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F1 2020: una stagione di lotte politiche ed unità tra i team

La stagione 2020 della Formula 1 è stata condizionata dalla pandemia che ha costretto tutti i team a lavorare in un insolito clima di unità per far partire la stagione, ma quando si è potuti tornare in pista le lotte politiche sono tornate ad avere il sopravvento.

F1 2020: una stagione di lotte politiche ed unità tra i team
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Appena si sono conclusi i test pre-stagionali di febbraio la Formula 1 si è messa in marcia verso Melbourne con tre battaglie politiche già pronte. Nello spazio di appena 9 giorni sono emerse polemiche riguardanti la Mercedes, la Ferrari e la Racing Point che sarebbero state affrontate fuori dalla pista.

Quando, però, nessuna vettura è riuscita a scendere in pista a causa della diffusione della pandemia da COVID-19 è apparso chiaro come la Formula 1 si sarebbe trovata ad affrontare una battaglia ben più importante che ha visto un livello di collaborazione tra le squadre mai verificatosi nei 70 anni di storia.

Nel momento in cui il campionato ha potuto finalmente prendere il via in Austria, per dare il via ad una stagione di 17 appuntamenti, questa unità si è improvvisamente sgretolata. Il mantra #WeRaceAsOne è stato riproposto ad ogni gara, ma nulla poteva fermare la lotta tra i vari team.

La controversia più importante è scoppiata ad inizio anno in occasione dei test di Barcellona quando la Racing Point ha svelato la sua RP20. Le similitudini con la Mercedes del 2019 sono state subito evidenti, ma il team ha spiegato di aver progettato la sua vettura grazie all’aiuto di fotografie scattate alla W10.

Quando Sergio Perez ha dettato il ritmo nella giornata di apertura dei test tutti gli avversari della Racing Point hanno subito fiutato il pericolo.

Sergio Perez, Racing Point RP20. La monoposto è stata al centro delle critiche per la strettissima parentela con la Mercedes W10

Sergio Perez, Racing Point RP20. La monoposto è stata al centro delle critiche per la strettissima parentela con la Mercedes W10

Photo by: Glenn Dunbar / Motorsport Images

Il direttore esecutivo della Renault, Marcin Budkowski, ha definito la “Mercedes rosa” come una evoluzione preoccupante per la Formula 1 evidenziando le problematiche che sarebbero potuto scaturire da una simile situazione.

Alla fine dei test le squadre, con la Renault in testa, hanno iniziato a studiare i vari elementi per sporgere reclamo contro la Racing Point.

La Renault non è stata la sola a prendere in considerazione un'azione contro un'altra squadra. La Mercedes è entrata nel mirino dei suoi rivali dopo aver introdotto un innovativo dispositivo di sterzata, il DAS, nella seconda giornata di test.

La squadra campione in carica si è sempre detta certa della legalità del sistema, e la FIA ha confermato di essere consapevole della sicurezza del dispositivo, ma la Red Bull ha messo nel mirino il DAS sulla base del fatto che questo influisse sul sistema di sospensione e sul modo in cui veniva modificata la convergenza delle ruote anteriori.

L’ultima bomba è stata sganciata nel paddock di Barcellona un’ora prima della fine dei test quando la FIA ha annunciato di aver raggiunto un accordo privato con la Ferrari in merito alla power unit del 2019. Non essendo stati chiariti i termini di questo accordo, le sette scuderie non motorizzate Ferrari hanno fatto la voce grossa annunciando la possibilità di intraprendere un’azione legale.

Arrivati a Melbourne la tensione era già alle stelle, ma tutto è passato in secondo piano quando la realtà della pandemia ha colpito la F1.

La McLaren si è ritirata dal Gran Premio d’Australia dopo aver scoperto un caso di positività tra uno dei suoi membri, mentre Red Bull, AlphaTauri e Racing Point hanno spinto per disputare ugualmente la gara.

Di fronte alla prospettiva di correre con solo sei vetture in pista il GP è stato cancellato poche ore prima dell’inizio delle prove libere.

Nei colloqui che sono intercorsi in quella intensa giornata non ha poi mancato di stupire la decisione presa da Toto Wolf. Il manager della Mercedes ha infatti informato le altre sei squadre sul piede di guerra contro la Ferrari per l’accordo segreto che non avrebbe preso parte ad una azione legale.

