Quando Stoner negò alla Honda il vero "dream team"

In questo giorno del 2012, Casey Stoner ha sganciato una bomba, annunciando che si sarebbe ritirato a fine stagione. Quel giovedì pomeriggio, in Francia, il doppio campione del mondo di MotoGP ha distrutto le speranze della Honda di formare il "dream team" definitivo nel 2013.

Quando Stoner negò alla Honda il vero "dream team"

Il 17 maggio 2012, il più grande enigma della MotoGP ha sconvolto il mondo alla vigilia del Gran Premio di Francia, quando Stoner ha annunciato il suo ritiro dalle corse a soli 27 anni, nonostante fosse appena entrato nella sua settima stagione nella classe regina.

E' un argomento che ancora oggi suscita molte discussioni e confusione. Probabilmente il pilota con il talento più naturale che abbia mai gareggiato su un circuito, la cui breve carriera in MotoGP è stata un turbinio di successi.

Dopo una stagione di debutto solida, anche se con qualche incidente di troppo, sulla Honda del Team LCR nel 2006, Stoner ha lasciato tutti a bocca aperta quando ha guidato la Ducati al suo unico titolo nella classe regina nel 2007, con 10 vittorie in 18 round.
Nelle stagioni successive ha continuato a fare bella figura sulla Desmosedici, chiudendo secondo solo a Valentino Rossi nel 2008 ed ottenendo altre sette vittorie nelle due stagioni successive, dimostrando di essere l'unico pilota in grado di fare qualcosa di importante in sella ad una moto estremamente difficile.

Sentendosi disprezzato dalla Ducati, mentre tentava di corteggiare Jorge Lorenzo della Yamaha per il 2011, si è trasferito alla Honda nel 2011 e nella stessa stagione ha conquistato un secondo titolo mondiale, sempre con 10 vittorie. Non c'era quindi alcun dubbio su chi fosse il favorito in vista del grande cambio regolamentare della MotoGP, con il passaggio dalle 800cc alle 1000cc previsto per il 2012.

Nonostante un inverno difficile, in cui la RC213V è stata duramente colpita da alcune modifiche tardive alle regole sui pesi e da una nuova costruzione del pneumatico anteriore Bridgestone (che ha causato terribili vibrazioni all'anteriore), così come problemi di "arm pump" per Stoner, l'australiano si è classificato terzo in Qatar e ha vinto i due round successivi in Spagna e Portogallo presentarsi a Le Mans con un punto di vantaggio.

Le voci sul ritiro si erano già sparse prima della gara dell'Estoril, attraverso la stampa spagnola. Stoner le aveva smentite all'epoca, ma il dubbio si era insinuato nella sua mente.

La MotoGP ha introdotto il nuovo e radicale regolamento CRT (Claiming Rule Team), che - nel tentativo di aumentare il numero di moto sulla griglia di partenza, che era in calo - ha permesso alle squadre di utilizzare moto in parte derivate dalla produzione.

All'epoca, il promoter della serie Dorna Sports aveva minacciato i costruttori di riferimento, Honda e Yamaha, che le CRT sarebbero state il futuro della classe se non si fossero unite nella visione che Dorna aveva di rendere il campionato più competitivo. Stoner odiava il concetto di quelle moto, odiava il fatto che i migliori piloti CRT fossero ammessi al parco chiuso dopo le gare, e odiava la prospettiva che un giorno avrebbe potuto gareggiare con le CRT.

Casey Stoner, Repsol Honda Team

Casey Stoner, Repsol Honda Team

Photo by: Repsol Media

Ma questo era solo uno dei fattori che ronzavano nella sua mente. L'altro lato, e in realtà la forza trainante della sua decisione di ritirarsi, era la sua antipatia per tutto ciò che riguardava le gare motociclistiche: le attività di PR, i rapporti con la stampa e i viaggi incessanti.

"Ci sono molte analogie nel modo in cui Agassi (la star del tennis Andre) e Casey hanno vissuto la loro vita sportiva" ha detto Livio Suppo, team principal di Stoner sia in Honda che in Ducati, a Motorsport.com. "Amavano questo sport, ma nel frattempo odiavano molte cose che lo circondano e Casey non amava tutte le attività di PR e i viaggi".

"Aveva viaggiato per tutta la vita e aveva fatto di tutto... Voglio dire, fino a 27 anni, non ha fatto altro che gareggiare, fin da quando era un ragazzino".

Dopo un'infanzia passata a "fare a pezzi" le piste sterrate dell'Australia, la famiglia di Stoner - fin troppo consapevole di ciò che il talento del giovane Casey poteva portargli - ha sradicato la propria vite per promuovere la carriera di Casey.

Stoner è finito in Gran Bretagna, vivendo in una roulotte con i suoi genitori mentre correva sulla scena nazionale e ha rapidamente lasciato il segno, facendo qualche incursione nell'Europeo e nel Mondiale, prima del suo debutto a tempo pieno nella classe 250cc, nel 2002.

Nella sua autobiografia "Oltre ogni limite", Stoner scrive di essere convinto che ci sia stata una fuga di notizie dalla Honda alla stampa, che ha alimentato la voce del ritiro. Una tattica che crede sia stata pensata per spingerlo a firmare. All'epoca, la Honda gli aveva proposto un importante rinnovo per il 2013, ma fu inutile.

