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Michelisz, dagli Esports a Campione WTCR: "Ci vogliono 7-8 anni"

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Michelisz, dagli Esports a Campione WTCR: "Ci vogliono 7-8 anni"
Di:
18 apr 2020, 07:07

Il pilota della Hyundai-BRC, fermo causa pandemia di Coronavirus, ha ripercorso la sua vita che lo ha portato dalle corse virtuali a diventare Campione del Mondo, toccando aspetti molto interessanti.

Dopo essersi laureato Campione del FIA WTCR, Norbert Michelisz non ha ancora avuto modo di sfoggiare il #1 sulla sua Hyundai i30 N.

Questo perché, come tutti, l'ungherese è attualmente costretto a restare a casa per la pandemia di Coronavirus, con la massima serie turismo che è stata rimandata a giugno per l'inizio di stagione (però ancora con molti interrogativi) alla quale si presenta come uomo da battere.

"Sentire abbinato Michelisz alla parola Campione è molto strano, mi fa tornare con la mente indietro negli anni, a quando ero a casa a giocare con i videogame. Oggi la situazione non è tanto diversa da allora, a parte quando le mie figlie piombano nella mia stanza mentre sto facendo il giro di qualifica, quindi lì mi tocca abbandonare il gioco", racconta Michelisz al podcast WTCR Fast Talk, nel quale spiega come sta vivendo la strana situazione attuale.

"Non vedo l'ora di ricominciare a correre dal vero, ma capisco che al momento la situazione sia difficile e quindi si debba aspettare. In Ungheria ci sono delle restrizioni, ma non così rigide come in altri paesi. Al mattino non possiamo andare nei negozi, è consentito solo agli over 65, mentre al pomeriggio sì. Per il resto, basta mantenere le distanze di sicurezza, però personalmente preferisco stare il più del tempo in casa, visto che quando esci non sai mai chi puoi incontrare. Voglio stare attento per le mie bambine, i miei genitori e nonni. Cerchiamo di prendere il minor numero di rischi possibile.

"Da un lato è difficile, dall'altro hai più tempo da dedicare alla tua famiglia e alla casa, visto che al termine della stagione 2019 non ne ho avuto moltissimo. Ora è il momento di sistemare le cose, leggere libri, vedere la TV e giocare con le mie figlie, poi naturalmente si spera di poter tornare a correre il più in fretta possibile".

"Cerco di tenermi allenato fisicamente, comunque. La cosa bella è che il meteo ora è ottimo, sono fortunato perché abito vicino al centro e a 100 metri da casa ho il bosco, quindi posso andare a passeggiare. Ho alcuni pesi, ma non mi divertono molto. Per me la cosa migliore è uscire a correre perché stando a casa mi rendo conto che mangio più del solito! Quindi per non ingrassare è meglio andare fuori a correre! Una volta a settimana faccio sollevamento pesi, mentre tre o quattro volte esco per una corsa di 35-40 minuti”.

Le mura domestiche hanno dato modo a "Norbi" di godersi le sue due figlie, Mira ed Emma, che gli stanno dando parecchio da fare come... padre!

“Nella seconda metà della stagione scorsa sono stato molto impegnato e pensavo alla lotta per il titolo. Ora ho tempo per loro; la più grande, Mira, sta imparando l’alfabeto e in 10 giorni siamo al 90% del lavoro. Ha 3 anni e debbo ammettere che sono orgoglioso dei suoi progressi. Non avrei mai immaginato di fare anche l'insegnante, ma l’atmosfera è rilassata ed è bello sedersi in tranquillità per 5 minuti, poi corrono per 30′ e si ricomincia”.

Dopo la cancellazione di Marrakech per motivi economico-politici, il WTCR doveva cominciare proprio dall'Hungaroring la prossima settimana, ma il famigerato COVID-19 ha fatto saltare anche la tappa di casa.

"Nel 2011 ho corso la prima gara lì del WTCC e ricordo che erano venute 70.000 persone per vedermi. Sinceramente non me l'aspettavo, è stata la prima volta che mi sono reso conto di quanto seguito avevo. All'epoca ero giovane e non avevo esperienza, in più i social network non erano così diffusi, quindi ho avvertito tantissimo la pressione di dover gareggiare davanti al mio pubblico e contro così tanti Campioni del turismo. Probabilmente è per questo che ho commesso degli errori, ma l'Hungaroring è sempre emozionante perché è dove sono cresciuto nelle corse".

"Ricordo ancora la volta che vinsi Gara 2 del WTCC nel 2012, tagliai il traguardo e sentii il boato del pubblico, esplose la festa ai box e a casa; tutti erano in piedi per me, piangevano mentre ero sul podio. Fu un momento speciale e mi dispiace che nel 2020 non possa esserci questo appuntamento, avrei avuto l'occasione di presentarmi da Campione in carica e mostrare con orgoglio il #1 sulla macchina. Speriamo ricapiti in futuro".

