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Formula E: il flop di Valencia come monito per il futuro

Lontana dai centri cittadini la Formula E ha evidenziato tutte le sue lacune. L'esperimento di Valencia servirà da lezione per gli organizzatori della categoria che hanno ottenuto un richiamo mediatico enorme, ma per i motivi sbagliati...

Formula E: il flop di Valencia come monito per il futuro
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Il futuro è elettrico? Quella che fino a qualche giorno fa sembrava essere una assoluta certezza si è trasformata in un interrogativo dopo la trasferta che la Formula E ha affrontato sul tracciato di Valencia. La categoria elettrica, che si è sempre contraddistinta nel corso dei suoi sette anni di vita per aver corso esclusivamente nei centri cittadini, ha affrontato lo scorso weekend la prova più temuta: correre su un tracciato permanente.

Il risultato? Sconcertante. Se il primo E-Prix è stato caratterizzato da una ridicola gestione da parte della direzione gara che ha visto praticamente tutti i piloti, ad eccezione dei primi tre, tagliare il traguardo a passo d’uomo per aver esaurito l’energia disponibile, nel secondo appuntamento spagnolo è stata la mancanza di spettacolo la protagonista.

Lontano dalla città vince la noia

Per consentire alle monoposto della Formula E di affrontare il circuito di Valencia gli organizzatori della categoria hanno deciso adottare la configurazione corta del tracciato, pari a poco più di 3 Km, ed installare una bizzarra chicane in corrispondenza del rettilineo di arrivo, così da consentire alle vetture di rigenerare la batteria.

Quando le monoposto sono scese in pista per disputare la prima sessione di libere, però, tutti gli osservatori, appassionati e non, si sono chiesti se effettivamente i piloti stessero tirando al massimo o se invece stessero compiendo qualche giro di riscaldamento per prendere confidenza con un tracciato già conosciuto in occasione dei test.

La risposta ha lasciato l’amaro in bocca. Senza muretti ravvicinati, monumenti, palazzi e parchi a fare da contorno le monoposto 100% elettriche hanno mostrato tutta la loro lentezza.

Jake Dennis, BMW i Andretti Motorsport, BMW iFE.21, Alex Lynn, Mahindra Racing, M7Electro, Oliver Turvey, NIO 333, NIO 333 001

Jake Dennis, BMW i Andretti Motorsport, BMW iFE.21, Alex Lynn, Mahindra Racing, M7Electro, Oliver Turvey, NIO 333, NIO 333 001

Photo by: Andy Hone / Motorsport Images

La regia internazionale ha cercato di mettere una pezza inquadrando da vicino le vetture così da cercare di amplificare artificialmente la sensazione di velocità, ma quando le riprese hanno mostrato le monoposto dall’alto o frontalmente si è chiaramente capito come i 220 Km/h di velocità massima (raggiunti soltanto quando i 250 kWh erano disponibili per un periodo di tempo limitato) mal si sposassero con una location riservata a ben altro tipo di competizioni.

Il timore che un tracciato permanente non fosse compatibile con le vetture della Formula E era stato già espresso prima dell’inizio del weekend da Jean-Eric Vergne: “È una bella pista, ma assolutamente non adatta alla Formula E. Questo, però, è quello che abbiamo visiti i tempi  e dobbiamo considerarci felici di poter correre da qualche parte, ma è chiaro che non vorrei mai tornare su questo circuito. Non perché non mi piaccia, ma solo perché non è adatto alla Formula E".

Identici timori sono stati sollevati anche da uno dei maggiori sostenitori della serie elettrica, Lucas di Grassi: “Non credo che dovremmo correre in piste simili, altrimenti saremo costretti a modificare le vetture. Queste auto non sono fatte per questo tipo di circuiti”.

La prova che le paure dei piloti fossero fondate è arrivata alla domenica, in occasione del secondo E-Prix in programma. Gli scontri ed i duelli che hanno caratterizzato la serie sino al precedente appuntamento di Roma sono stati un lontano ricordo.

Jake Dennis è partito dalla pole ed a mantenuto il comando fino alla fine, mentre alle sue spalle un trenino di piloti cercava di terminare la gara con un occhio ai consumi ed un altro agli specchietti. A ravvivare la situazione ci ha pensato Vandoorne, che ha voluto sperimentare l’impenetrabilità dei corpi andando a cercare un sorpasso impossibile ai danni di Buemi per poi distruggere la propria anteriore destra ed essere costretto al ritiro. Per il resto il nulla assoluto.

La figuraccia del sabato

In occasione dello scorso E-Prix di Roma il presidente della FIA, Jean Todt, aveva incontrato alcuni media selezionati per parlare non solo della crescita della categoria, ma anche della scarsa attenzione mediatica che era dedicata alla Formula E.

