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F1 | Il caso del podio di Gasly rischia di creare un un labirinto normativo senza una giusta via d'uscita

Il podio restituito a Gasly si può leggere da due punti di vista. Alpine ha seguito l'iter corretto e ha riavuto il 3° posto, ma chi non ha potuto appellarsi perché aveva già scontato la penalità non ci sta e vuole impugnare la decisione. Il problema è che ciò può aprire a un futuro con più richieste di appello e ricorsi che la FIA vuole evitare.

Pierre Gasly, Alpine

Pierre Gasly, Alpine

Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images

Dopo aver comunicato lo scorso venerdì la volontà di valutare un appello contro la decisione dei commissari di restituire a Pierre Gasly il podio di Monaco annullando le due penalità inizialmente inflitte, McLaren, Mercedes e Red Bull hanno formalizzato il ricorso entro le 96 ore previste dal regolamento. Questo significa che il caso Gasly avrà un nuovo capitolo, con potenziali sviluppi che potrebbero aprire nuovi scenari.

La decisione dei commissari di restituire il podio al francese non è stata accolta positivamente da tutti e non si tratta solo di una questione di punti persi, ma anche dell’impatto che potrebbe avere in futuro. I fatti sono ormai noti: la FOM, responsabile del sistema di cronometraggio ufficiale utilizzato anche per stimare la velocità in pit lane, ha commesso un errore nella misurazione della distanza tra i due sensori.

Sebbene Alpine abbia dimostrato, attraverso i dati registrati direttamente dalla vettura, che il pilota francese non abbia mai superato i 60 km/h, i commissari hanno deciso di annullare le penalità esclusivamente in virtù dell’errore commesso dalla FOM, mettendo da parte l’analisi presentata dal team di Enstone. Il rischio, però, è quello di aprire un vero e proprio vaso di Pandora, con implicazioni oltre il caso specifico.

Pierre Gasly, Alpine

Pierre Gasly, Alpine

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

Le penalità "sospese" cambiano il modo di correre

Alpine è stata l’unica squadra a potersi appellare alla decisione dei commissari, avendo presentato una richiesta di revisione a differenza degli altri team coinvolti. Tra questi c’era anche la McLaren, che ha scelto di fidarsi delle rilevazioni strumentali e di scontare la penalità al primo pit stop utile, come previsto dal regolamento.

Qui emerge il primo nodo. È indubbio che la squadra francese abbia creduto nella propria posizione e nei propri dati, presentando una richiesta di revisione per far valere ciò che riteneva un errore di misurazione. E chiariamoci, ha fatto bene essendo nel loro interesse. Allo stesso tempo, però, è difficile ignorare come questa situazione generi una disparità di trattamento nei confronti di chi, invece, ha scontato regolarmente la penalità fidandosi delle rilevazioni ufficiali e che, a quel punto, non poteva più presentare un ricorso.

Non scontarla durante il pit stop avrebbe comportato l’assegnazione di un’ulteriore penalità, come accaduto a Russell. Inoltre, si può dire che Alpine abbia fatto una scommessa decidendo di non fermarsi, senza contare che la seconda penalità non è arrivata durante il pit stop, ma nel momento in cui c'era la SC. Per McLaren, però, il ragionamento è opposto: anche effettuando il pit stop, gli ingegneri avevano la certezza che Gasly avrebbe comunque dovuto scontare almeno una penalità al termine della gara.

Pierre Gasly, Alpine

Pierre Gasly, Alpine

Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images

Questo cambia il modo di correre. È difficile attribuire una responsabilità a McLaren per la scelta compiuta in gara, perché non poteva prevedere che Alpine avrebbe presentato un appello a fine corsa per ribaltare una decisione che, fino a quel momento, non era mai stata sovvertita. Anche perché la FIA non aveva segnalato alcuna anomalia nel sistema, limitandosi a raccomandare di non tagliare in modo eccessivo l’ingresso della pit lane.

Un concetto espresso anche da Laurent Mekies, Team Principal della Red Bull: “Credo che ci sia un po’ di confusione, non tanto per il fatto di perdere o ottenere un podio. Siamo un po’ confusi perché, alla fine della giornata, stiamo parlando di penalità non appellabili, e tu stai gareggiando attorno a vetture che ricevono penalità non appellabili, adattando anche il tuo modo di correre a questo. E alcune vetture avevano scontato la loro penalità. Credo sia molto importante per i tifosi che si vada avanti con la giusta chiarezza”.

Alpine ha ragione e il ricorso è corretto, ma...

