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Intervista

Dakar | Dacia, la team principal: "Per noi è l'anno della maturità. Con Moraes ci sentiamo più forti"

Tiphanie Isnard non si nasconde: Dacia punta alla vittoria assoluta nella classe Auto dopo un 2025 di rodaggio. L'aggiunta di Moraes rafforza ulteriormente una line up già fortissima e la Sandriders ora è più leggera e resistente.

#223 The Dacia Sandriders Dacia: Lucas Moraes, Dennis Zenz

#223 The Dacia Sandriders Dacia: Lucas Moraes, Dennis Zenz

Foto di: Red Bull Content Pool

Dakar 2026 | Dacia Sandriders

Tutti gli articoli che riguardano il team Dacia Sandriders alla Dakar 2026

Yanbu - E’ solo il secondo anno ma i riflettori sono puntati su Dacia. Il team si distingue al bivacco per l’approccio giovane e fresco, ma dietro si nasconde la volontà di fare bene. Con l’arrivo del campione del mondo Moraes, lo schieramento si rafforza e l’armata a quattro punte non ha più scusanti. Ne abbiamo parlato con la giovane team principal francese Tiphanie Isnard.

Possiamo considerare questo l’anno della maturità?
“Decisamente. Il campionato del mondo ci ha aiutato molto. Abbiamo fatto tanti chilometri e tanto sviluppo. Siamo cresciuti insieme come team, implementando soluzioni importanti. Possiamo parlare di maturità, sì”.

Quali sono i punti di forza di ciascun pilota?
“Sono tutti diversi, ma molto professionali e complementari. Nasser (Al-Attiyah) ha un’enorme esperienza del terreno e sa anticipare le difficoltà. Sébastien (Loeb) è super competitivo, velocissimo, e con il nuovo co-pilota (Edouard Boulanger) ha acquisito ancora più esperienza e maturità. Cristina (Gutierrez) è una giovane pilota in crescita, porta talento e nuove idee. Lucas (Moraes) è gentile, intelligente, molto promettente, si è ben integrato nel team”.

Quando avete deciso di schierare una quarta vettura?
“È successo a metà della scorsa stagione. L’idea era rafforzare le forze in campo. Sentivamo che con tre auto non potevamo lottare alla pari con gli altri team: serviva una quarta vettura per aumentare le possibilità di vittoria”.

Lucas Moraes era già il primo della lista prima ancora che diventasse campione del mondo?
“Sì. Ovviamente avevamo valutato anche altri nomi, ma Lucas è stato scelto per le sue prestazioni e per il suo stile di guida. Ha disputato ottime gare, ha lottato con Nasser ad Abu Dhabi ed è andato molto vicino alla vittoria. Ha grande potenziale un Inoltre ed incarna perfettamente lo spirito Sandriders: è una persona molto positiva, facile da integrare nel team”.

Quali sono le principali modifiche che avete apportato alla vettura per migliorarla?
“Dall’ultima versione dell’auto, abbiamo lavorato su tanti aspetti per risolvere, per esempio, i problemi di affidabilità con le ventole, soprattutto a livello elettronico. Ora abbiamo una ventola diversa, con elettronica differente, e questo ci rende molto più sicuri sull’affidabilità. Durante l’anno abbiamo introdotto progressivamente anche migliorie per alleggerire il peso. Abbiamo una carrozzeria più leggera, modifiche al sistema del convertitore DCDC, che prima dipendeva molto dall’aria condizionata, mentre adesso è raffreddato ad acqua e tutto questo aumenta notevolmente l’affidabilità”.

Da donna, così giovane e con tante responsabilità, senti di dover sempre dimostrare qualcosa?
“In parte sì. A volte dobbiamo dimostrare il doppio e ripetere le cose più volte rispetto agli uomini. Ma ci sono anche vantaggi: quando chiediamo qualcosa, spesso le persone reagiscono con meno aggressività. A volte basta un sorriso per ottenere l’ultimo sforzo dal team”.

C’è stato un momento in cui hai dovuto prendere una decisione da sola e sentire tutto il peso della responsabilità?
“Sì, succede in ogni rally. A volte devo decidere da sola e il team deve seguirmi. In quei momenti devo fidarmi di me stessa e delle mie convinzioni, facendo ciò che ritengo giusto per la squadra. Finora mi hanno seguita”.

Infine, quale l’obiettivo?
“Vogliamo vincere, ma restiamo umili e con piedi per terra perché questa gara chiede rispetto”.

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