Patrese: "Sulla Brabham in cui è morto De Angelis dovevo esserci io!"

Il padovano nel ricordo del pilota romano che si è celebrato al Motor Legend Festival di Imola ha svelato alla platea che Elio gli aveva chiesto di guidare la BT50 al Castellet che era destinata a lui: "Furono i giorni più duri della mia vita di...

Riccardo Patrese è una delle stelle del Motor Legend Festival che è in corso a Imola: il padovano di 64 anni ha guidato la Lancia LC1 nei colori Martini con la quale aveva gareggiato nel 1982 e domani si infilerà nell’abitacolo della Brabham BT49B del 1982 con la quale vinse il rocambolesco GP di Monaco che rappresentò il primo dei suoi sei successi.

Il paddock dell’Enzo e Dino Ferrari da venerdì si è riempito di splendide macchine storiche, in particolare le monoposto di Formula 1 che hanno fatto la storia dei GP dagli Anni 80 a oggi, visto che il circuito emiliano ospita oltre alla prova di apertura del Fia Master Historic F.1 Championiship anche le Rosse di F1 Clienti Ferrari, assicurando una concentrazione di monoposto da GP difficilmente riscontrabile altrove.

Fra i tanti eventi collaterali che riempiono le giornate imolesi, c’è stato un bellissimo ricordo di Elio De Angelis: oltre al fratello del pilota romano, sono intervenuti nell’incontro moderato da Guido Schittone, anche René Arnoux e Riccardo Patrese che hanno ricordato la figura del campione che sapeva suonare il piano.

Il transalpino ha spiegato che Elio per i piloti del paddock non è mai stato considerato un pilota con la valigia: “E’ un’etichetta che gli era stata messa addosso da un giornalista che poi aveva cambiato idea anche lui – ha raccontato René, ancora in tuta ignifuga perché ha guidato una F.1 del Cavallino – ma per noi piloti era un avversario che guardavamo con rispetto perché si era meritato con i risultati di arrivare fino al vertice della F.1”.

Riccardo Patrese, invece, all’inizio aveva avuto un rapporto distaccato con De Angelis: “Era normale – ha spiegato Riccardo – perché eravamo italiani tutti e due e in quel momento c’era una concentrazione di piloti tricolori forti, come Alboreto e De Cesaris”.

“All’inizio, quindi, consideravo Elio un rivale e non mi ero mai preoccupato di approfondire la sua conoscenza, ma quando ci siamo ritrovati compagni di squadra alla Brabham ho scoperto che era proprio una bella persona e abbiamo iniziato ad essere amici collaborando fattivamente nel tentativo di far crescere la BT50”.

Era il 1986 e la “sogliola”, come era stata soprannominata la Brabham di quell’anno per il suo profilo molto basso, aveva grandi problemi di affidabilità per cui il team di Bernie Ecclestone aveva programmato una sessione di test al Paul Ricard subito dopo il GP di Monaco.

“E’ strano come le nostre vite sia segnate dal destino – ha spiegato Riccardo – perché dopo la gara nel Principato Elio era venuto a chiedermi se avesse potuto guidare lui al Castellet dal momento che non si sentiva ancora la BT50 anche se il test era destinato a me. Io gli dissi che non avevo alcun problema, se alla squadra il cambio di pilota sarebbe stato bene”.

Patrese, allora, rallenta il racconto: “Lo capite che sulla macchina in cui è morto Elio ci dovevo essere io? La scomparsa di De Angelis mi aveva colpito nel profondo, perché per la prima volta mi ero reso conto dei rischi che correvamo. Noi piloti, essendo dei fatalisti, pensavamo che non sarebbe mai toccato a noi e questo ci rendeva capaci dei sorpassi più incredibili. E, invece, dopo la morte di Elio non sentivo alcuna voglia di tornare in macchina, come se si fosse rotto qualcosa dentro di me”.

Riccardo non aveva alcuna intenzione di andare a Spa per il GP successivo: “E’ stato Bernie Ecclestone a convincermi dicendo che eravamo sulla stessa barca e non potevamo fermarci. Anzi, era proprio in onore e ricordo di chi non c’era più che bisognava andare avanti facendo il proprio meglio. I primi giri in Belgio furono durissimi, ma poi tornò la tempra del pilota e le nubi che avevo nella testa si diradarono un po’ alla volta. Credo che con la scomparsa di Elio io abbia vissuto il mio momento più basso di pilota di Formula 1. Quello è stata una fase particolarmente difficile da superare, che testimonia anche quale fosse il legame che si era creato con De Angelis”.

L’episodio non è affatto inedito, ma riviverlo dalle parole del campione padovano ha riportato tutti quelli che erano nella Sala briefing di Imola al triste 1986. E non sono servite altre parole per ricordare degnamente il pilota romano…

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Piloti Riccardo Patrese
Team Brabham
Articolo di tipo Intervista