Per quasi tutta la sua carriera, il magiaro ha corso con il #5 e ora - giustamente - ha scelto di sostituirlo con la cifra del Campione del Mondo. Iride che ha conquistato non senza difficoltà, ma sfruttando quanto imparato in questi anni di professionismo.

"Vincere il titolo nel 2019 è stato fantastico per tutti in Ungheria, dai tempi in cui ho cominciato a correre il motorsport da noi è cresciuto sempre di più. Già al mio ritorno in aeroporto ho trovato una marea di gente, poi nei giorni successivi ho continuato a ricevere inviti da stampa, TV, sponsor e personalità, dunque da Natale ho spento il telefono e mi sono dedicato alla famiglia per un paio di settimane. Per quello che dicevo di non aver avuto molto tempo libero, ma un sacco di gente all'inizio della mia carriera mi ha aiutato dandomi spazio su giornali e in vari programmi, per cui dovevo ricambiare.

"Da fuori può essere sembrato semplice, mentre in realtà non lo è stato affatto! Chiariamo subito che amiamo il nostro lavoro ed è bello viaggiare per il mondo essendo un pilota professionista, mi ritengo molto fortunato per questo. Però quando lotti per un titolo mondiale diventa tutto più duro perché le pressioni e le aspettative crescono, non solo dall'esterno, ma anche verso te stesso. Senti la voglia e il bisogno di dimostrare a te che sei in grado di fare il salto di qualità e arrivare al livello successivo".

"Tutto ciò toglie un po' il piacere e la bellezza della guida perché in ogni minuto di ogni gara sei concentratissimo sull'obiettivo finale, che non è frutto del risultato dell'evento singolo, ma di una preparazione che parte da lontano. Se qualcosa va storto, devi essere in grado di capire e imparare come migliorare e rimediare; penso che questa sia la cosa più importante, se capisci come massimizzare la tua energia per la gara successiva, allora puoi farcela. E non è semplice quando ne hai diverse ravvicinate, bisogna essere veloci mentalmente. A dirlo è facile, ma da fare non lo è per nulla. Ripensando ai primi anni del WTCC, alla fine credo che ne servano almeno 7-8 per capire bene cosa ti serve per cambiare, per essere veloce, per gestire le situazioni. La parte psicologica è la parte più difficile e importante per un pilota".

Un valido aiuto gli è stato dato da Gabriele Tarquini, il "Cinghiale" suo compagno di squadra che ha avuto modo di conoscere prima negli anni in Honda, ritrovandolo poi in Hyundai nel 2018.

"In Ungheria molta gente ancora si chiede come fa Tarquini a 58 anni ad essere così forte e veloce. Non lo capiscono! Ma nel nostro sport l'esperienza ha un valore inestimabile, la conoscenza delle situazioni e del contesto sono fondamentali per poi riportarle nelle prestazioni. Se guardiamo quelle di Gabriele e di Yvan Muller negli ultimi 10 anni, magari non sono state sempre all'altezza del titolo, ma hanno comunque chiuso in Top3 ed è qualcosa di incredibile e che va sottolineato".

"Con Gabriele avevo già un ottimo rapporto e sapevo che potevo contare sul suo aiuto quando ho ricevuto la chiamata della Hyundai. La i30 N TCR pareva essere una macchina ottima, per cui ho telefonato a Tarquini per cominciare a capirne di più, quindi ne parlai con mia moglie e firmai a gennaio. Gabri vinse subito due gare a Marrakech, quella fu la conferma che la mia scelta era stata giusta. Ho cercato di lottare con lui per tutto l'anno, ma non fui molto fortunato, per cui mi sono messo a sua disposizione e l'ho aiutato a vincere il titolo. E alla fine ero contentissimo perché comunque il mio lavoro l'avevo fatto bene".

"In Malesia ho rivisto le stesse facce felici di Macao 2018, quando lui ha aiutato me. Sono convinto che l'amicizia vera tra piloti possa esistere se si è tutti molto corretti e trasparenti, in pista e fuori. Per me e per Tarquini è così, sappiamo che possiamo batterci a vicenda, ma che dobbiamo pensare al bene della squadra. Non tutti sono così, personalmente sono felice di come siamo. Due persone vere".

Come detto sopra, il percorso di Michelisz è durato una decina d'anni, venendo scoperto nel mondo dei videogiochi e portato a quello reale del motorsport, con immediatamente i problemi di natura economica da affrontare.

"Ricordo che nel 2010, quando arrivai alla Zengő Motorsport, il padrone della squadra Zoltán Zengő mi disse subito che per andare avanti sarebbe servito un budget portato da me, per cui mi impegnai, ma non tutto andò bene. Per problemi e sfortune mi ritrovai in difficoltà già a metà anno, il colpo peggiore lo subii a Portimão; ero in testa a Gara 2 e potevo vincerla, ma ebbi un problema meccanico che mi costrinse al ritiro. Lì pensai che fosse finita la mia carriera nel WTCC, invece Zengő trovò i fondi e potei continuare. E a Macao, proprio all'ultima gara, riuscii ad ottenere la mia prima vittoria nel Mondiale ed era un risultato che poteva essere fondamentale per attirare sponsor e continuare. Per me fu emozionantissimo, forse tanto quanto il Mondiale conquistato in Malesia a dicembre 2019".