“La serie si è sviluppata molto bene, ma abbiamo bisogno di una copertura molto forte, abbiamo bisogno dell'interesse dei media, abbiamo bisogno dell'interesse dei fan. Abbiamo tutti gli ingredienti per avere un campionato solido, ma deve essere ben pubblicizzato”.

"A volte sono un po' amareggiato. Quando leggo, per esempio, una rivista o un giornale specializzato non se ne parla abbastanza. La Formula E merita molto di più, ed è questo che dobbiamo migliorare per il campionato".

Le richieste del presidente della FIA sono state prontamente accontentate sabato scorso, quando la categoria ha messo in scena uno spettacolo indecoroso in occasione del primo E-Prix di Valencia.

La gara, disputata in condizioni di bagnato, ha visto la safety car intervenire in ben 4 occasioni e la direzione corsa, ad ogni neutralizzazione, ha ridotto di 5 kWh la carica residua delle batterie andando così a creare il caos nel finale.

La Safety Car Antonio Felix Da Costa, DS Techeetah, DS E-Tense FE21

La Safety Car Antonio Felix Da Costa, DS Techeetah, DS E-Tense FE21

Photo by: Andrew Ferraro / Motorsport Images

Quando Antonio Felix da Costa, sino a quel momento leader indisturbato, è transitato sul traguardo per dare il via all’ultimo giro è iniziata una vera e propria processione di vetture a passo d’uomo.

La direzione gara, infatti, non ha considerato che la riduzione artificiale di energia disponibile avrebbe comportato l’impossibilità per la maggior parte dei piloti di chiudere il giro. Cosa che puntualmente si è verificata.

Da Costa si è visto sfilare un successo ormai certo da de Vries, mentre il podio si è completato con Nico Muller e Stoffel Vandoorne che, increduli, hanno recuperato dal fondo dello schieramento superando una fila di vetture che procedeva a rallentatore.

Su 24 piloti presenti, solo 9 sono riusciti a marcare punti e l’ultimo, Jean-Eric Vergne, ha chiuso la gara con un ritardo di 4 minuti e 19 secondi. Il francese, con un tweet ironico, ha dichiarato: “Nyck de Vries stava già rilasciando le interviste quando io ho tagliato il traguardo”.

La figuraccia compiuta dalla categoria ha avuto una risonanza mediatica enorme, e lo scontro avvenuto tra la FIA e da Costa non ha certamente aiutato a rimediare al danno d’immagine.

I responsabili della Federazione, infatti, hanno puntato l’indice contro il portoghese della DS Techeetah reo, a loro dire, di non aver rallentato a sufficienza dietro la safety car e di aver così costretto l’intero gruppo a percorrere due giri supplementari.

Da Costa non ha assolutamente accettato le critiche e tramite il proprio profilo Twitter ha replicato a muso duro: “Mi dispiace, ma non posso accettare questo dalla FIA. Se fossi andato ancora più lento sotto la safety car, quante squadre avrebbero presentato ricorso? Inoltre, se fossi andato più lento ci sarebbe stata una ulteriore riduzione di energia. Oggi soltanto la FIA ci avrebbe potuto salvare da tutto questo”.

Il portoghese ha poi proseguito le sue critiche in una intervista rilasciata a Motorsport.com: “Come fan del motorsport posso dire che oggi è stato un grande giorno per la Formula E perché era la prima gara su circuito permanente”.

"Tuttavia, quanto accaduto oggi non corrisponde all’immagine che vogliamo dare della Formula E. Saremo la barzelletta della settimana. Non è  certamente un buon giorno per noi e mi dispiace per i tifosi".

Quanto accaduto al sabato, però, ha rischiato di ripetersi anche alla domenica. Il muretto della BMW, infatti, ha urlato via radio a Jake Dennis nel penultimo giro di rallentare vistosamente per evitare di percorrere una tornata ulteriore e rischiare di restare a secco di energia.

L’assist del muretto ha consentito non solo all’inglese di conquistare il primo successo nella stagione d’esordio, ma ha impedito alla categoria di chiudere con un’ennesima figuraccia la trasferta spagnola dato che quasi tutte le monoposto hanno tagliato il traguardo con una percentuale residua di energia di poco superiore allo zero.

L’esperienza di Valencia ha insegnato una lezione fondamentale alla Formula E: la categoria non può avere una sua dimensione lontana dai centri cittadini.

Fin quando le monoposto elettriche correranno in location affascinanti, tali da mascherare le lacune della tecnologia a zero emissioni, l’esperimento di marketing sposato da Case in cerca di una verginità green potrà anche avere un senso, ma fuori da questi contesti la Formula E rischia di rimediare un’altra pessima figura e di confermarsi come serie lontana anni luce dal concetto puro di motorsport.

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