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Chi è il Pinocchio di Silverstone?

Fra Charlie Whiting e la Ferrari c'è divergenza di vedute sul primo ordine dato via radio

Qualcuno dice le bugie e gli crescerà il naso di Pinocchio. Charlie Whiting al settimanale Autosprint ha dichiarato che per ben tre volte ha invitato via radio la squadra del Cavallino di dire a Fernando Alonso di restituire la posizione a Robert Kubica nel corso del Gp di Gran Bretagna, dopo il discusso taglio di chicane con cui lo spagnolo aveva superato la Renault del polacco. Certo se così fosse Massimo Rivola, direttore sportivo della Ferrari, ci avrebbe fatto una pessima figura disattendendo gli ordini della direzione gara, mentre torna alla ribalta il fatto che la prima comunicazione di Charlie Whiting sia stata molto interlocutoria. A precisa richiesta del muretto box della Ferrari, se Alonso dovesse restituire la posizione a Kubica, la risposta sarebbe stata: “Aspettate un attimo, decidiamo dopo...”. Se così fosse, allora lo scenario cambierebbe e di molto. Perché tutta la dinamica di quello che è accaduto in seguito, assumerebbe un altro valore. È vero che Whiting dopo ha intimato alla Ferrari di cedere la posizione per due volte, ma è avvenuto quando Kubica era già distaccato (Robert aveva un serio problema tecnico e aveva rallentato vistosamente, prima di ritirarsi il giro successivo, vale a dire alla 19. tornata). Era chiaro che Fernando non poteva farsi superare da chi non era più in pista: la direzione gara poteva imputare al ferrarista una penalità in tempo da aggiungere a fine corsa, mentre la sanzione accessoria, vale a dire il drive through deciso di conseguenza dal collegio dei commissari sportivi, è stata esagerata (tenuto conto che tutti i piloti che a Valencia non hanno rallentato la velocità in regome di safety car sono stati puniti con 5 secondi di penalità). Stupisce che Alonso non abbia reso la posizione subito a Kubica, nella consapevolezza che avrebbe ripassato immediatamente la Renault in crisi, per cui avrebbe perso pochi secondi nell'economia della corsa. Stupisce che l'ordine non sia partito dal muretto del Cavallino, ma deve stupire ancora di più quanto la Ferrari ha pagato alla fine la sua colpa. Lewis Hamilton, tanto per fare un paio di esempi recenti, è stato graziato in Canada quando si è fermato in pista nel giro di rientro dopo la pole nel timore di non avere abbastanza benzina per superare le eventuali verifiche di carburante. E ancora Lewis nel Gp d'Europa ha avuto l'opportunità di “scaricare” un drive trough per aver superato la safety car entrata in pista per l'incidente a Webber, quando la penalità era ormai diventata ininfluente sul risultato. Tutte le monoposto hanno a bordo dei transponder Gps grazie ai quali è possibile stabilire istantaneamente la posizione in cui si trovano: Hamilton, alla fatidica riga bianca di Valencia, era dietro alla safety car di pochi centesimi. Per rilevare quella infrazione si dice che siano state necessarie le immagini aeree della BBC. Tutte balle: Charlie Whiting aveva tutti gli strumenti per analizzare la situazione e proporre al collegio dei commissari sportivi un provvedimento punitivo. Insomma è chiara la politica FIA dei due pesi e delle due misure. E vogliamo ricordare come è scritto il regolamento di F.1? È volutamente lacunoso per lasciare spazio alle libere interpretazioni. Il caso dei doppi diffusori è solo di un anno fa: la FIA ha il potere di accettare o bocciare una soluzione tecnica in modo sindacabile. Altrimenti non ci sarebbe bisogno di un nuovo chiarimento delle regole da un Gp all'altro. Questi sono fatti, non chiacchiere. La lobby inglese in F.1 è forte, fortissima: i successi a raffica della Ferrari nell'era Schumacher-Todt-Brawn avevano dato molto fastidio agli anglo-sassoni, scatenando le ultime invettive di Max Mosley. Il trio delle meraviglie al Cavallino non c'è più e sembra che si voglia mettere in risalto questa debolezza. E Jean Todt, nuovo presidente della FIA, sa benissimo come vanno le cose nelle stanze dei bottoni: ma ha la forza per intervenire? Qualcuno sostiene di no, perché sarebbe stato votato anche dalla lobby inglese a cui deve essere riconoscente per il ruolo che ha ottenuto. Si scopre, allora, che la Ferrari è isolata. Se un tempo era protetta, oggi è trattata come una squadra qualunque. Stefano Domenicali si trova fra le mani una patata molto bollente. Il suo silenzio nel commentare i fatti di Silverstone vale più di molte parole. Ci si domanda perché Luca di Montezemolo, libero dagli impegni della presidenza Fiat, non si metta a capo della riscossa del Cavallino. Se è vero che non vuole scendere subito in politica, potrebbe dare una scossa al paddock con la sua presenza, facendo valere tutto il suo peso politico... Se la F10 è davvero competitiva come spergiurano a Maranello, con Alonso pilota sarebbe ancora possibile ribaltare la stagione 2010...
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