia aggiudicato una vittoria meritata, è difficile dipingere Leclerc come lo sconfitto di giornata. Per la Ferrari il weekend di Jeddah è stato ricco di conferme, e tutte molto positive.
La F1-75 ha superato brillantemente l’esame su un circuito molto diverso da quello su cui ha trionfato in Bahrain, contendendo la vittoria alla Red Bull fino alla bandiera a scacchi e confermando due piloti sul podio. È stato indubbiamente molto interessante vedere quanto due vetture concettualmente diverse e con caratteristiche differenti si siano ritrovate a spaccare il centesimo di secondo per prevalere sull’avversario, uno scenario auspicato da chi ha varato il nuovo regolamento tecnico, ma che sta offrendo (in questa prima parte di stagione) uno spettacolo migliore delle più rosee aspettative.
Charles Leclerc, Ferrari, 2a posizione, Paul Monaghan, Red Bull Racing, Max Verstappen, Red Bull Racing, 1a posizione, Carlos Sainz Jr.
Photo by: Carl Bingham / Motorsport Images
La Ferrari è definitivamente della partita, ed anche se si fa in fretta ad abituarsi ai trionfi, non è davvero poca cosa ricordando Jeddah di quattro mesi fa, con Leclerc e Sainz transitati in settima e ottava posizione sotto la bandiera a scacchi.
Sergio Perez, Red Bull Racing RB18
Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images
I cinquanta giri di gara hanno anche evidenziato un passo diverso del tandem Leclerc-Verstappen rispetto a quello Perez-Sainz. Il poleman messicano ha molto da recriminare, visto che ha dovuto cedere il comando della corsa a causa della safety car, ma quando si è trattato di riacciuffare il tandem di testa la sua rincorsa si è fermata alle spalle di Sainz.
La stagione farà il suo corso, ma l’incubo per entrambi è di ritrovarsi nelle condizioni di doversi mettere a disposizione della squadra, una prospettiva non esaltante, che sarebbe un déjà-vu per il messicano e una novità poco piacevole per Sainz.
Lewis Hamilton, Mercedes W13, Kevin Magnussen, Haas VF-22
Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images
Continua ancora a far notizia la Mercedes, ma solo perché dopo otto anni marchiati a fuoco non è semplice abituarsi a vedere il team di Brackley nell’inedito ruolo di comprimaro. Jeddah ha confermato quanto visto in Bahrain, e senza le due Red Bull fuori dai giochi come a Sakhir, il quinto posto è la posizione a cui può ambire oggi la W13 come massimo traguardo.
George Russell, Mercedes
Photo by: Steve Etherington / Motorsport Images
A centrare il target è stato Russell, con Hamilton che ha pagato pegno alla disastrosa qualifica che lo ha relegato al via in sedicesima posizione. Lewis ha lottato, ma i miracoli in Formula 1 non esistono, e alla fine ha strappato il punto della decima posizione chiudendo a quasi dieci secondi da Kevin Magnussen. Questo è al momento, in attesa di tempi migliori che non sembrano però essere dietro l’angolo.
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