C’era ancora voglia di chiarezza, ma il rifiuto della Ferrari di rivelare i dettagli dell’accordo per la preoccupazione di rivelare segreti industriali ha fatto sì che la battaglia fosse ormai conclusa.

Il paddock ha così abbandonato l’Australia ed ha atteso per capire quando sarebbe iniziata ufficialmente la stagione, ma le cancellazioni hanno iniziato ad aumentare. Gli eventi del Bahrain e del Vietnam si sono uniti a quello cinese e con l’introduzione dei lockdown era ormai diventato chiaro che la F1 avrebbe dovuto affrontare una crisi di enormi dimensioni.

Mentre i vertici della Formula 1 cercavano di stilare un calendario, i team hanno iniziato a sospendere le operazioni fino a quando non è stata comunicata una data di ripartenza. In questo periodo, però, le squadre non sono rimaste ferme ma sono scese in campo per dare un contributo concreto nella lotta al COVID-19.

Meno di due settimane dopo la cancellazione dell'Australia, i sette team di F1 con sede nel Regno Unito hanno lanciato il "Progetto Pitlane", unendo le forze per aiutare a progettare e produrre ventilatori per assistere i pazienti affetti da COVID-19.

“In quel momento il tuo spirito competitivo va a farsi benedire e sei obbligato a trovare soluzioni”, ha dichiarato il team principal Red Bull Christian Horner. “Avevamo persone della Renault che lavoravano nella nostra fabbrica con le loro divise. Qualcosa di impensabile in circostanze normali!”.

La collaborazione si è estesa anche agli incontri tra i leader della F1 - avvenuti tutti su Zoom - che hanno cercato di salvaguardare il futuro della serie. Sapendo che ci sarebbe stata una massiccia diminuzione dei ricavi della F1 a causa del calendario ridotto, tutte le squadre hanno rapidamente concordato misure per ridurre i costi.

L'introduzione del nuovo regolamento tecnico è stata rinviata al 2022, consentendo l’utilizzo delle vetture 2020 sino al 2021, ed una volta che la Ferrari ha abbandonato la sua opposizione al budget cap è stato fissato un tetto di 145 milioni di dollari a partire dal 2021.

“Dopo l'inizio della pandemia c'è stata la consapevolezza che non avremmo potuto continuare così come in precedenza e che era necessario apportare dei cambiamenti”, ha sottolineato Gunther Steiner alla fine della stagione. “Secondo gli standard della F1 questi cambiamenti sono stati concordati piuttosto rapidamente”.

“Si è deciso abbastanza rapidamente di ridurre ulteriormente il budget cap, ma la F1 si sta muovendo velocemente in altri modi ed ora sembra di nuovo che tutti si preoccupino solo di loro stessi”.

I promotori della F1 sono riusciti a stilare un calendario con inizio della stagione in Austria ed una numerosa serie di corse in Europa anche con doppi appuntamenti sulle stesse piste. Abbandonata la possibilità di correre in Asia ed in America, per raggiungere quota 17 round sono state rispolverate piste come Imola, il Nurburgring e le new entry del Mugello e di Portimao. Un qualcosa di impensabile soltanto a marzo.

Charles Leclerc, Ferrari SF1000. La F1 ha scoperto il Mugello ed i piloti sono rimasti affascinati dallo splendido tracciato toscano

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Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

“Non si potrà mai lodare abbastanza ciò che la FIA e la FOM hanno fatto con i vari promotori dei circuiti e per realizzare la bolla anti COVID”, ha detto Wolff.

“Siamo uno dei pochissimi sport al mondo ad aver iniziato molto presto, che è riuscito a mettere insieme un calendario di 17 gare con alcuni tracciati o nuovi ed emozionanti. Devo davvero togliermi il cappello per quello che è stato fatto per questo sport”.

Quando il paddock si è riunito daccapo sotto la “nuova normalità” della F1 per l'apertura della stagione al Red Bull Ring all'inizio di luglio, l'interesse personale è tornato ad essere prioritario.

La Red Bull ha lanciato una protesta contro il DAS Mercedes subito dopo le prove del venerdì, ma questa è stata prontamente respinta dai Commissari Sportivi della FIA, mentre la Renault ha iniziato la sua crociata contro la Racing Point concentrandosi sui condotti dei freni della RP20 che, secondo il team francese, dovevano essere progettati da ogni squadra in modo indipendente.

