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Ferrari: ecco perché il diritto di veto non è un privilegio

Il ritiro della Honda dalla F1 alla fine del mondiale 2021 testimonia la volubilità dei Grandi Costruttori nell'approccio al mondo dei GP: le Case entrano quando vogliono fare grandi operazioni di marketing e se ne vanno all'improvviso senza dare valide giustificazioni. In questo quadro si capisce il valore che nel Circus rappresenta la Ferrari, una squadra che non ha mai tradito la F1. Si capisce perché il veto concesso a Maranello è un diritto e non un privilegio.

Logo Ferrari

La questione del diritto di veto di cui beneficia la Ferrari ciclicamente riappare tra gli argomenti più discussi nel paddock. Nessuna altra squadra gode di questo privilegio, e nel corso degli anni ci sono stati avversari che hanno provato a mettere in discussione il benefit di cui gode la Scuderia. Anche durante la stesura dell’ultimo patto della Concordia c’è stato chi ha puntato il dito contro il diritto di veto nelle mani del Cavallino, giudicandolo un ‘plus’ immotivato, che nel 2020 non dovrebbe più essere garantito. L’accusa è sempre la stessa: perché la Ferrari continua ad essere considerata una realtà diversa rispetto al resto delle squadre?

I motivi in realtà sono molti, ed uno dei più importanti è emerso oggi in modo chiaro, quando la Honda ha annunciato l’ennesimo ritiro dalla Formula 1. Poco più di dieci anni fa, a cavallo tra 2008 e 2009, arrivarono a raffica una serie di decisioni prese dai consigli di amministrazione di Honda, BMW e Toyota. Poche righe per dire che la loro presenza in Formula 1 era revocata, con tutte le conseguenze del caso. I grandi Costruttori hanno indubbiamente portato notevoli benefici alla Formula 1, con ingenti investimenti di capitali che hanno permesso lo sviluppo di tanti aspetti, ma c’è un rovescio della medaglia.

Per questi gruppi la Formula 1 è una sfida, un esercizio tecnico e di marketing, ma come tale è anche un programma che può essere tagliato in qualsiasi momento, indipendentemente dai risultati ottenuti.

Se un consiglio di amministrazione decide di ridurre delle spese, il progetto Formula 1 è solo un ramo che si taglia con facilità, senza preavvisi o ripensamenti. Le conseguenze? Non sono di interesse di chi lascia. Le problematiche che queste decisioni improvvise creano a chi gestisce la Formula 1 sono tremende, con squadre che rischiano di saltare in aria, centinaia di posti di lavoro a rischio, monoposto che restano senza motori, un parco partenti che rischia di ridursi etc. etc.

Nel caso della Ferrari non è così. Le origini della Scuderia dicono chiaramente che l’embrione di una storia straordinaria è stato proprio il programma sportivo, da cui poi ha preso forma successivamente la realtà della produzione di vetture di serie. La Formula 1 per la Ferrari non è uno dei tanti rami aziendali, ma un elemento portante, l’architrave della struttura, e non è mai stata in discussione anche nei momenti in cui a Maranello le cose non andavano nel migliore dei modi.

Quando ad inizio degli anni ’80 Bernie Ecclestone concesse ad Enzo Ferrari il diritto di veto, aveva colto in pieno questo aspetto, ovvero l’importanza di una presenza costante nel tempo, che si discosta dalle realtà di case automobilistiche che vanno e vengono a seconda di interessi e situazioni economiche. La Ferrari è qualcosa su cui la Formula 1 può contare nel tempo, e questo ha un valore enorme per chi gestisce questo sport.

Ovviamente quando i rappresentanti di squadre, FIA e detentore dei diritti Commerciali si siedono attorno ad un tavolo per prendere decisioni, tutti hanno lo stesso peso, ma quando si toccano argomenti che coinvolgono il ‘dna’ della Formula 1, è giusto che l’opinione di chi in questo sport c’è da sempre abbia un peso diverso, perché diverso è il peso che la Ferrari attribuisce alla sua presenza in Formula 1.

Il fulmine a ciel sereno piombato oggi sulla Formula 1 è un esempio chiaro in questo senso. Per la Honda il programma nel Circus è qualcosa a cui si può rinunciare, e lo stesso vale per Mercedes e Renault, che in passato hanno detto addio per poi tornare. Per la Ferrari no, ed è giusto che alla Scuderia venga riconosciuto concretamente il valore della sua storia, un valore che per la Formula 1 è una garanzia tremendamente importante su cui pianificare il futuro.

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