"Eravamo molto tristi, soprattutto Nakamoto-san (allora presidente della HRC" ha ricordato Suppo quando Motorsport.com gli ha chiesto quali fossero i suoi sentimenti quando Stoner ha notificato alla Honda i suoi piani. "Nakamoto era innamorato di Casey perché è stato il primo pilota a riportare l'HRC al titolo (nel 2011). Aveva molto rispetto per lui ed era davvero triste".

"Ma non c'è niente che potessimo fare veramente, se non dire: 'Possiamo fare un altro anno? Ti pagheremo molto bene, ecc'. Ma non era una questione di soldi, soprattutto con un ragazzo come Casey. Se lui credeva che fosse arrivato il momento giusto per fermarsi, non c'era davvero nulla che si potesse fare".

Stoner ha annunciato il suo ritiro nella conferenza stampa pre-evento di giovedì a Le Mans. Al di là della tendenza al ribasso che queste cose tipicamente assumono, Stoner ha messo in chiaro il dispiacere che aveva provato. Casey non è mai stato uno che si tira indietro dal dire quello che pensa, quindi è stato un modo molto da Stoner di congedarsi.

La storia ci mostra che Dani Pedrosa sarebbe rimasto con la Honda, con Marc Marquez che si è unito a lui con un ingaggio reso possibile dalla cancellazione della regola rookie in MotoGP, che impediva che un debuttante potesse correre per una squadra ufficiale nel primo anno della sua carriera nella classe regina.

Ma il ritiro di Stoner ha portato via la possibilità di un'avvincente realtà alternativa che si poteva concretizzare in Honda. All'epoca, tutto era stato messo a punto perché Stoner fosse compagno di Marquez per il 2013 - un vero "dream team".

Casey Stoner, Repsol Honda Team

Casey Stoner, Repsol Honda Team

Photo by: Bridgestone Corporation

"In sostanza, Marc era già sotto contratto con noi perché abbiamo fatto il contratto nel 2011, mentre correva in Moto2" ha detto Suppo a Motorsport.com. "Aveva un contratto di un anno per la Moto2. Quindi, l'idea originale era di fare la coppia con Casey e Marc, poi vedere cosa fare con Dani".

Per molti versi, Marquez - in termini di guida - è un clone di Stoner. Come compagni di squadra nel 2013, su quello che era un pacchetto Honda molto forte, sarebbero stati una forza della natura - anche se Suppo ritiene che, per la squadra, avrebbe potuto esserci qualche mal di testa in più.

"Non so esattamente come sarebbe stato avere entrambi nella stessa squadra, perché di sicuro Marquez è stato velocissimo fin dall'inizio" ha aggiunto Suppo. "Quindi, in termini di spettacolo e per i tifosi, sarebbe stata una squadra da sogno. Probabilmente per noi, che avremmo dovuto gestirla, sarebbe stato un po' più difficile, un po' diverso".

Stoner ha dovuto affrontare una dura opposizione a suo tempo, contro avversari del calibro di Rossi, Lorenzo e Pedrosa. Ma Marquez gli avrebbe sicuramente offerto la sua sfida più grande. Sarebbe bastato questo per convincere Stoner a prolungare ulteriormente la sua carriera?

"E' impossibile rispondere" ha detto Suppo. "Non ne ho proprio idea". In termini di velocità, era difficile spingere Casey più di quello che già faceva da solo. Non so, ma penso che sarebbe stato interessante vedere le loro battaglie in pista".

Sicuramente sarebbe stato sicuramente interessante. Non che la Honda si sia davvero persa troppi successi nei sette anni successivi.

Stoner avrebbe sicuramente potuto vincere il titolo anche nel suo ultimo anno, ma tre gare a riposo a causa di un infortunio alla caviglia a metà stagione hanno ridotto le sue chance, obbligandolo ad accontentarsi del terzo posto a fine stagione.

Stoner poi è rimasto nella famiglia Honda come collaudatore, anche se il sodalizio si è poi inacidito a seguito di un blocco dell'acceleratore con la CBR1000RR alla 8 Ore di Suzuka 2015, che causò a Stoner una forte caduta, con la rottura della scapola e la frattura della tibia.

Nell'era post-Stoner della MotoGP, Marquez ha più o meno spazzato la memoria dell'australiano sotto il tappeto in casa HRC, conquistando sei titoli in sette anni nella classe regina.

La Honda sembrava essersi finalmente assicurata il dream team che Stoner le aveva negato nel 2012, quando nel 2019 ha messo sotto contratto Jorge Lorenzo, reduce da una parentesi con più bassi che alti in Ducati.

La realtà però è stata molto diversa, perché Jorge era solo la quarta opzione della HRC, dopo Johann Zarco, Andrea Dovizioso e Joan Mir, e il risultato finale è stato un incubo che ha messo fine alla carriera dello spagnolo.

Durante il suo periodo come collaudatore Ducati, dal 2016 al 2018, Stoner è arrivato vicino a fare una comparsa come wild card, ma non è mai successo e ora si sta godendo la vita con la sua famiglia, nella sua Australia.

Lo schieramento originale della Honda nel 2013 rimane la più grande "sliding door" della MotoGP. Purtroppo, la prospettiva di una formazione Stoner/Marquez in Honda rimarrà per sempre sepolta nel regno della fantasia dei fan della MotoGP.

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