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Giovinazzi: "Mai più un GP senza l'uso della radio"

Antonio ci ha raccontato quanto sia stato difficile affrontare il GP del Portogallo senza il collegamento audio con il muretto dell'Alfa Romeo. Il pilota pugliese ci ha spiegato l'orgoglio di corrre a Imola e il piacere di sfidare più volte nella stagione la Ferrari guidata da Vettel. Stima Raikkonen che considera il miglior pilota nel sapere leggere la gestione di gara. Ovviamente è molto soddisfatto di essersi meritato il rinnovo del contratto per il 2021.

Giovinazzi: "Mai più un GP senza l'uso della radio"

Il weekend di Imola è una gara particolare per Antonio Giovinazzi. Il pilota italiano prima del GP dell'Emilia Romagna si è meritato il rinnovo del contratto con l'Alfa Romeo. La squadra del "Biscione" per festeggiare il ritorno all'Enzo e Dino Ferrari ha vestito le C39 con una livrea tricolore che celebra anche i 110 anni del marchio milanese.

Insomma c'è una grande aspettativa per questo appuntamento ed è per questo che abbiamo voluto sentire Antonio in una chiacchierata esclusiva nella quale è emersa l'umiltà con cui il pugliese affronta il massimo campionato dell'automobilismo.

Da non perdere il racconto sul GP del Portogallo disputato senza l'uso della radio: Giovinazzi ha scoperto cosa significa non poter fare le solite regolazioni...

C’è il rinnovo con l’Alfa Romeo per il terzo anno di fila: dovrà essere quello della raccolta dopo la semina?
“Me lo auguro! I risultati che ho portato a casa hanno contribuito al rinnovo del contratto: quest’anno nelle gare nelle quali c’era l’occasione di fare dei punti li abbiamo conquistati: io nell’apertura dell’Austria e in Germania e con Kimi al Mugello. Insomma ci siamo fatti trovare pronti quando serviva nelle gare che si adattavano alla nostra monoposto e adesso mancano ancora cinque GP e abbiamo la speranza di migliorare il nostro bottino e mantenere l’ottavo posto nel mondiale Costruttori”.

A Imola avete degli sviluppi tecnici con nuovi turning vanes?
“Eh, sì non vi sfugge niente. Devo dire che la macchina è migliorata tantissimo da inizio stagione e, quindi, siamo contenti dello sviluppo perché è importante anche in vista del 2021, quando contiamo di portare in pista una monoposto più competitiva per puntare con maggiore continuità alla zona punti in top ten”.

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Kimi è considerato un collaudatore eccellente, eppure per la squadra il pilota di riferimento sei diventato tu...?
“No, non credo. Siamo importanti tutti e due per il team e quello che stiamo ottenendo è merito della collaborazione che ho io con Limi e noi piloti con il team. L’ho sempre detto: il nostro stile di guida è abbastanza simile per cui può aiutare la squadra a sviluppare la macchina più velocemente, perché nei commenti nei briefing siamo molto allineati".

Cosa hai imparato da Kimi e cosa lui “ruba” da te?
“Questo lo devi chiedere a Kimi perché non è il tipo che lascia trasparire molte cose, mentre dalla mia parte posso dire che da lui ho imparato tantissime cose. A mio parere resta uno dei più bravi o, forse, il più bravo nella gestione della gara a cominciare da come si devono utilizzare le gomme dal primo all’ultimo giro. L’ho visto la settimana scorsa cosa è riuscito a fare nel primo giro a Portimao”.

“Ho sentito molti giornalisti dire che alla sua età è ormai arrivato alla dine dell’esperienza in F1, ma io vi posso confermare che ogni volta che viene in pista è super motivato ed è pronto a lottare per stare davanti. E quando finisco davanti a lui è perché ho fatto un weekend perfetto. Kimi ha un bagaglio d’esperienza enorme che lo aiuta tantissimo e che gli permette di sfruttare tutta la performance dalla macchina soprattutto in gara”.

In Portogallo hai disputato il GP senza radio: quanto penalizza oggi nella gestione della gara e nelle prestazioni?
“Non mi voglio nascondere e ti dico che ero fra quei piloti che sognavano di disputare un GP senza la radio ed essere da solo nel gestire la gara, ma dopo l’esperienza di domenica in Algarve non mi voglio più trovare in quella situazione perché è stata veramente una situazione difficile”.

“Le power unit, ormai, sono davvero molto complicate da gestire nell’arco della gara e c’è davvero bisogno che ci sia qualcuno che ti segue dal muretto per fare le giuste regolazioni. Se a questo ci aggiungiamo la gestione delle gomme e la strategia di gara che può cambiare diventa evidente quanto sia importante comunicare con il team. Con le medie, per esempio, avremmo potuto allungare lo stint, ma non potendo parlarci è stato complicato prendere le decisioni migliori. E non è stato bello nemmeno non sentire nessuno per un’ora e mezza: a volte si vorrebbe il silenzio per concentrarsi di più in un certo momento della gara, però la radio adesso è veramente importante nella prestazione di un GP. L’ho solo capito dopo l’esperienza di domenica”.

