F1 | Red Bull, la superiorità McLaren è "deprimente": presi 7 decimi al giro
Miami ha esposto vecchi problemi in casa Red Bull e, soprattutto, un gap preoccupante, perché i quasi 40 secondi rimediati dalla McLaren evidenziano quanto margine abbia il team papaya nelle sue condizioni ideali. Un gap definito "deprimente" da Helmut Marko, che dalle prime novità si aspettava qualcosa di più, mentre Horner fa il pompiere.
In questo momento, la Formula 1 sembra dividersi tra incendiari e pompieri: da una parte, chi espone il proprio punto di vista in modo diretto, andando al nocciolo del problema; dall’altra, chi cerca di gettare acqua sul fuoco, nel tentativo di abbassare la pressione intorno alla squadra.
In casa Red Bull, questi due ruoli sono incarnati da chi non ha mai addolcito la pillola, raccontando la sua verità sempre in maniera nuda e cruda, Helmut Marko, e da chi predica calma, sperando che le future novità possano riportare la RB21 su un sentiero meno in salita: Christian Horner.
“La conclusione principale è che siamo troppo lenti. Abbiamo visto che, quando la McLaren spingeva, noi eravamo sette decimi dietro. Per la prima volta abbiamo visto la loro velocità pura. Dobbiamo trovare prestazioni nell’immediato, ma è stato deprimente vedere quanto siano davvero veloci le McLaren”,
ha commentato Marko, aggiungendo poi che si aspettava di più dalle novità introdotte a Miami.
Max Verstappen, Red Bull Racing, Lando Norris, McLaren
Foto di: Red Bull Content Pool
Dall’altra parte, un Horner in versione “pompiere” ammette che la McLaren, al momento, sia superiore, soprattutto nella gestione delle gomme – ma frena sottolineando come le diverse caratteristiche dei tracciati possano favorire alternativamente una squadra o l’altra. Inoltre, sostiene che il vero potenziale degli aggiornamenti visti a Miami emergerà solo con i futuri sviluppi.
“Nell’ultima gara avevamo il passo per battere le McLaren, mentre questa ha messo in evidenza il loro vantaggio. Sono riusciti a operare in una finestra in cui sono stati molto efficaci. Per questo sembra che ci sia molto da recuperare, ma abbiamo visto quanto le cose possano cambiare da un circuito all’altro. Le gomme sono molto sensibili; qui abbiamo girato con pneumatici più caldi che a Jeddah.
Penso che il nuovo fondo abbia fornito una caratteristica che stavamo cercando ed è parte di una serie di componenti che verranno introdotte nelle prossime gare”, ha aggiunto Horner, dato che il fondo portato a Miami è stato un "antipasto" di ciò che si dovrebbe vedere a Imola.
Oscar Piastri, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
Il gap accumulato dalla McLaren a Miami rappresenta l’immagine più chiara di una Red Bull che ha ancora molta strada da fare per fronteggiare con continuità il team papaya. I numeri parlano chiaro: da quando Verstappen è stato sopravanzato da Piastri all'inizio del 14° giro, Max ha accumulato 40 secondi di distacco e, pur togliendo i 9 secondi guadagnati dal duo papaya nella sosta VSC, emerge un gap medio di 7 decimi al giro.
In questo avvio di stagione, sebbene la Red Bull sia riuscita a battere la McLaren in alcune occasioni, non bastano più gli exploit su tracciati favorevoli, dove comunque i margini sono ristretti senza avere la vittoria assicurata, ma serve continuità. Ed è proprio lì che la scuderia di Woking sta attualmente costruendo le basi per il titolo mondiale.
La MCL39 è una vettura capace di adattarsi con pochi compromessi a una vasta gamma di piste, facendo della gestione del degrado delle gomme uno dei suoi punti di forza. Di fatto, sta replicando quello che fu il principale elemento vincente della Red Bull nel 2023, quando dominò la stagione da cima a fondo.
Sono proprio quei quasi 40 secondi sotto la bandiera a scacchi, e soprattutto la sensazione di dover lottare con armi “spuntate”, a pesare su una domenica di Miami che ha evidenziato le attuali difficoltà della RB21. Una monoposto spesso competitiva sul giro secco, ma che poi deve tirare i remi in barca in gara, soprattutto nei GP segnati dal degrado degli pneumatici.
Max Verstappen, Red Bull Racing, Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Red Bull Content Pool
Nonostante Verstappen abbia difeso con tenacia la prima posizione conquistata al sabato, sfruttando le qualità della vettura, il confronto in gara con il duo papaya è durato meno di venti giri, mettendo in luce tutta la superiorità della MCL39. Quando la gestione delle gomme diventa determinante, la McLaren si accende. Non è un caso che Andrea Stella abbia voluto elogiare il lavoro svolto dagli ingegneri su questo fronte, riconoscendo il merito al gruppo tecnico.
Questo è stato l’aspetto determinante della gara: in un appuntamento segnato dalla gestione delle gomme, nonostante la temperatura del tracciato fosse scesa sotto i 40°C, la Red Bull non è riuscita a sfruttare i punti di forza emersi in qualifica. Sul giro secco, grazie al grip offerto dalla gomma nuova, Verstappen aveva fatto la differenza nel primo settore, ma in gara lo scenario è cambiato.
La necessità di preservare le coperture, limitando lo stress nei curvoni veloci del primo settore, in particolare sull’anteriore destra (già rivelatasi il punto critico nella sprint, causando fastidioso sottosterzo), ha costretto la Red Bull a un approccio più conservativo, mentre la McLaren ha potuto mostrare il valore, l’adattabilità e la costanza della MCL39.
Confronto telemetrico tra Verstappen e Piastri durante la gara a Miami
Foto di: Gianluca D'Alessandro
In un punto come curva 5, dove in qualifica la McLaren accusava un gap di 8 km/h dalla RB21 – una monoposto che si esalta nei curvoni veloci per caratteristiche aerodinamiche e meccaniche – in gara il vantaggio del duo papaya ha raggiunto i 15-20 km/h verso la fine del primo stint. Un dato che rende l’idea del margine che hanno sugli avversari, a cu si aggiunge anche il tempo guadagnato nel lento, dove i progressi fatti per ridurre il sottosterzo nell'ultimo anno stanno pagano in maniera eccellente.
Ci sono stati circuiti che hanno sicuramente giocato a favore della Red Bull in questo inizio di stagione, sia per caratteristiche che per circostanze: a Jeddah, il degrado gomme non è stato un fattore determinante, mentre a Suzuka una qualifica eccellente e la difficoltà nei sorpassi hanno facilitato il compito. Ma è chiaro che tutto ciò non basta.
Il discorso ricorda, in parte, quello della Ferrari: questa McLaren non sarà mai battuta lavorando solo sul setup o sperando in un tracciato favorevole. Negli ultimi dodici mesi, la McLaren ha costruito la propria forza sulla qualità degli sviluppi e sulle scelte fatte. Un ambito in cui, al contrario, la Red Bull ha oggettivamente incontrato parecchie difficoltà.
La squadra di Milton Keynes punta molto sul pacchetto di aggiornamenti previsto per Imola, la prossima tappa del Mondiale, così come sulla nuova normativa sulle ali flessibili che entrerà in vigore in Spagna – un ambito nel quale la Red Bull non si è spinta quanto i rivali. Ma, al momento, la sensazione è che si tratti più di una speranza che di una reale convinzione. E le prossime gare potrebbero già rappresentare un crocevia per il mondiale.
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