F1 | Red Bull: meglio ballare da sola che con partner "ingombranti"
La partnership con la Porsche si è arenata perché a Milton Keynes hanno fatto capire chiaramente di non avere alcuna intenzione di perdere la propria autonomia. La volontà è di essere in grado di produrre un'intera monoposto di F1 in autonomia, pur tenendo la porta aperta ad eventuali partnership, magari proprio con la Honda. A patto però di mantenere sempre un ruolo di forza.
Dopo l’annuncio diramato dalla Porsche ieri mattina, la Red Bull ha confermato in serata la sua strategia futura sul fronte power unit. Lo scenario diventa sempre più chiaro, ed emerge la volontà di Christian Horner ed Helmut Marko di rendere la struttura di Milton Keynes una realtà indipendente, in grado di realizzare in autonomia una monoposto di Formula 1, power unit inclusa.
Un cambio di rotta importante, iniziato nel febbraio del 2021 con l’annuncio della nascita della Red Bull Powertrains, un dipartimento dedicato alla progettazione e realizzazione di motori arrivato oggi ad occupare ben 300 dipendenti, tra i quali diverse figure di spicco sottratte lo scorso anno alla Mercedes.
Inizialmente questa struttura sembrava destinata solo alla revisione delle power unit Honda, operazione necessaria dopo l’uscita di scena del costruttore giapponese, ma le figure professionali reclutate sul mercato degli ingegneri di settore ha subito fatto pensare ad ambizioni di altro tipo.
In questo scenario è arrivata la trattativa con la Porsche, una scelta sembrata in controtendenza rispetto ai piani originali, tuttavia una partnership tra una struttura giovane con un costruttore di grande tradizione avrebbe comunque avuto un senso in vista di un impegno importante come la realizzazione di una power unit inedita.
Christian Horner, Team Principal, Red Bull Racing
Photo by: Red Bull Content Pool
I motivi del fallimento della trattativa
Ci sono stati due aspetti che hanno portato alla rottura tra le parti, e la prima l’ha spiegata ieri lo stesso Horner. "Come premessa sottolineo che ci sono state solo discussioni, non c'era mai stato nulla di firmato o concordato. Uno dei nostri principali punti di forza è sempre stata la nostra indipendenza, il nostro rapido processo decisionale e la mancanza di burocrazia".
"Fondamentalmente siamo una squadra corse e questo ci consente di prendere decisioni molto velocemente, come deve essere in un team da corsa. Abbiamo visto in tante occasioni esempi di Costruttori meno autonomi nel loro processo decisionale e questo è stato un aspetto chiave nella ricerca della protezione considerando il mondo in cui operiamo".
Il riferimento è ovviamente alla richiesta di Porsche di entrare nel pacchetto azionario della squadra con l’acquisto del 50% di Red Bull Technology, un accordo che avrebbe ridisegnato il consiglio d’amministrazione della squadra limitando il potere decisionale del tandem Marko-Horner.
Una prospettiva poco allettante, che ha portato Horner a confrontarsi con Chalerm Yoovidhya, figlio di Chaleo (creatore della bevanda energetica Red Bull negli anni 70) che detiene il 50% del gruppo Red Bull, per scongiurare la possibilità che venisse ceduto il 50% della squadra. E Horner è stato convincente.
C’è anche un altro aspetto che ha pesato sulla decisione di rinunciare alla partnership con Porsche, ed è legato al lavoro che sta portando avanti Red Bull Powertrains. "Abbiamo completato il nostro primo prototipo di motore V6 completo versione 2026 prima della pausa estiva – ha confermato Horner - la nostra strategia è avere motore e telaio sotto lo stesso tetto, con telaisti e motoristi seduti accanto. Ciò che è stato fatto finora è totalmente frutto del nostro lavoro, senza aiuti o consulenze esterne".
Dettaglio del muso della Red Bull Racing RB18
Photo by: Uncredited
Red Bull ballerà da sola?
Nello scenario attuale tutto fa pensare che Red Bull voglia proseguire la sua avventura in Formula 1 senza partnership tecniche. L’investimento finanziario fatto a Milton Keynes si giustifica solo con la volontà di progettare e realizzare una power unit in totale autonomia, e difficilmente una casa ufficiale potrà decidere di collaborare con un ruolo minoritario nel progetto.
E lo stesso Horner lo ha fatto capire: “Quando costruisci una power unit da zero, se pensi ad una collaborazione con una casa ufficiale la prima cosa che valuti è ‘quale valore aggiunto puoi portare?’. Devo dire che al momento non ci sentiamo svantaggiati rispetto ai nostri concorrenti”. Entro quattro settimane la Red Bull presenterà regolare richiesta di iscrizione alla FIA come motorista, diventando a tutti gli effetti un costruttore. E se la Honda manifestasse l’interesse a tornare in Formula 1?
"Qualora volessero tornare – ha chiarito Horner – la richiesta la prenderemo ovviamente in considerazione. Indipendentemente dal fatto che ci possa essere o meno un interesse sul lato batteria ed eventuali sinergie, sarebbe comunque una discussione interessante. Ma per quanto riguarda la combustione e il lato meccanico del motore, siamo su una tabella di marcia per il 2026 di cui siamo molto contenti".
Il concetto è chiaro. La Red Bull del futuro sarà equipaggiata con una power unit realizzata a Milton Keynes. La porta sarà aperta ad eventuali collaborazioni tecniche e/o ad accordi commerciali, ma sempre da un ruolo di forza.
Max Verstappen, Red Bull Racing RB18
Photo by: Glenn Dunbar / Motorsport Images
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