Intervista
Formula E Visita alla scuderia Venturi
Baldet, Venturi: “L’elettrico non è un'idea a lungo termine, è l’oggi!”
Nel corso dell’intervista esclusiva che il direttore tecnico della Venturi ci ha concesso nel quartier generale della squadra a Montecarlo si è parlato del futuro della Formula E e della tecnologia elettrica che verrà...

Chiara Rainis
Modificato: 13 ott 2017, 11:43
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Oltre a farci un bilancio della stagione 3 vissuta dalla scuderia monegasca, Franck Baldet ci ha spiegato in maniera dettagliata la natura di alcune novità che vedremo nella serie e svelato i prossimi programmi e progetti del marchio Venturi.
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Lo ha fatto offrendo la proprio opinione sullo strumento più amato dai tifosi, ossia il FanBoost, sull’Halo, che verrà introdotto a partire dal 2018, e sull’ingresso di Case importanti come Audi, BMW, Mercedes e Porsche, motivo di interesse e ugualmente di timore per i team più piccoli, meno forti economicamente.
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Innanzitutto parliamo di formazione. Per sua stessa ammissione, in questa stagione, la chimica macchina-pilota non ha funzionato secondo le attese. È facile quindi immaginare un cambio e, magari, l’ingaggio di una giovane della Formula 1 come Pascal Wehrlein…
“Su Pascal non so che cosa rispondere. Ad ogni modo è presto per decidere la line up. Ci restano ancora alcuni giorni per fare i test e le dovute valutazioni. Il responso definitivo arriverà il prossimo 29 settembre”.
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Sempre a proposito di futuro, dalla stagione 5 gareggerete con una sola vettura. Non teme che questo nuovo format possa togliere spettacolo alle gare?
“A mio avviso, le due monoposto sono state perfette per dare il via ad una categoria innovativa, anche se l’esigenza di cambiare auto a metà corsa ha alimentato perplessità circa la capacità di stoccare energia e ricaricare le batterie, facendo uno spot non particolarmente positivo alla tecnologia. È tuttavia innegabile che sia stato un elemento cardine dello show, perché creava delle incognite tra possibili problemi tecnici, ‘unsafe release’, o un’uscita dall’auto da parte del pilota non abbastanza tempestiva. Inoltre, permetteva di giocare con la strategia. Ad esempio, lo scorso luglio in Canada Maro Engel, a causa di una brutta qualifica, è stato costretto a partire ultimo. A quel punto dal box, affidandoci all’eventualità di una Safety-Car, abbiamo deciso di fargli fare un primo stint di corsa breve ed aggressivo per avanzare di qualche posizione, pur sapendo che nella seconda avrebbe faticato. Alla fine non c’è stato alcun incidente, altrimenti avrebbe terminato tra i primi sette. Questo provvedimento, invece, metterà tutto nelle mani del pilota. Credo, dunque, che si dovrà trovare un’alternativa per mantenere viva la competizione, purché non si tratti di qualcosa di artificiale, tipo un pit-stop fatto giusto per e non per un motivo reale”.
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I vostri cambi dispongono di un massimo di 2 marce. Ritiene che nei prossimi campionati si manterrà questa direzione?
“In teoria tutti vorrebbero la monomarcia per risparmiare anche quei 60 millisecondi che ci vogliono per la cambiata. In realtà se ciò è buono per la qualifica, in gara è diverso. Lì si cerca l’efficienza e avere qualche rapporto in più può risultare vantaggioso poiché consente di lavorare al punto ottimale. Noi come Venturi saremmo dell’idea di inserire un ‘gearbox’ fino a 3 marce per sfruttare al massimo i 28 kW/h, pur mantenendo i consumi ridotti. A questo proposito, dal torneo 2018-2019 in poi le auto saranno equipaggiate di uno speciale brake-by-wire, per gestire al meglio la frenata, e la capacità di recupero passerà da 150 kiloWatt a 250”.
