Jurassic Dakar: la (bella) storia di una Pajero che corre per chi lotta contro il cancro
Nel bivacco c'è una vettura che ha catturato l'attenzione, la “Jurassic Dakar”, una Mitsubishi Pajero del 1994 con livrea ispirata al film Jurassic Park, ma che promuove anche un progetto solidale, sostenendo opere di beneficenza e la Pink Bubble Foundation, che aiuta giovani malati che stanno lottando contro il cancro.
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Quando si cammina tra le tende del bivacco della Dakar capita di scoprire in storie inaspettate. È un luogo in cui il rombo dei motori si mescola alla polvere, alla fatica, alle notti trascorse nelle tende. a ogni tanto, tra un camion d’assistenza e una macchina coperto di sabbia, spunta qualcosa che cattura lo sguardo e costringe a fermarsi. Proprio come è accaduto davanti a una Mitsubishi Pajero del 1994.
Una vettura che, a leggerne il nome, potrebbe non dire molto, confondendosi tra le tante che partecipano alla Dakar Classic, custodi del passato della prova di resistenza più leggendaria del motorsport. Un nome che sembra anonimo, eppure quella Mitsubishi Pajero del 1994 ha qualcosa di diverso, un dettaglio che la separa da tutte le altre macchine del bivacco, pronta a far sentire il suo... ruggito.
La chiamano “Jurassic Dakar”, e già il nome strappa un sorriso: la livrea riprende infatti colori e stile delle iconiche auto del primo film di Jurassic Park, quelle con cui i visitatori avrebbero dovuto attraversare l’isola durante il tour guidato per osservare i dinosauri nelle aree dedicate (sempre ammesso che sia "previsto che si vedano dei dinosauri nel parco dei dinosauri?”).
Jurassic Dakar
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Verde, giallo, rosso: un tocco vintage e un’idea che definire originale sarebbe riduttivo, capace di far vibrare il cuore di chi allora (e ancora oggi) ama quel film. Un progetto nato da un guizzo di follia, dal desiderio di creare qualcosa di appariscente, unico, diverso da ogni altra vettura del parco. Le auto di Jurassic Park erano pensate per evocare avventura e meraviglia; e in fondo, seppur in modo diverso, lo stesso fa anche la Dakar.
“Cercavo qualcosa di folle. Questa [Mitsubishi Pajero] è una macchina comune, non è interessante. Ma volevo qualcosa che facesse girare la testa, qualcosa per cui la gente si fermasse. E ora tutti conoscono la Jurassic Dakar, quindi ha funzionato benissimo”, racconta a Motorsport.com il pilota ceco Ondřej Klymčiw, che può vantare di aver partecipato a numerose Dakar nel corso della sua carriera.
Eppure, dietro ai colori sgargianti e al richiamo cinematografico, c’è molto di più. C’è una storia che non parla soltanto di motori, ma di persone. Un significato speciale, perché accanto ai colori di Jurassic Park sulla carrozzeria spicca anche un rosa acceso, che si intreccia con il resto della livrea dando vita a qualcosa di davvero unico. 
È il colore della Pink Bubble Foundation, un’organizzazione che sostiene adolescenti e giovani adulti sotto i trent’anni che lottano contro il cancro. Li chiamano “bolle”, perché l’obiettivo è proprio quello di proteggerli: offrire un luogo sicuro, una comunità, la sensazione concreta di non essere soli, soprattutto quando la malattia purtroppo spinge verso l’isolamento.
“La PinkBubble Foundation li supporta in ogni fase della loro giovane età. Li aiutano con la scuola, o dopo gli interventi chirurgici. Qualche tempo fa c’era un ragazzo, il cancro gli era tornato per la terza volta, aveva solo diciannove anni. Il suo sogno era incontrare il Dalai Lama. E il Dalai Lama disse di sì, passando un’ora con questo giovane. Cercano di aiutarli in tanti modi diversi, anche psicologicamente, perché alcuni devono restare isolati e non possono vedere nessuno a causa della malattia. A volte serve un letto nuovo, o una bicicletta, o qualsiasi cosa possa rendere la vita un po’ più sopportabile”.
Quel tocco di rosa acceso assume così un significato molto più profondo: diventa un modo per sfruttare la visibilità della Dakar e di una livrea già di per sé iconica per lanciare un messaggio che merita di essere ascoltato. “Abbiamo visto la Dakar come un’opportunità. Abbiamo visibilità, quindi invece di usarla solo per mostrare un bel design, possiamo farne qualcosa di significativo: far conoscere questa organizzazione e aumentare la consapevolezza in Repubblica Ceca”.
Jurassic Dakar
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Una collaborazione che rientra in quell’idea di rendere questa auto davvero unica. Grazie a questa iniziativa sono stati infatti raccolti oltre 60.000 euro, con il sostegno dei partner e dei fan, che possono contribuire al progetto aggiungendo il proprio nome sulla vettura o acquistando gadget i cui ricavati vengono destinati alla fondazione.
“Due anni fa lo abbiamo fatto per le persone in sedia a rotelle. Dai nostri fan e dai nostri partner abbiamo raccolto 60.000 euro per chi ne aveva bisogno. Non è solo correre, bruciare carburante e gomme. La seconda cosa importante è che voglio mostrare ai miei figli che bisogna prendersi cura degli altri. Se puoi aiutare, fallo”.
La sua voce non ha nulla di retorico. È il tono di chi ha trovato un modo semplice, diretto, quasi naturale di trasformare una passione in qualcosa che lascia un segno. E tutto è nato quasi per caso: “Ho dei bambini, e quando sono in autostrada e mi viene un’idea folle, guardo su Google. Ho trovato Pink Bubble. Avevano un bel sito, un bel design, l’idea era bella. Ci ho pensato qualche minuto e poi ho chiamato subito il responsabile del progetto. Il primo contatto è stato subito positivo, così abbiamo deciso di fare questo per beneficenza. È una piccola cosa, ma è significativa”.
E forse è proprio questo il bello della corsa più dura del mondo: tra una duna e l’altra, tra una vettura che riposa e una notte gelida, si trovano storie che scaldano il cuore. Storie che ricordano che anche nel deserto e in un piccolo mondo che si sposta ogni giorno ci si può imbattere in qualcosa di profondamente umano.
Watch: Dakar 2026: Tappa 1
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