Calisto Tanzi: dal "latte dei campioni" in F1 al crac

L'imprenditore di Collecchio si è spento nel giorno di Capodanno all'età di 83 anni. Portò il marchio Parmalat prima sulle tute dei piloti Ferrari (Lauda e Regazzoni) e poi sulla Brabham, strappando Niki al Cavallino. Ma i titoli mondiali con il team di Ecclestone arrivarono solo con Piquet nel 1981 e 1983.

Calisto Tanzi: dal "latte dei campioni" in F1 al crac
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Nella storia della Formula 1 ci sono fotogrammi che restano scolpiti più di molto altri, e tra questi c’è indubbiamente la livrea bianco-blu della Brabham campione del mondo con Nelson Piquet nel 1981 e 1983.

Nelson Piquet, Brabham BT49C-Ford Cosworth campione del mondo nel 1981

Nelson Piquet, Brabham BT49C-Ford Cosworth campione del mondo nel 1981

Photo by: Motorsport Images

Sulle fiancate della monoposto e sulla tuta del pilota brasiliano il main-sponsor era un’azienda italiana, la Parmalat, fondata da Calisto Tanzi, scomparso oggi all’età di 83 anni. Originario di Collecchio, in provincia di Parma, Tanzi già negli anni ’70 aveva colto il valore promozionale di alcune discipline sportive, e decise in prima persona di impegnarsi in Formula 1. Al fianco delle multinazionali del tabacco, apparve un’azienda che vendeva latte e derivati, una scommessa, che però diede ragione a Tanzi.

Niki Lauda con la tuta sponsorizzata Parmalt nel 1976 insieme a James Hunt

Niki Lauda con la tuta sponsorizzata Parmalt nel 1976 insieme a James Hunt

Photo by: Sutton Images

Dopo il ritorno al successo della Ferrari nel mondiale 1975, con l’astro nascente Niki Lauda, la Formula 1 acquisì grande popolarità in Italia e non solo, e l’ingresso in Formula 1 della Parmalat avvenne proprio sulla tuta del campione austriaco, a partire dal 1976, con tanto di messaggio ‘champion’s milk’, il latte dei campioni.

Niki Lauda, Brabham BT46 Alfa Romeo nel 1978

Niki Lauda, Brabham BT46 Alfa Romeo nel 1978

Photo by: David Phipps

L’esposizione televisiva, sotto molti aspetti ingigantita anche dal dramma vissuto da Lauda nel weekend del Nurburgring, generò un grande interesse, e il sodalizio proseguì anche nel 1977, stagione in cui arrivò il secondo titolo mondiale per l’austriaco ma anche una notizia shock: Lauda decise di interrompere la sua collaborazione con la Ferrari e la stagione successiva passò alla Brabham di Bernie Ecclestone.

La Parmalat ebbe un ruolo attivo in questo clamoroso trasferimento, poiché diventò lo sponsor principale della Brabham (veste impossibile da ottenere in Ferrari) con un grande logo sulle fiancate delle monoposto. Il divorzio del decennio, che contrariò non poco lo stesso Enzo Ferrari, si concretizzò anche per il ruolo di un’azienda distante pochi chilometri dal quartier generale di Maranello.

John Watson e Niki Lauda, alla Brabham nel 1978

John Watson e Niki Lauda, alla Brabham nel 1978

Photo by: Motorsport Images

I risultati sportivi del tandem Lauda-Brabham nel primo biennio non furono però all’altezza delle aspettative, e lo stesso Niki decise a metà 1979 di lasciare la Formula 1, mantenendo però uno contratto di sponsorizzazione per quello che diventerà il suo celebre cappellino siglato Parmalat.

Tanzi restò legato alla Brabham e a Ecclestone, una fiducia ripagata con un periodo di grandi successi marchiati dal brasiliano Nelson Piquet, campione del mondo 1981 e 1983.

Ron Dennis annuncia il ritiro di Niki Lauda alla fine della stagione 1984

Ron Dennis annuncia il ritiro di Niki Lauda alla fine della stagione 1984

Photo by: Motorsport Images

In più, nel 1982, anche Lauda era tornato alle corse, e nel negoziare l’accordo con la McLaren (suo nuovo team) impose la presenza del suo cappellino con la scritta dell’azienda di Collecchio. Per Niki arrivò il titolo-tris nel 1984 e il definitivo addio al termine della stagione successiva, che chiuse l’avventura voluta da Tanzi nel mondo dei motori.

Pedro Diniz, Forti Corse

Pedro Diniz, Forti Corse

Photo by: Motorsport Images

Il nome Parmalat sarebbe poi ritornato in Formula 1 nel 1995, ma non per strategia di gruppo decisa da Tanzi, bensì per un’iniziativa personale del pilota brasiliano Pedro Diniz, un accordo commerciale tra la filiale brasiliana della Parmalat e la catena di supermercati brasiliani Pao de Azucar, di proprietà della famiglia Diniz. Terminato anche questo progetto, saltuariamente il logo dell’azienda italiana è apparso ancora nel paddock in testa al fedelissimo Lauda, rimasto testimonial con il suo cappellino fino al 2002.

L’uscita dal mondo del motorsport è coincisa con un periodo in cui Tanzi decise di allargarsi nel settore alimentare, diversificando i suoi investimenti. Seguì la quotazione in Borsa, molte acquisizioni, e l’ingresso nel mercato dei titoli che fu l’anticamera del crac.

Le vicende giudiziarie che fecero seguito al fallimento definirono Parmalat come la più grande fabbrica di debiti della storia del capitalismo europeo, cumulando un passivo 14,5 miliardi che distrussero i risparmi di decine di migliaia di risparmiatori. Tanzi era in regime di detenzione domiciliare dopo una condanna a 17 anni e 5 mesi.

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