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Intervista

Dakar | Preston Campbell segue le orme del padre Johnny, re delle Baja americane

Il figlio d'arte statunitense è all'esordio alla Dakar nell'edizione 2026 e lo fa subito con una grande responsabilità, visto che è uno dei giovani del progetto Rally2 della Honda. Ma anche reggere il confronto con una leggenda come il padre non sarà semplice...

Preston Campbell

Preston Campbell

Foto di: Maria Guidotti

La passione per il deserto si respira nell’aria e per Preston, figlio della leggenda americana Johnny Campbell, undici volte vincitore della Baja 1000, correre in spazi sconfinato è sempre stato semplicemente "casa". Dalle prime scorribande nel deserto californiano fino al palcoscenico delle grandi competizioni internazionali, il suo percorso è stato tracciato da sabbia, polvere e puro istinto.

Cresciuto guardando le imprese del padre, Campbell jr si è distinto in gare nazionali come la Mint 400 o il Sonora Rally. Il 2026 ha decretato il debutto sulla Dakar Rally nel progetto Rally2 dedicato ai giovani con i colori del Monster Energy Honda HRC Rally Team.

Quando hai iniziato ad andare in moto?
"Avevo tre anni, ho corso la mia prima gara ma ho iniziato a fare sul serio solo intorno ai sedici. Prima era solo divertimento. Seguivamo mio padre durante le gare".

Con un padre come Johnny Campbell, sei cresciuto tra i motori...
"Assolutamente sì. Da piccolo pensavo che correre fosse normale. Ogni weekend si andava a una gara e poi si tornava a casa: era la routine di famiglia. Solo oggi mi rendo conto di quanto fosse un privilegio. Viaggiare, vedere il mondo, vivere l’ambiente delle corse, respirare motorsport: velocità, competizione, ma anche spirito di squadra, amicizia e quel senso unico di appartenenza".

Crescere con un cognome così importante ti ha messo pressione?
"La pressione arriva più dall’esterno che da mio padre. Lui mi ha sempre detto: 'Divertiti, fai del tuo meglio e non mollare mai'. La sua esperienza mi aiuta ogni giorno. Personalmente, non sento il peso di chiamarmi Campbell".

Qual è il tuo primo ricordo legato alla Dakar?
"L’ho scoperta davvero più tardi, attraverso i racconti di mio padre. Era troppo piccolo quando corse per la prima volta in Africa nel 2001. Da adolescente ho capito cosa fosse davvero, anche parlando con Ricky Brabec. Ogni estate il team Monster Energy Honda HRC veniva ad allenarsi nel deserto del Mojave e io ascoltavo le storie dei piloti. Lì mi sono innamorato della Dakar".

Cosa ti viene in mente quando senti la parola "Dakar"?
"La sfida. La storia. Le giornate infinite, migliaia di chilometri. Da Parigi all’Africa. È la gara più grande del mondo".

Cresciuto vicino al Mojave Desert, hai un rapporto speciale con la sabbia?
"Per molti il deserto è intimidatorio. Per me è libertà. Ho percorso migliaia di chilometri: quell’oceano infinito di sabbia e piste aperte non mi ha mai fatto sentire solo. In Marocco ho provato sensazioni simili, e anche i paesaggi dell’Arabia Saudita sono familiari".

Preston Campbell

Preston Campbell

Foto di: Maria Guidotti

Navigazione, la vera sfida...
"Quest’anno ho iniziato un vero lavoro sulla navigazione. È diventata la priorità assoluta. Negli Stati Uniti scegli un sentiero e vai. Qui è tutto diverso".

Velocità o navigazione: cosa è più difficile?
"La navigazione. La velocità mi è più familiare, ma leggere un roadbook è un altro mondo. Devi rallentare. In Marocco l’ho capito bene. Guardare piloti come Brabec, Van Beveren o Cornejo aiuta tantissimo: sono impressionanti".

Perché la Dakar?
"È una gara enorme, complessa. Voglio confrontarmi con i migliori. Ma soprattutto mi affascina l’ignoto. Entri in modalità sopravvivenza e vivi tutto al massimo. È avventura, ma anche competizione. Voglio il miglior risultato possibile dopo due settimane di gara".

La responsabilità di correre con Honda e Monster Energy si sente?
"Sì, tantissimo. Voglio fare bene per loro e per tutta la squadra. Mi stanno dando una grande opportunità".

Come è stato il debutto alla Dakar? Te l’aspettavi tanto dura?
"E’ come me l’aspettavo, ma resto umile e vigile perché non sai mai cosa può succedere. La prima tappa è andata bene: una speciale veloce con tante pietre. Sono giornate lunghe, questo sì, anche 6-7 o 8 ore sulla moto ogni giorno".

Come vedi la categoria?
"Il livello della Rally2 è altissimo. L’ho visto in Portogallo e Marocco. Vincere sarebbe incredibile, ed è il mio obiettivo. Ho un buon feeling con la moto. La Honda CRF450RX Rally è ben bilanciata, è piacevole da guidare. Per il resto sto imparando, siamo solo all’inizio".

Che sensazione è avere tuo padre alla gara?
"E’ il mio primo riferimento, mi ha sempre sostenuto per cui è molto bello condividere questa avventura. E’ il primo a non mettermi pressione".

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