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F1 | Red Bull, podio tra i rischi: perché il "ve lo avevo detto" di Max è ciò che serve

Il podio in Canada è arrivato in maniera quasi inaspettata, soprattutto dopo le qualifiche quando Verstappen aveva sottolineato che il team non lo avesse ascoltato nella definizione del setup, lasciando "sbagliare" gli ingegneri per dimostrargli che avevano torto. Ma per Mekies, quell'approccio è ciò che serve alla Red Bull.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Mark Thompson / Getty Images

Il weekend canadese di Max Verstappen si è chiuso con il primo podio della stagione, un risultato per molti versi insperato dopo le qualifiche e, soprattutto, dopo le divergenze di vedute sulle scelte di set‑up in cui il pilota olandese non si era sentito ascoltato. Sul giro secco, infatti, Verstappen aveva commesso diversi errori dati i problemi nel portare in temperatura gli pneumatici. 

Un problema comune, tanto che molti avevano scelto di effettuare un giro extra di preparazione prima di lanciarsi, ma che nel caso del quattro volte campione del mondo è emerso in modo ancora più evidente. Al termine delle qualifiche, infatti, Max aveva rivelato che gli ingegneri non avevano seguito i suoi feedback sul set‑up, preferendo imboccare una direzione differente.

Un elemento che Verstappen non aveva esitato a sottolineare, e che spiegava perché alla vigilia della gara non si respirasse l’ottimismo sperato. Ventiquattr’ore dopo, però, il quadro si è rivelato più roseo del previsto, per quanto il risultato finale non rispecchi del tutto i reali valori in campo, soprattutto alla luce dell’errore strategico della McLaren e del ritiro di George Russell.

Lewis Hamilton, Ferrari, Max Verstappen, Red Bull Racing

Lewis Hamilton, Ferrari, Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

Lo stesso Max dopo la corsa ha confermato che le sensazioni erano migliori a Miami che qui: “A essere onesti, mi sentivo meglio con la macchina a Miami. Quindi sono un po’ sorpreso di essere sul podio qui. Ma bisogna considerare il ritiro di George e il fatto che le McLaren abbiano combinato un pasticcio con la strategia”, ha commentato il pilota della Red Bull.

Ciò non toglie che il risultato di Montreal possa essere accolto con un sorriso, non tanto per il podio in sé, quanto perché conferma i progressi già intravisti qualche settimana fa a Miami, dove la scuderia di Milton Keynes aveva introdotto un sostanzioso pacchetto di novità che aveva dato nuova linfa alla RB22. Certo, la strada per tornare ai vertici è ancora lunga, ma il segnale è incoraggiante.

“Nel complesso, direi che almeno abbiamo confermato i passi avanti visti a Miami. Credo che abbiamo fatto anche qualcosa in più rispetto a quel pacchetto, nel senso che siamo riusciti a togliere un po’ di performance ai top team. Guardando ai tempi, ieri in qualifica erano tre decimi, ma oggi penso fossimo più vicini rispetto al mezzo secondo di deficit che avevamo a Miami. Lì avevamo chiuso a 40 secondi dal vincitore, quindi direi che qui è andata un po’ meglio”, ha detto Laurent Mekies, TP della Red Bull.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images

“Ora, non c’è motivo di esaltarsi troppo, perché potrebbe esserci anche un effetto legato al layout del circuito: è una pista che può perdonare certi aspetti della vettura. Però abbiamo confermato Miami. E considerando che i nostri rivali hanno portato un altro pacchetto di aggiornamenti questo weekend, direi che è una conferma che siamo sulla direzione giusta con lo sviluppo”.

È evidente che le basse temperature canadesi non abbiano aiutato, tanto che anche in gara Max è stato tra i primi a lamentare graining all’asse anteriore, in uno scenario molto diverso rispetto a Miami. Non sorprende quindi che, nel finale, Lewis Hamilton abbia avuto la meglio, nonostante il lungo che aveva momentaneamente restituito a Verstappen un sostanzioso tesoretto utile a riprendere fiato.

Le difficoltà erano emerse già dal venerdì, quando quel fastidioso saltellamento in frenata, che portava al bloccaggio e impediva poi di tornare presto sul gas in uscita di curva, si era manifestato in modo ancora più marcato. Proprio per questo motivo, e forte della sua abituale capacità di ribaltare la situazione nel corso del weekend, la Red Bull ha ritenuto necessario prendersi dei rischi sul set‑up per provare a dare una svolta.

“Penso che, appena ci troviamo in una situazione in cui sentiamo che Max e Isack non sono a loro agio, ci assumiamo dei rischi. È quello che abbiamo fatto l’anno scorso. È ciò che questa squadra fa da anni. Ed è quello che abbiamo fatto anche questo weekend. Appena ci troviamo in quelle condizioni, iniziamo a provare cose”, ha aggiunto Mekies.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Mark Sutton / Formula 1 via Getty Images

“Siamo solo all’inizio dell’anno e di questa generazione di vetture. Continueremo a sperimentare con i nostri piloti, anche se questo può costarci qualcosa. Ci assumiamo dei rischi ogni volta che sentiamo di non avere il bilanciamento giusto o il gap corretto rispetto alla concorrenza. E quando ti prendi rischi di questo tipo, esplori direzioni di set‑up. Con entrambe le vetture siamo stati abbastanza fortunati da avere due piloti nel ritmo giusto questo weekend, quindi abbiamo potuto esplorare sia con Max sia con Isack”.

Le dichiarazioni di Max dopo le qualifiche, così come alcuni precedenti “storici”, potrebbero far pensare che sia spesso lui a dettare la linea del set‑up da seguire dopo un venerdì complicato. Ma, come ha spiegato Mekies, il processo è più articolato, che coinvolge chiaramente i piloti, ma non si esaurisce nelle loro indicazioni.

C’è un confronto che questa volta, secondo Max, ha preso una direzione differente, al punto di aver lasciato intendere di aver lasciato sbagliare gli ingegneri per fargli comprendere che quella non era la direzione giusta da seguire: “Per quanto dall’esterno possa essere sembrato diverso, i nostri piloti sono completamente integrati nelle scelte che facciamo. Questo non significa che non ci divertiamo un po’ a chiedere “tu cosa ne pensi?” e “tu cosa ne pensi?”. Ma alla fine concordiamo sempre su cosa provare. E poi, a volte, arriva quel momento del “te l’avevo detto””, ha aggiunto Mekies.

Questo è sicuramente il caso che si è visto in Canada, ma dall’altra parte il Team Principal ritiene che questo atteggiamento sia anche esattamente ciò che serve per continuare a migliorare, perché in certe occasioni prendersi rischi paga, in altre può rivelarsi controproducenti, ma è un invito a spingersi oltre: “Continuiamo a imparare insieme. E ciò che è chiaro è che entrambe le parti sono consapevoli che serve proprio questa dinamica, e che ogni tanto serve anche quel “te l’avevo detto”, per riuscire a progredire”.

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