Verstappen scuote FIA e costruttori: il futuro della F1 passa dai motori 2027
La minaccia di un possibile addio del quattro volte iridato cambia il peso politico del dibattito sulle power unit. La FIA ora si trova al centro di una partita che coinvolge squadre, piloti e Liberty Media.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Mark Thompson / Getty Images
Poche frasi pronunciate da Max Verstappen sono bastate per alzare un polverone che ha finito per oscurare anche la pole position conquistata a Montreal da George Russell. Lo status costruito nel paddock dal quattro volte campione del mondo ha reso la sua voce la più influente dell’intera Formula 1. E se quella voce decide di lanciare un all-in (“se nel 2027 non si cambieranno i motori mi ritiro”), è inevitabile che il paddock inizi a interrogarsi sulle possibili conseguenze.
Nella serata di Montreal, tra gli addetti ai lavori, il dubbio è uno solo: Verstappen fa davvero sul serio oppure si tratta di una posizione presa, anche su spinta Red Bull, per aumentare la pressione sulla FIA? Chi conosce bene Max tende però ad escludere la seconda ipotesi. L’olandese è sempre stato molto determinato, in pista come fuori, e quando prende una posizione difficilmente torna indietro. Per lui diventa una questione di principio.
Il tema è noto. Mercedes e Red Bull sostengono la proposta, discussa insieme alla Federazione Internazionale, che prevede dal 2027 una modifica del rapporto tra potenza endotermica ed elettrica delle power unit. Dall’attuale 50/50 si passerebbe ad un 60/40, con l’obiettivo di ridurre le criticità emerse in questa prima fase della nuova era tecnica. Ferrari, Audi e Honda, invece, restano contrarie al cambiamento per ragioni differenti, ritenendo prematuro intervenire sull’impianto regolamentare appena introdotto.
Regolamenti alla mano, le squadre favorevoli al mantenimento dell’attuale configurazione sembrano avere il vantaggio. All’interno del PUAC (Power Unit Advisory Committee), infatti, per approvare una modifica regolamentare è necessaria una maggioranza di quattro voti su cinque, e al momento soltanto Mercedes e Red Bull sostengono ufficialmente la proposta di revisione delle power unit. Una partita che appare già indirizzata, ma la presa di posizione di Verstappen rischia di cambiare il peso politico della discussione. Max ha infatti spostato la palla nel campo della FIA, chiedendo apertamente un intervento “per il bene della Formula 1”.
Due settimane fa la Federazione Internazionale aveva diffuso una nota nella quale lasciava intendere un certo ottimismo sulla possibilità di trovare un compromesso per arrivare nel 2027 all’obiettivo del rapporto 60/40. Alla vigilia del Gran Premio del Canada Verstappen si era mostrato fiducioso e rasserenato, convinto che le modifiche alle power unit avrebbero permesso di tornare ad una guida meno esasperatamente orientata alla gestione energetica, restituendo ai piloti sensazioni più vicine alla Formula 1 tradizionale.
Max Verstappen, Red Bull Racing, Isack Hadjar, Red Bull Racing
Foto di: Clive Mason / Getty Images
Poi, nel giro di quarantotto ore, lo scenario è cambiato. Le indiscrezioni sulla posizione rigida di Ferrari, Audi e Honda hanno di fatto rimandato ogni possibile intervento al 2028, e il tono di Verstappen è diventato molto più netto. “Se le cose dovessero continuare così – ha sottolineato – il prossimo anno si prospetta lungo e difficile, e non è ciò che desidero. Per me sarebbe una situazione semplicemente insostenibile, non resterò in Formula 1 a queste condizioni, assolutamente no”. Max ha anche chiarito che un eventuale addio non sarebbe una pausa temporanea, ma una scelta definitiva. “Ci sono tante altre cose divertenti al di fuori di questo campionato”.
Formalmente Liberty Media resta fuori dalla questione. Si può ipotizzare che la proprietaria dei diritti commerciali della Formula 1 guardi con favore ad una modifica che possa migliorare spettacolo e guidabilità, ma il dossier resta nelle mani della FIA. Ed è proprio in quella direzione che Verstappen sta indirizzando il proprio messaggio. “Credo che ci sia ancora la possibilità di portare a termine questa proposta – ha ribadito – al momento c’è chi si oppone perché sa di poter ottenere un vantaggio, ma se FIA e FOM vogliono davvero intervenire, devono semplicemente far valere la loro autorità. Sarebbe un bene per lo sport”.
È altamente probabile che tutti gli altri piloti saranno chiamati a esprimersi sulla posizione di Verstappen, e sarà particolarmente interessante valutare le parole di chi veste i colori di squadre contrarie al cambiamento, come Lewis Hamilton, Fernando Alonso e Charles Leclerc. Per Max questa battaglia non comporta controindicazioni interne, dal momento che la sua posizione coincide con quella della Red Bull, ma in altri team il tema potrebbe creare inevitabili imbarazzi.
Le forze in campo sono molte e il confronto è destinato a proseguire ancora a lungo, perché qualunque sarà la decisione finale avrà un impatto molto importante sul futuro della Formula 1. Da ieri, però, sul tavolo non c’è più soltanto il DNA tecnico di questo sport, ma anche la permanenza o meno in Formula 1 del suo pilota più rappresentativo: Max Verstappen.
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