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Mercedes: la resurrezione si somma al flop Red Bull

Bottas e Hamilton conquistano la prima fila nel GP del Messico dopo una qualifica che ribalta tutti i verdetti emessi dalle prove libere, quando era la Red Bull a dominare il campo. La pista finalmente con più grip è andata nella direzione delle frecce nere, mentre le monoposto di Milton Keynes hanno patito una scivolosità imprevista. Cosa è successo per cambiare in modo così drastico i valori del weekend?

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La stagione 2021 di Formula 1 sarà ricordata a lungo. Al di là di quelli che saranno i verdetti finali, questo mondiale si sta rivelando una sorgente inesauribile di sorprese, con continui cambi di gerarchie che capovolgono puntualmente gli scenari.

Prima delle qualifiche nel paddock di Citta del Messico gli unici dubbi erano su quale delle due Red Bull avrebbe ottenuto la pole position, visto che su Sergio Perez l’aria di casa sembra avere effetti benefici. Chi avesse ipotizzato uno scenario differente, sarebbe stato deriso.

Eppure dopo un’ora e mezzo è stata la Mercedes a mettere a segno l’1-2 più clamoroso della stagione (fin qui, ovviamente) con Valtteri Bottas incredulo poleman e Lewis Hamilton mai così felice nell’apprendere dal suo ingegnere di essere in seconda posizione.

L’exploit è stato accolto nel box Mercedes come i successi mondiali del 2017 e 2018, ottenuti proprio sul circuito Hermanos Rodriguez. Toto Wolff, braccia al cielo, è corso ad abbracciare Bottas sul muretto box, e anche lo stesso Hamilton (che in mattinata era apparso decisamente scoraggiato dal margine di sei decimi che lo separava dalle Red Bull) si è felicitato con Bottas e con la squadra esaltando il lavoro fatto.

Ma cosa è accaduto nell’ora di qualifica? Cosa ha causato il ribaltone più clamoroso della stagione? Tanti fattori. Il primo, e probabilmente il più significativo, è stato il cambiamento della pista. Dopo lo stato inaccettabile dell’asfalto visto nelle prove libere di venerdì, anche stamane in alcuni tratti il tracciato presentava lunghi tratti di filler, resosi necessario a causa di una perdita d’olio accusato da una monoposto di Formula 4 durante una gara di contorno.

Finalmente prima delle qualifiche l’asfalto è diventato accettabile, con un livello di grip che è progressivamente aumentato giro dopo giro. Una manna per la Mercedes, trovatasi subito a più agio con un livello maggiore di aderenza.

Il miglior tempo nel Q1 di Bottas è però passato quasi inosservato, visto che Verstappen in un solo ‘run’ ha ottenuto un tempo sufficiente a garantirgli il terzo posto assoluto. Poi nel Q2 nel box Red Bull è suonato l’allarme: con le temperature che aumentavano e la pista sempre più gommata, Hamilton (con le medie) si è portato al comando. Questione di gomme ‘gialle’? No, perché venti minuti dopo le due Mercedes hanno monopolizzato la prima fila. “Non sappiamo neanche noi come sia stato possibile”, ha commentato Lewis, e non solo il campione del Mondo è stato a corto di spiegazioni.

L’impressione è che mentre la pista (ed il lavoro di setup) è andato incontro a Mercedes, parallelamente nel box Red Bull non tutto sia andato come previsto. Il gap finale tra Verstappen e l’ottimo Pierre Gasly (quinto) è stato di 0”231, un dato che conferma come le due RB16B non siano riuscite ad esprimere tutto il loro potenziale.

A completare il pomeriggio da incubo del tandem Red Bull c’è stata anche l’incomprensione finale con Yuki Tsunoda, che dopo aver tirato la scia a Gasly procedeva in pista a passo ridotto per rientrare ai box.

Arrivato alla curva 10, e avvisato del sopraggiungere alle sue spalle delle due Red Bull lanciate nell’ultimo giro veloce, il giapponese si è spostato nella via di fuga, una manovra che ha distratto Perez che ha mancato clamorosamente la frenata, rischiando la stessa AlphaTauri. Il caos ha rovinato anche il giro del sopraggiungente Verstappen, che però nel primo settore non aveva realizzato un tempo da pole position.

Il team di Faenza ha comunque festeggiato l’ottima posizione di Gasly, confermatosi all’altezza delle (alte) aspettative, ed in grado di precedere le due Ferrari. Il bilancio finale del Cavallino (sesta piazza per Sainz, ed ottava per Leclerc) è inferiore alle aspettative, ma l’impressione è che oggi siano stati i piloti a non garantire il solito valore aggiunto, ed in particolare Leclerc. I

l monegasco ha ottenuto il suo miglior tempo del pomeriggio nella sessione Q1, un dato che conferma il pasticcio nella Q3, come poi ammesso dallo stesso Charles. La sesta posizione di Sainz salva il bilancio di giornata, e permette alla Ferrari di precedere la McLaren meglio piazzata, ovvero quella di Ricciardo, settimo. Per Carlos ci sono stati attimi di tensione quando all’uscita dei box della Q1 la power unit ha avuto un blackout, problema poi risolto dagli ingegneri con una buona dose di sangue freddo.

Per la Scuderia le prospettive in vista della gara di domani non sono comunque male, vista la velocità di punta confermata al termine del lungo rettilineo messicano. Le possibilità di uscire da Città del Messico davanti alla McLaren nella classifica Costruttori sono intatte, un po' meno quelle di provare un assalto al podio. Ma in una stagione come questa, meglio non sbilanciarsi troppo.

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