Lucci: "Navigazione e testa fredda, così affronto la Dakar"
Il pilota del team RSMoto HRC Race Service è l'italiano di punta alla Dakar 2026 e ci ha raccontato come affronta questa nuova esperienza nella gara più dura del mondo.
Paolo Lucci, RSMoto HRC Race Service
Foto di: Maria Guidotti
Al via con i colori RSMoto HRC Race Service, Paolo Lucci è il più veloce degli italiani. Le origini non mentono. Originario di Castiglion Fiorentino, la città della leggenda della Dakar Fabrizio Meoni, Paolo è arrivato secondo della Rally2 nel 2023 ed ancora oggi è il pilota di riferimento per gli azzurri alla Dakar 2026. Lo abbiamo incontrato a Yanbu, bivacco di partenza, del Prologo e della prima tappa della 48esima edizione.
Questo è il secondo anno con Honda. Come ti senti con la CRF 450 Rally RX?
"Mi trovo molto bene con questa moto, è un progetto relativamente giovane ma la moto sulla carta è molto competitiva".
Possiamo definirla quasi una moto factory?
"A livello di Rally 2 direi di sì. Durante l’anno ho cercato di adattarla al mio stile di guida con l’aiuto di Simone Agazzi e del team RSMOTO. Vediamo se il lavoro fatto pagherà in gara".
Come ti sei preparato?
"Ho fatto solo il Rally del Marocco per questioni di budget, però ho fatto anche diversi allenamenti di navigazione nel deserto tunisino, quindi credo di arrivare con una buona preparazione".
A proposito di navigazione: quanto conta oggi rispetto alla velocità pura?
"Conta tantissimo. Rispetto alla mia prima Dakar corsa nel 2022, quando la navigazione era più semplice, oggi è molto più complessa. Navigare e essere veloce allo stesso tempo fa davvero la differenza".
Paolo Lucci, RSMoto HRC Race Service
Foto di: Maria Guidotti
Gli italiani al via sono solo sei. Ti senti un po’ il capitano della spedizione?
"Diciamo di sì, almeno sulla carta. L’obiettivo è finire la gara, sbagliare il meno possibile in navigazione e soprattutto non cadere".
Guardando alla classifica, una top 20-25 è ipotizzabile?
"Credo di sì, ma è presto per dirlo. Dopo la prima settimana ne riparliamo, lì si capisce davvero come sei messo".
C’è molta differenza tra RallyGP e Rally2?
"La differenza risiede nell’esperienza. I piloti RallyGP sono quasi tutti ufficiali, 'gli danno più gas'. Il passaggio alla RallyGP avviene quando vinci il mondiale Rally2".
Ami più la sabbia o le pietre?
"Direi sabbia, però quest’anno mi sono allenato molto anche sulle rocce. Quando sono lente faccio un po’ più fatica, mentre mi sento a mio agio se il ritmo resta veloce".
Come vedi le tappe marathon?
"Quest’anno il bivacco è unico, ma con il minimo indispensabile: tenda, materasso, razione e acqua. Sarà fondamentale preservare la moto, soprattutto il primo giorno".
Paolo Lucci, RSMoto HRC Race Service
Foto di: Maria Guidotti
Come te la cavi con la meccanica?
"Faccio la manutenzione ordinaria sulla moto d’allenamento, ma non mi spingo oltre".
Il tuo punto di forza?
"Spero la navigazione".
Vieni da Castiglion Fiorentino, un luogo che richiama subito Fabrizio Meoni...
"Conosco bene Gioele (il figlio, ndr), ma in generale tutto Castiglion Fiorentino è molto legato alla figura di Fabrizio, per quello che ha fatto sia a livello sportivo che umano".
Oggi molti giovani iniziano direttamente dai rally raid...
"Sì, ed è affascinante. L’età media si è abbassata in tutti gli sport. La Dakar oggi attira giovani che scoprono un mondo diverso: non è enduro, non è motocross, è un mix unico".
Cos’è per te la Dakar?
"È la mia passione per il deserto unita alla competizione. È la regina dei rally: ci sono i migliori al mondo e puoi misurarti con loro".
Ti sei mai sentito davvero perso?
"Non tanto nel deserto, quanto nell’organizzare la gara da privato. Investi un anno di tempo e risorse in una sfida che può andare benissimo o l’opposto per mille motivi. E allora ti chiedi se ne vale la pena. Ma poi, alla fine, sei di nuovo al via".
Watch: Dakar 2026: Tappa 1
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