Schareina: "Ogni Dakar è durissima, ma ti insegna qualcosa di nuovo"
Il pilota spagnolo ha regalato alla Honda il primo successo di tappa dell'edizione 2026 e ora è in piena lotta per la vittoria, a poco più di un minuto dalla KTM del leader Sanders. Tosha è consapevole che la strada da fare è ancora molto, ma essere in lotta da subito è positivo.
#68 Monster Energy Honda HRC Honda: Tosha Schareina
Foto di: A.S.O.
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"Tosha ancora non ha spinto al massimo", aveva profetizzato ieri Ruben Faria, general manager di Monster Energy Honda HRC alla Dakar. Secondo lo scorso 2025, vincitore del Rallye du Maroc in Ottobre, secondo in campionato W2RC dietro a Daniel Sanders, Schareina è partito tra i favoriti e oggi ha regalato al team Monster Energy Honda HRC la prima vittoria di tappa, arrivata proprio al termine della speciale 3, un anello di 422 km di prova cronometrata intorno ad Al Ula. Una caduta spettacolare non l’ha turbato e Tosha a ripreso il ritmo più forte di prima.
Una tappa perfetta...
"C'erano di nuovo molte rocce. La navigazione è stata davvero, davvero complicata, ma ho cercato di spingere. L’obiettivo era vincere e ci siamo riusciti, ma è solo l’inizio. Domani partiremo davanti, quindi vedremo. Nelle tappe marathon bisogna sempre fare attenzione alle gomme, alla moto e anche al nostro fisico, e lo faremo. Penso di avere una buona posizione e cercherò di aprire la pista per tutta la giornata: questo è il mio obiettivo. È solo il terzo giorno, può succedere di tutto, ma siamo lì nella battaglia ed è bello vederlo".
KTM è un avversario tosto con Sanders, ma anche Canet. Ci sono strategie per batterli o metter loro maggior pressione?
"La mia tattica è concentrarmi su me stesso e fare una buona gara. Se fai le cose per bene, la pressione arriva da sola sugli altri. Io cercherò di restare concentrato e di stare il più in alto possibile in classifica".
Pensi che questo possa essere l’anno giusto?
"Sono arrivato carico. Abbiamo chiuso secondi nel Campionato del Mondo e soprattutto siamo arrivati in grande forma alla fine dell’anno, vincendo il Rally del Marocco. Credo che questa vittoria ci abbia dato quella spinta in più, non solo a me ma a tutto il team, per arrivare alla Dakar molto motivati e con tanta energia".
Sei noto per essere una persona molto calma...
"Anche se dall’esterno non sembra, perché resto sempre molto tranquillo prima delle tappe, dentro di me l’emozione c’è. Ho i miei nervi, come tutti, ma credo che la serenità sia una qualità fondamentale in questo sport. Passiamo tantissime ore in moto e mantenere la calma aiuta molto. Questo non significa che non senta l’emozione o l’adrenalina prima di partire".
Quando ti dicono "si parte" e indossi il casco, qual è il tuo ultimo pensiero?
"Cerco di concentrarmi solo sulla gara. So che mi aspettano molte ore in sella, quindi provo a focalizzarmi su me stesso, sulla moto, sul roadbook e sul terreno".
#68 Monster Energy Honda HRC Honda: Tosha Schareina
Foto di: A.S.O.
La Dakar è un’avventura estrema, anche dal punto di vista umano. Cosa hai imparato da questa esperienza?
"Ogni Dakar è durissima, ma ognuna ti insegna qualcosa di nuovo. A livello sportivo ho imparato che non bisogna mai rilassarsi troppo: quando mi sono rilassato di più, sono arrivate le cadute. Puoi controllare il ritmo, ma non perdere mai la concentrazione. La Dakar ti insegna anche a non mollare: ci sono momenti in cui, se non fosse una gara, getteresti la spugna. Invece impari a dare tutto fino all’ultimo".
E a livello personale, sei cambiato?
"La Dakar ti rende più maturo. Ogni volta che torni sei un po’ più consapevole, impari a prenderti il tempo per apprezzare di più le cose".
È vero che ascolti l'opera?
"Non è qualcosa che ascolto tutti i giorni, ma ogni tanto sì, magari in macchina o con le cuffie. Mi piace perché è diversa dalla musica di oggi, che spesso è molto intensa. L’opera ti riporta indietro nel tempo e questo mi rilassa e mi dà piacere".
Cosa significa per te la parola "avventura"?
"Nel contesto della Dakar, è una parola che la definisce perfettamente. È una gara professionale, ma allo stesso tempo è un’avventura vera. È forse l’unico sport di alto livello in cui atleti professionisti dormono in tenda. Ci sono momenti in cui smette di essere solo competizione e diventa pura avventura".
E il fallimento?
"È una parola che non fa parte del mio vocabolario. Si può sbagliare, certo, ma non è un fallimento: è parte dell’apprendimento. Facciamo tutto il possibile per evitarlo, ma se succede, serve per crescere".
Polvere?
"Alla Dakar ne ingoiamo tanta. Spesso si corre in gruppo, nel deserto piove poco e la polvere è parte integrante della gara".
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