"L'anno dopo comprammo la BMW e a vincemmo il titolo riservato agli Indipendenti, ma sinceramente non sento di essere stato così bravo a guidare quella macchina. Ho commesso molti errori e onestamente penso di essere più bravo con quelle a trazione anteriore, riesco a tirare fuori il meglio dalle gomme e dal mezzo".

"Successivamente passammo alla Honda e nel 2016 diventai pilota ufficiale dei giapponesi, che è sempre stato un mio sogno. Ricordo però la tristezza, da un certo punto di vista, di dover lasciare la squadra che era una sorta di famiglia per me. Con la Zengő Motorsport abbiamo passato momenti difficilissimi e bellissimi in 10 anni, ma se dovevo seguire il mio sogno era necessario cambiare perché il Mondiale è qualcosa che puoi vincere solo con un Costruttore. Non è stato semplice il salto, ma mi hanno tutti aiutato tanto, anche nell'imparare meglio l'inglese e pure l'italiano".

E il terribile incidente occorso al suo collega Tiago Monteiro nel settembre di tre anni fa, mise Michelisz nelle condizioni di essere l'uomo di punta di Honda-JAS Motorsport. Ma non tutto filò liscio...

"Nel 2017 ho forse vissuto il momento più triste della mia carriera, quando persi il Mondiale in Qatar. Partivo con 6 punti di svantaggio nel confronti di Thed Björk, ma dopo le Prove Libere mi resi conto che ero nettamente più veloce, dunque era tutto nelle mie mani. In Qualifica iniziai subito col miglior tempo, poi si ruppero i freni e mi ritrovai indietro; in gara provai la rimonta, ma fu inutile".

"Terminai l'anno senza un briciolo di forza, avevo dato tutto e ho anche pensato di chiudere lì la mia carriera. Era appena nata mia figlia Mira e volevo stare con la mia famiglia. Fortunatamente mi resi conto a Natale che in realtà mi mancava correre, ma che era necessario cambiare squadra. E arrivò la chiamata della Hyundai, che aveva già preso Tarquini. Il resto lo conoscete".

Di questi tempi sono diventati di moda proprio i videogiochi, con varie serie che hanno adottato gli Esports come intrattenimento per il pubblico e per i propri concorrenti. Il pilota della BRC ha preso parte alla gara virtuale ungherese del WTCR, scoprendo un cambiamento importante da quando era lui il protagonista alla consolle...

"Ammetto che è stato frustrante beccarsi un secondo al giro da questi piloti virtuali di nuova generazione! Roba che ti fa venire quasi voglia di lanciare il volante dalla finestra! Non ho avuto molto tempo per allenarmi, ma anche voglia, perché alla fine io vengo dai videogiochi e so come funziona. Non è una scusa, però quando corri vuoi sempre vincere ed essere così indietro mi ha colpito. Ma alla fine è solo questione di allenamento, quindi spero di migliorare! 15 anni fa non era così sofisticato il mondo delle corse online, oggi anche i più giovani possono capire velocemente come funzionano le macchine da corsa. Ai miei tempi il volante era basico e imparavi più con gli occhi nel vedere le piste e le traiettorie, oggi si possono analizzare i dati e vedere com'è la preparazione che si può avere dal vivo".

Infine, oltre al WTCR, quando il Coronavirus darà tregua ci sarà da pensare anche ad un altro futuro in pista, ossia quello della sua squadra, la M1RA Racing, che attualmente è ferma.

"L'abbiamo fondata nel 2017 riuscendo a vincere già nel primo anno il titolo per le squadre della TCR International Series. Quest'anno siamo ancora fermi, a metà febbraio dovevamo cominciare a chiudere i contratti con i piloti, ma la pandemia di Coronavirus ha bloccato ogni cosa. Ora gli scenari possono essere vari, dal non prendere parte ad alcun campionato, al fare alcune gare da wildcard nel WTCR, oppure iscriverci nuovamente al TCR Europe, che reputo una bella serie. Non è stato deciso ancora nulla e non credo che nelle prossime settimane lo si possa fare. Purtroppo non abbiamo il controllo della situazione, dunque personalmente preferisco concentrarmi su me stesso come pilota, lasciando la gestione di M1RA Racing a Dávid Bari, poi se potrò dare una mano in qualcosa sarò pronto a farlo".

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Norbert Michelisz, BRC Hyundai N Squadra Corse Hyundai i30 N TCR

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Race winner Norbert Michelisz, BRC Hyundai N Squadra Corse Hyundai i30 N TCR

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Serie TCR , WTCR
Piloti Norbert Michelisz
Team Hyundai Motorsport , BRC Racing Team
Autore Francesco Corghi