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Racing Point: c'è un clone che fa paura, mentre le copie no

La RP20 è per tutti una Mercedes W10 dello scorso anno capace di andare più forte grazie a power unit e cambio della Stella 2020. Quale cooperazione ha instaurato il team di Stroll con Brackley per essere considerato quello rivelazione dei test. Anche Haas e AlphaTauri hanno seguito una strada simile con minori risultati.

Racing Point: c'è un clone che fa paura, mentre le copie no

Nel mondiale 2020 c’è una proliferazione di monoposto copia: la Racing Point ha scatenato forti reazioni nel paddock solo per il fatto che la RP20 è una copia conforme della Mercedes W10 campione del mondo. I fari si sono accesi sulla macchina di Andy Green, ma è giusto chiamarla così?, semplicemente perché dal primo giorno di test invernali è andata molto forte.

Sergio Perez, Racing Point

Sergio Perez, Racing Point

Photo by: Glenn Dunbar / Motorsport Images

La Mercedes Rosa basta guardarla un po’ da vicino per scoprire che i concetti solo gli stessi della freccia d’argento dello scorso anno, ma la realizzazione di ogni particolare è molto più grezza e meno rifinita di quanto non fosse l’originale che, invece, era curatissima in ogni minimo dettaglio, anche quello più insignificante.

Lance Stroll, Racing Point RP20

Lance Stroll, Racing Point RP20

Photo by: Glenn Dunbar / Motorsport Images

Valtteri Bottas, Mercedes AMG W10

Valtteri Bottas, Mercedes AMG W10

Photo by: Steven Tee / Motorsport Images

La ragione è semplice: il team di Silverstone, per quanto possa attingere ai capitali del munifico gruppo di finanziatori capeggiato da Lance Stroll, non dispone certo delle risorse di un top team. E, allora, appare evidente che la RP20 è davvero solo una copia, per quanto somigli molto all’originale.

Power unit, trasmissione, parte delle sospensioni sono elementi 2020 vestiti sotto alla W10 ricostruita Sulla carta, quindi, la Mercedes Rosa, per quanto più pacchiana, sembra andare più forte dell’uguale W10.

Lance Stroll, Racing Point RP20

Lance Stroll, Racing Point RP20

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

Valtteri Bottas, Mercedes AMG W10

Valtteri Bottas, Mercedes AMG W10

Photo by: Jerry Andre / Motorsport Images

Le prestazioni mostrate dalla Racing Point RP20 sono strabilianti, perché fra tutte, probabilmente è la squadra che si è nascosta di più, stampando tempi molto interessanti solo con gomme di mescola più dura per non far emergere il vero potenziale e le polemiche, che non sono mancate e si riaccenderanno giovedì a Melbourne durante le verifiche del GP d’Australia.

La massima goduria di Toto Wolff sarebbe quella di portare almeno una Mercedes Rosa davanti alle Ferrari SF1000, accreditate di essere solo terza forza al debutto iridato.

Kevin Magnussen, Haas F1 Team VF-20

Kevin Magnussen, Haas F1 Team VF-20

Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images

Sebastian Vettel, Ferrari SF90

Sebastian Vettel, Ferrari SF90

Photo by: Jerry Andre / Motorsport Images

Sarebbe uno smacco pesante per il Cavallino, perché la monoposto copia della Stella sembra andare subito forte, mentre quella della Scuderia, la Haas VF-20 a Barcellona non ha certo impressionato, mentre ha mostrato belle cose l’AlphaTauri AT01 che non è altro se non una versione by Faenza della Red Bull RB15 che nel 2019 ha vinto tre GP.

L’idea del clone intercetta un nuovo modo di vedere la F1: dovrebbe alzare il livello prestazionale dei team clienti, riducendo sensibilmente i costi di ricerca. Quindi per il sistema F1 dovrebbe essere positivo.

Ma è evidente che ci sono approcci molto diversi: la sensazione è che la RP20 sia andata subito forte, senza il bisogno di troppa messa a punto, come se il team di Stroll, che usa la galleria del vento di Brackley, beneficiasse dei dati della W10.

Daniil Kvyat, AlphaTauri AT01

Daniil Kvyat, AlphaTauri AT01

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

Alexander Albon, Red Bull RB15

Alexander Albon, Red Bull RB15

Photo by: Andrew Hone / Motorsport Images

C’è stato uno scambio di informazioni oltre al supermarket tecnologico? Se così fosse, non sarebbe ammesso, ma come per le questioni legate al motore Ferrari, si entra in un terreno difficilmente dimostrabile.

Sta di fatto che è lecito il nervosismo di Gene Haas, il quale non capisce come mai la sua “Ferrarina” si sia trovata in fondo alla lista dei tempi, mentre la Racing Point ha fatto subito faville. È evidente che l’approccio dei due progetti deve essere stato molto diverso: la squadra americana (in realtà molto italiana) ha reinterpretato la Ferrari SF90 che aveva rivelato limiti evidenti, per cui la stessa AlphaTauri è partita da una base migliore della Rossa, ma non si giustificano differenze così grandi.

La Haas è entrata in F1 potendo contare sulla stretta collaborazione con Maranello: le regole FIA man mano sono state affinate per evitare clonazioni sfacciate. Si era detto: ok l’acquisto di parti meccaniche, ma l’aerodinamica deve restare proprietà intellettuale di ciascun team.

Motore della Racing Point RP20

Motore della Racing Point RP20

Photo by: Giorgio Piola

Le ultime interpretazioni sono state diverse preferendo copiare a mani basse quanto di meglio esistesse. E questo approccio molto aggressivo ha portato alle polemiche di McLaren e Renault che vedono minacciata la quarta posizione nel mondiale Costruttori da una Racing Point che sarà molto competitiva specie nelle prime gare della stagione.

Nel corso della stagione 2020 capiremo quali saranno i veri valori in campo (Franz Tost candida l’AlphaTauri al quinto posto Costruttori), ma sarà importante capire come verrà approcciato il 2021, quando ci sarà la rivoluzione regolamentare con il ritorno delle F1 a effetto suolo e non ci sarà l’opportunità di clonare la monoposto dell’anno prima…

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