In occasione del GP del 70° Anniversario i commissari hanno esaminato le prove contro la Racing Point ed hanno ritenuto che la squadra avesse realizzato i condotti illegalmente decidendo di togliere 15 punti e multando il team con 400.000 euro. Nonostante ciò, la scuderia di Stroll ha potuto continuare ad utilizzare gli stessi condotti dei freni per il resto della stagione. Una decisione che non ha soddisfatto nessuno.

Ferrari, Renault, McLaren e Williams hanno chiesto a gran voce una penalità più severa, mentre Lawrence Stroll, proprietario del team, si è esposto pubblicamente affermando come i rivali avessero voluto gettare fango sul nome della Racing Point.

In tutto ciò Toto Wolff ha cercato di placare gli animi provando a sedare questa rivoluzione, ma è poi stato trascinato in mezzo quando Ferrari e Red Bull hanno dubitato del coinvolgimento della Mercedes nel caso.

Wolff, inoltre, stava già affrontando un’altra battaglia a Silverstone relativamente al nuovo Patto della Concordia. Il manager austriaco era rimasto fermo sulle sue posizioni affermando come la Mercedes sarebbe stata colpita duramente dai nuovi accordi commerciali.

I manager della Formula 1 hanno però risposto che nessun altro ritardo sarebbe stato ammesso lasciando così il team dominante in una situazione di stallo.

Improvvisamente, su tutti i fronti, c'è stato un cessate il fuoco. Nel giro di una settimana le posizioni di Wolff erano cambiate ed aveva accettato le proposte permettendo così di ratificare e firmare la nuova  struttura finanziaria pesantemente rivista per consentire la sopravvivenza di tutte le 10 squadre sulla griglia di partenza.

Anche la saga del Racing Point si è esaurita quando la FIA si è mossa per mettere un freno alle macchine clone a partire dal 2021, garantendo così un ripetersi di un caso simile in futuro.

L'ultima tempesta è arrivata sulla scia della decisione della Honda di abbandonare la F1 alla fine del 2021.

La Red Bull ha espresso il desiderio di continuare ad utilizzare i propulsori del costruttore giapponese anche dopo quella data a condizione che lo sviluppo delle power unit fosse congelato, ed il team di Horner ha ricevuto il sostegno della Mercedes.

Honda Motorhome nel paddock. L'addio della Casa giapponese ha scatenato l'ultima guerra politica in F1

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Photo by: Andy Hone / Motorsport Images

Le cicatrici di tutte queste battaglie hanno offerto un panorama politico della Formula 1 decisamente diverso da quello di inizio 2020.

La pandemia da COVID-19 ha avuto l’effetto di un campanello d’allarme ed ha fatto capire alla F1 come debba diventare finanziariamente sostenibile spianando la strada ad un futuro più solido per tutti i team.

La collaborazione tra le squadre è stata incredibile, ma non appena la situazione si è normalizzata tutti sono tornati a curare i propri interessi.

“Penso che abbiamo visto due estremi”, ha dichiarato Cyril Abiteboul. “Quando le cose sono diventate estremamente gravi, per il mondo, per l'economia, per lo sport, per la salute e la sicurezza del nostro personale, abbiamo tirato fuori un grande spirito di unità”.

“Ma non bisogna farsi illusioni, siamo tutti concorrenti agguerriti. Se siamo in questa posizione non è una coincidenza, è semplicemente perché vogliamo vincere”.

Anche Zak Brown è intervenuto su quanto accaduto in questa strana stagione 2020 fatta di unità e lotte feroci.

“La politica che riguarda le attività in pista rimane presente come sempre. Le squadre, però, hanno fatto un buon lavoro nel separare ciò che è la politica sportiva da ciò che è stato fondamentale per il bene dello sport. C'è stata una chiara linea chiara di demarcazione tra queste due situazioni".

Come tutte le serie sportive anche la F1 è stata scossa dalla pandemia di COVID-19 ed è stata costretta a mettere in atto misure per darle la possibilità di celebrare molti altri anniversari oltre il suo 70°.

Attraverso la consapevolezza del quadro generale, ed in particolare attraverso il Progetto Pitlane, la F1 è stata elogiata per la sua ingegnosità e questo si è riflesso meravigliosamente su tutte le 10 squadre, ma questa unità non ha mai messo in discussione la volontà dei team di farsi la guerra l’uno contro l’altro, nel bene e nel male.

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