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Uno degli elementi più curiosi della serie è il FanBoost, uno strumento capace di trasformare il pubblico in protagonista…
“È bene sottolineare che la Formula E è stata la prima competizione motoristica ad aver permesso ai tifosi di interagire in maniera tanto importante, influenzando addirittura l’esito di una corsa. In pratica da casa si può votare per il proprio beniamino. Dopo 10 minuti di gara vengono pubblicati i risultati e al migliore viene data l’opportunità, quando vuole, di utilizzare 200 kW, azionando un bottone o una paletta, per 100 kiloJoule, ossia per tre secondi. Nelle stagioni 1 e 2 si poteva usare su entrambe le macchine, dalla 3 invece soltanto sulla seconda. Sebbene, a mio avviso sia bellissimo poter dare voce ai tifosi, raramente è capitato che un ePrix sia stato ribaltato dal FanBoost. Forse bisognerebbe aumentare lo spazio di impiego. Qualcuno ha addirittura proposto di estenderlo a tutti, ma in questo modo cadrebbe la funzione dell’audience”.
Dall’ePrix di Hong Kong del prossimo dicembre, il punto di bonus per il giro veloce verrà assegnato soltanto a chi è in top 10. Che cosa pensa di questa modifica?
“È giusto, perché se i primi dieci hanno fatto un’ottima gara, si sono saputi gestire dimostrandosi rapidi, è bene che vengano ricompensati. Tuttavia bisogna ammettere che noi spesso abbiamo beneficiato della vecchia regola che valeva per tutti i partecipanti. Soprattutto Maro Engel si è trovato diverse volte vittima di incidenti allo start, per cui, sapendo di non poter raccogliere molto, facevamo il giro veloce per fare show e recuperare qualche punto”.
Il Presidente della FIA, Jean Todt, ha dichiarato che le auto in pista dal torneo 2018-2019 saranno molto diverse da quelle attuali. A questo punto, che cosa dobbiamo aspettarci?
“Per ora abbiamo visto degli schizzi su Internet, ma sono soltanto delle idee. Scopriremo più avanti come saranno davvero, ma credo che avranno un’impronta al 100 per cento Formula E”.
In questi mesi si è fatto un gran parlare dell’introduzione dell’Halo come protezione dell’abitacolo delle monoposto. Lei che cosa ne pensa?
“La sicurezza è importantissima e difatti anche noi lo adotteremo dal prossimo campionato. Quello che si è vissuto con Jules Bianchi non deve essere ripetuto, quindi qualsiasi soluzione è ben accetta. Non so se quella designata sia la migliore, ma se gli esperti hanno scelto l’Halo l’avranno fatto oculatamente”.
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La Formula E è diventata terra di conquista dei grandi marchi. Ritiene che il loro arrivo sarà un incentivo ad azzardare di più anche a livello tecnico?
“Sì, assolutamente. Le scuderie che sono presenti dall’inizio avranno sempre dalla loro l’esperienza, ma i nuovi brand, partendo da un foglio bianco, porteranno idee inedite, voglia di sperimentare e creatività. Dall’altro lato se accanto alle varie Renault, Audi e Jaguar, si affiancheranno BMW, Porsche e Mercedes, per i piccoli come noi di Venturi, Dragon o Mahindra sarà più complicato sopravvivere avendo loro altri budget. Detto ciò, sarebbe bello poter avere nel gruppo un costruttore nipponico in modo da accontentare tutti i continenti”.
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Infine, che cosa rappresenta per la Venturi la categoria elettrica e quali sono i vostri prossimi impegni?
“Il bello della Formula E è che si può provare in anteprima quello che poi si vedrà sulle vetture di produzione. Ma non nel lungo termine, nel giro di pochi mesi. Insomma, l’elettrico è oggi e noi appoggiamo al 100 per cento il suo messaggio che è quello di non sprecare inutilmente, proteggere l’ambiente e contenere i costi. Circa i progetti in essere invece, ci concentreremo essenzialmente sulla Formula E, l’Antartica, per le esplorazioni a -40 gradi centigradi e il VBB3, per il record di velocità. Tre esperienze tecnologiche estreme”.
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