Cosa ti è mancato?
“Mah, tanto. Nel primo giro ho avuto un bloccaggio importante per cui ho spiattellato le gomme. Non potendo comunicare con il team che vedeva i dati della telemetria non sapevo quanto grave fosse. Poi con il treno di medie mi sentivo a mio agio e avrei allungato lo stint ma al box mi aspettavano. Non solo, ma c’era da regolare alcuni manettini importanti per la power unit e non sapevo come muoverli. Devo ammettere che è stata una bella lezione e non dirò mai più che la radio non è fondamentale nel risultato di una gara”.

Sei lo specialista delle partenze: i sorpassi nel primo giro non sono casuali come li hai studiati e come li prepari?
“In effetti c’è un grosso lavoro che viene svolto dopo le qualifiche. Fatto il brieging con i tecnici mi concentro nel guardare le gare passate per analizzare gli onboard e le immagini del primo giro per capire quali sono le linee migliori da scegliere e quando si può rischiare di meno. È chiaro che ogni partenza è diversa, ma cerco di arrivare preparato a come reagire nel primo giro per capire quali sono i punti cruciali. Tutto questo è frutto di un lavoro che viene fatto al sabato e mi fa piacere che questo lavoro stia dando dei risultati perché dall’inizio dell’anno non ho mai perso una posizione sulla griglia. È vero che se parti più indietro è più difficile perdere delle posizioni, ma guadagnarne in ogni gara non è semplice”.

Riesci a completare le strategie che hai studiato a tavolino anche se ogni partenza è diversa?
“Bravissimo, sappiamo che il primo giro forse è il più importante, ma ogni via è diverso perché non sai quanto conservativo devi essere, ma avendo visto tantissime partenze ho focalizzato come affrontare le diverse situazioni e non sono una sorpresa per me”.

Ti sei trovato spesso in lotta con Sebastian Vettel: che impressione hai del tedesco vivendo le battaglia dall’abitacolo ruota a ruota?
“Prima di tutto è bello essere in battaglia con una Ferrari perché non capita spesso. Ricordo il GP dell’Eifel che per l’80% della gara era pronto ad attaccarmi da dietro. È sempre un quattro volte campione del mondo che vanta tantissima esperienza: è stato difficile tenerlo dietro, quanto bello concludere davanti a lui davanti alla bandiera a scacchi. Sono belle emozioni…”.

Antonio sei anche terzo pilota della Ferrari e allora che gusto è stare davanti a una Rossa?
“Prima di tutto è… strano. Non capita a ogni gara, ma quando succede è bello, anche perché Seb lo conosco bene e ho avuto modo di lavorare con lui quando facevo molto sviluppo della monoposto al simulatore nel 2017 e 2018 e lo apprezzo molto anche come persona. Nel lottare con un campione si ha l’occasione di imparare anche dall’abitacolo”.

Essendo terzo pilota hai avuto modo di provare la SF1000 al simulatore? E’ molto differente dalla C39?
“Sì, l’ho provata, ma credimi è difficile fare delle comparazioni perché i due simulatori sono molto diversi. È difficile dire è meglio qui o è peggio lì. Preferisco non fare confronti”.

Imola cosa significa per te?
“Sono orgogliosissimo di disputare il terzo GP di casa. Fino a ieri pensavo di essere l’unico pilota ad aver avuto il privilegio di disputare tre gare nel proprio paese, ma ho scoperto che Eddie Cheever aveva corso tre GP negli Stati Uniti nello stesso anno. Imola mi regala grandi emozioni. Di solito siamo sempre in giro per il mondo e non passo molto tempo in Italia, per cui poter gareggiare tre volte è un’occasione per stare nel mio Paese”.

“Essere al Mugello è stato fantastico, ma non vedo l’ora di vivere Imola per quello che di storico rappresenta e per la bellezza del tracciato”.

Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo, in conferenza stampa

Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo, in conferenza stampa
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Foto di: FIA Pool

Un meccanico Alfa Romeo Racing lavora sull'auto di Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo Racing C39, nel garage

Un meccanico Alfa Romeo Racing lavora sull'auto di Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo Racing C39, nel garage
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Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo Racing C39

Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo Racing C39
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Foto di: Charles Coates / Motorsport Images

Il casco di Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo

Il casco di Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo
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Foto di: Antonio Giovinazzi

Il casco di Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo

Il casco di Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo
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Foto di: Antonio Giovinazzi

Il casco di Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo

Il casco di Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo
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Foto di: Antonio Giovinazzi

Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo, cammina in pista

Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo, cammina in pista
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Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Antonio Giovinazzi, Alfa Romeo, cammina in pista

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Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

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Evento GP d'Emilia Romagna
Location Imola
Piloti Antonio Giovinazzi
Team Alfa Romeo
Autore Franco Nugnes
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