Così come avviene per le operazioni di peso, dove ci si affida alla calibratura della bilancia FIA anche quando differisce da quella dei team, allo stesso modo le squadre si basano sulle misurazioni ufficiali della velocità in pit lane. Una volta ricevuti i dati nelle prove libere, i parametri vengono adeguati di conseguenza, modellando ingressi e margini di sicurezza sulla base delle rilevazioni fornite dal sistema.

Oscar Piastri, McLaren

Oscar Piastri, McLaren

Foto di: Anni Graf - Formula 1 via Getty Images

“A prescindere da come misurano il limite di velocità in pit lane, ci forniscono sempre i dati dopo ogni sessione. Quindi poi tutti, ogni squadra, regolano il proprio valore o margine sulla base di quelli. Anche quando pensi di avere un buon margine, entra comunque in gioco non solo il sistema. Conta anche il modo in cui entri nella pit lane: alcuni circuiti sono molto più sensibili di altri”, ha detto Ayao Komatsu.

“Durante tutto il fine settimana del Gran Premio di Monaco, e in ogni evento, tutte le squadre hanno operato in conformità con i regolamenti e le pratiche standard stabilite per quanto riguarda il limite di velocità nella corsia dei box così come applicato in quel momento. I concorrenti hanno adeguato le loro procedure di conseguenza e, laddove richiesto, hanno accettato e scontato le penalità imposte in base a tali regolamenti”, si legge invece nel comunicato McLaren.

Alcuni team hanno sottolineato già nella prima udienza come l’errore fosse rimasto invariato per l’intero fine settimana, dalle prove libere fino alla gara. Di conseguenza, le squadre si sono riadattate seguendo le indicazioni della Federazione, che non aveva riscontrato alcuna anomalia e aveva attribuito le infrazioni registrate al venerdì e al sabato a un eccessivo taglio della linea bianca in ingresso pit lane.

Si può aprire un vaso di Pandora ed esiste una soluzione giusta?

Il regolamento non prevede alcun meccanismo per cancellare le sanzioni già scontate, ancor di più se non è stato presentato un ricorso. Non a caso, il ricorso presentato da McLaren e Red Bull è legato non al restituire i cinque secondi persi da Piastri, ma a revocare la decisione dei commissari di annullare le due penalità a Gasly. “Riteniamo che questo caso sollevi questioni importanti riguardanti l'equità sportiva, la coerenza normativa e l'integrità della competizione”, si legge infatti nella nota del team di Woking.

George Russell, Mercedes

George Russell, Mercedes

Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images

Anche Mercedes aveva valutato il ricorso per provare a tutelare Russell, il pilota rimasto più scottato da questa vicenda visti i punti persi, ma si tratta di uno scenario complesso. È vero che la seconda penalità è in qualche modo collegata direttamente alla prima, ma è altrettanto vero che la seconda sanzione sia nata per un errore da parte della Stella e di Russell. Anche se esistesse un meccanismo per rimuovere dei secondi dal tempo di gara, cosa non prevista, le altre squadre potrebbero obiettare che “abbonare” la penalità quando tutto nasce da un errore proprio non sarebbe sportivamente corretto.

Il problema è che non esiste una soluzione giusta e questo labirinto normativo sembra non avere una via d'uscita che possa accontentare tutti. Alpine ha seguito il giusto iter e non ha responsabilità sugli errori commessi dalla FOM, ma il problema è declinare la cosa solo alla presenza di un ricorso, che potrebbe aprire un vaso di Pandora in futuro. Il Regolamento Internazionale FIA dice che i regolamenti si basano su principi di  "sicurezza e equità sportiva".

Alpine ha fatto benissimo a presentare ricorso (vincendo), ma è giusto che solo il loro ricorso sia esaminato quando altri non hanno potuto farlo perché avevano scontato già la penalità confidando nei dati ufficiali? È giusto privare Gasly del podio? Si tratta di stabilire cosa significhi effettivamente equità sportiva, se i regolamenti offrono equità, in modo che ci sia un quadro giuridico chiaro. I commissari non fanno parte della FIA, ma operano sulla base dei regolamenti che dovrebbero essere equi per tutti.

Negli ultimi anni la FIA ha reso più oneroso e complesso presentare un ricorso, anche sul piano economico, per evitare un’escalation di contestazioni. Una situazione come questa, però, rischia di produrre l’effetto opposto, aprendo a risultati di gara incerti più a lungo e la possibilità di ricorsi presentati anche a distanza di giorni.

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