Anna Andreussi racconta come affrontare la navigazione in un rally

Anna Andreussi spiega in esclusiva a Motorsport.com come prepararsi mentalmente e fisicamente a navigare un pilota nel corso di una competizione rally. La copilota di Andreucci ci ha raccontato anche un aneddoto...

Busso, frazione di San Pellegrino Terme - Paolo Andreucci, nove volte campione italiano rally, ci sta aspettando sulla sua Peugeot 208 T16 R5 con cui abitualmente corre nel Campionato Italiano Rally. Dobbiamo affrontare una sorta di "prova speciale" di quasi 3 chilometri in discesa, poi virata e lo stesso percorso in salita.

Allacciamo bene il casco, sistemiamo il sottocasco ignifugo che lascia scoperti solo gli occhi e il naso, poi ci caliamo nell'abitacolo del piccolo bolide preparato dal team Peugeot Sport Italia. Questo è stretto, tecnologico e infonde sicurezza con i roll bar che proteggono il posto di guida e quello per il navigatore.

Nella prova noi facciamo le veci di Anna Andreussi, brava copilota di Paolo che lo naviga da 10 anni. Il percorso, tra andata e ritorno, dura poco più di un paio di minuti. Già la partenza è fulminante: prima, seconda, poi dalla terza in poi la 208 T16 si scatena e ci incolla al sedile. Se lo scatto è notevole, la percorrenza e la tenuta in curva sconvolgono. Le velocità sono altissime e, se non si è preparati a un'esperienza simile, è possibile soffrire di mal d'auto anche se, spesso, questo accade anche a velocità ridotte, quelle che utilizziamo tutti i giorni per strada.

Dalla 208 T16, dopo un saluto e un ringraziamento a Paolo per i quasi tre minuti di pura adrenalina, scendiamo madidi di sudore e con una domanda in testa: come fa Anna - ma più in generale tutti i copiloti - a leggere le note essendo sottoposti a certi carichi laterali delle vetture, frenate al limite, derapate e accelerazioni assai rilevanti?

Per avere una risposta ci siamo rivolti proprio a lei, che ci stava aspettando nel centro di San Pellegrino Terme.

"Navigare nel corso di una competizione sembra molto più difficile di quanto in realtà non sia. Entri nel meccanismo delle note e quando ne leggi una sai già che percorso stai facendo e ti prepari fisicamente e mentalmente ad affrontare il tornante sinistro, una curva a destra veloce, il dosso... Insomma, tutto quello che hai scritto sulle note. Quindi quando sali in macchina senza note e non conosci la strada, fisicamente sei completamente in balia del pilota, perché non sai quando frenerà, quando userà l'acceleratore, perché tu, se fossi pilota, guideresti in maniera differente. Di conseguenza ci si può spaventare, stare male e non divertirsi affatto".

"Spesso agli ospiti che girano con Paolo consiglio di scrivere le note del percorso, o magari imparare a leggere le note che ho scritto io sul quaderno e provare a salire in macchina da navigatore vero. Leggendo le note. Se leggi le note ti cambia proprio la visione del percorso perché riesci a vederlo prima. Sai che lu staccherà per fare un tornante. Sai come eseguirà la manovra, utilizzando il freno a mano, il cambio, lo sterzo. Anche fisicamente hai molte meno probabilità di stare male perché ci sono studi medici che lo confermano, quando guidi non si sta male, mentre magari se sei solo passeggero può essere che questo avvenga. Questo è perché sei in balia di chi guida. Ci si lascia trasportare dal comportamento della vettura. Se invce sai che la curva è a sinistra e ti inclini leggermente guardando avanti non ci si sente male. E' proprio provato scientificamente".

 

Poi, ecco un aneddoto che Anna Andreussi racconta a Motorsport.com: "E' capitato al Rally di Azzano. Facemmo due passaggi su una speciale, di cui uno al buio, e c'era una curva molto semplice che Paolo mi dettò a sinistra e io scrissi sinistra. Al passaggio successivo io lessi la nota, dunque curva a sinistra, ed entrambi non ci accorgemmo nessuno dei due che era clamorosamente sbagliata, nonostante fosse una curva a vista. In gara gli lessi la curva a sinistra, ma lui non si era accorto dell'errore e la fece bene, girando a destra, io invece aspettandomi la curva a sinistra - mentre era chiaramente a destra - prima di tutto entrai in panico perché pensavo avremmo sbattuto, secondo, appena alzai gli occhi, anche se era tardi perché lui aveva già fatto la curva a destra, cominciai a sentire mal d'auto per un paio di chilometri. Io mi aspettavo fisicamente e mentalmente di andare da una parte, invece andammo correttamente dalla parte opposta e iniziai a sentirmi male".

"Questo mi è capitato appena una volta in 10 anni che corriamo e da lì ho iniziato a chiedere a diversi medici e questi mi hanno confermato che, oltre a un'alimentazione corretta - dunque non solo mangiare, non solo bere, non bere troppo, ma una dose equilibrata di cibo e bevande - è fondamentale l'equilibrio della testa. Quindi sapere esattamente dove andrà la strada e prepararsi di conseguenza ad affrontarla. In questo modo, chi ha mal d'auto, se sta più attento alla strada e si prepara adeguatamente sia mentalmente che fisicamente non starà più male".

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A proposito di questo articolo
Campionati CIR
Evento Test a San Pellegrino Terme
Sub-evento Test
Piloti Paolo Andreucci , Anna Andreussi
Team Peugeot Sport Italia
Articolo di tipo Intervista