F1 | Il secondo è servito? Perez è blindato, mentre Sainz ancora no
Nel team di Milton Keynes le gerarchie della squadra sono molto chiare, anche se Sergio Perez ha beneficiato di situazioni che lo hanno portato a vincere a Monaco: il messicano è consapevole di dover essere la spalla di Max Verstappen. Sarà lo stesso anche a Maranello? Carlos Sainz sarebbe disposto a rinunciare alla prima vittoria in F1 per aiutare Charles Leclerc nel mondiale piloti? Questi interrogativi presto cercheranno delle risposte. Scopriamo quali sono gli scenari...
In 73 anni la Formula 1 si è costantemente evoluta, uno sviluppo costante scandito non solo da una grande ascesa tecnologica. Ci sono stati cambiamenti repentini innescati da giornate drammatiche, altri figli di un successo che ha portato importanti ritorni finanziari, e molti altri mutamenti che hanno semplicemente seguito il corso del tempo, adattandosi ad una società che nell’arco di oltre sette decenni si è trasformata.
Se oggi si confronta quel 1950, in cui tutto ha avuto inizio, allo scenario contemporaneo, non è semplice trovare qualcosa che nel tempo non sia cambiato, anche marginalmente.
Ci sono poche eccezioni, e tra queste c’è una figura rimasta inalterata nel tempo, oggetto di discussioni, divorzi, strette di mano, polemiche e contestazioni plateali: è quella del secondo pilota. Un tema ‘evergreen’, che ha sempre spaccato le opinioni sia tra gli appassionati che tra gli stessi addetti ai lavori, attraversando decadi e riproponendo ciclicamente storie simili se non identiche.
Ruben Barrichello sul podio del GP d'Austria con Michael Schumacher e Juan Pablo Montoya
Photo by: BMW AG
Ed ogni volta queste storie hanno sempre suscitato un grande interesse, confermando di essere un tema morboso che cattura la fantasia senza però essere facilmente decifrabile.
Dentro la storia di un pilota che si ritrova a interpretare il ruolo di ‘scudiero’ (nel tempo i termini per indicare il numero 2 di una squadra sono stati tanti, più o meno eleganti) in effetti ci sono tutti gli ingredienti alla base di una storia appassionate: il pilota di punta chiamato a vincere, solitamente una personalità forte, e un compagno di squadra che deve sottostare a ordini scomodi, poco sportivi, il volto per nulla sorridente all’interno di una squadra che spesso si è trovata a festeggiare.
Ronnie Peterson, Lotus 78 Ford
Photo by: Jean-Philippe Legrand
La storia ha proposto ‘numeri 2’ arrivati ad essere un esempio di sportività assoluta, ma sempre con un alone di tristezza e frustrazione più che comprensibile. Non è facile per un pilota professionista accettare di non essere all’altezza di un compagno di squadra che semplicemente va più forte, ed è ancora più difficile quando è la squadra a decidere che la punta è nell’altra parte del box.
L’eterno dibattito su cosa è lecito chiedere o meno ad un pilota non è mai arrivato ad un verdetto finale. C’è chi ritiene che la ragion di squadra sia sopra tutto e tutti (e questa è ovviamente la posizione di tutti coloro che hanno gestito e gestiscono dei team) e chi vede come eccessivo chiedere ad un pilota professionista di ricoprire un ruolo da gregario.
Non parliamo di un aiuto che può arrivare nelle ultime gare della stagione, quando un pilota fuori dai giochi iridati si mette a disposizione del compagno di squadra, ma di una decisione presa quando la matematica lascia ampi margini di speranza.
Podio: il vincitore del GP di Monaco, Sergio Perez, Red Bull Racing
Photo by: Erik Junius
Ruoli chiari in Red Bull
Il tema sui secondi piloti è tornato ad essere di grande attualità nella stagione in corso, e non potrebbe essere altrimenti visto lo scenario che ha disegnato questa prima parte di mondiale. Il menù propone due squadre che si sfidano gara dopo gara con performance vicinissime, ognuna delle quali si ritrova con una ‘punta’ nelle zone alte della classifica piloti.
La grande domanda (senza risposta) è molto chiara: con Max Verstappen e Charles Leclerc in cima alla classifica, come devono comportarsi Red Bull e Ferrari nei confronti (rispettivamente) di Sergio Perez e Carlos Sainz?
È giusto oggi, nel 2022, sacrificare la stagione di un pilota per spostare qualche punto nella direzione del compagno di squadra?
La situazione che vivono le due squadre è la stessa, ma nelle ultime settimane la Red Bull sembra aver messo in chiaro aspetti che a Maranello per forza di cose non possono ancora essere.
Max Verstappen vincitore del GP di Spagna dopo che a Sergio Perez è stato dato l'ordine di lasciarlo passare
Photo by: Sam Bloxham / Motorsport Images
Christian Horner ed Helmut Marko sono stati i primi a dover affrontare pubblicamente la questione relativa agli ordini di squadra durante (e subito dopo) il Gran Premio di Spagna, avendo chiesto a Perez di lasciare strada (in due occasioni) al compagno di squadra.
Il dopogara di Barcellona, come da copione, è stato un po' animato da qualche frase un po' spinta di Perez, ed il tutto ha portato ad un’accelerazione dei tempi necessari al rinnovo del contratto di Checo, accordo siglato alla vigilia di Monaco.
A dare una mano a Horner e Marko è arrivato anche lo svolgimento imprevedibile della gara di Monte Carlo, che hanno consentito a Perez di far sua la gara saziando per un po' il suo appetito.
Con un contratto biennale (ben pagato) in tasca, e la coppa di Monaco in bacheca, Perez non farà storie se nelle prossime gare ci sarà da lasciar strada a Max. A trentadue anni, Checo sa di aver preso al volo un’opportunità arrivata quando era ormai pronto a dire addio alla Formula 1, e soprattutto conosce molto bene il valore ed il peso nel team del suo compagno di squadra.
Anche se non lo ammetterà mai pubblicamente, Perez è conscio del suo ruolo, e se gli sarà chiesto darà strada. La sola eccezione sarà la gara di casa, ma il Gran Premio del Messico è in programma tra più di quattro mesi.
Carlos Sainz, Ferrari F1-75
Photo by: ACM / Julien Perez Alonso
Parola alla pista, per ora, poi…
La situazione è diversa in casa Ferrari. Nelle prime sette gare disputate non si sono presentate circostanze nelle quali Sainz avrebbe potuto dare una mano al compagno di squadra, come accaduto a Perez in Spagna.
Finora nel box della Scuderia lo spinoso argomento relativo alle gerarchie interne è in apparente letargo. Potrebbe emergere domenica a Baku, come restare silente fino al termine del mondiale se le circostanze lo consentiranno.
Tutti i team si augurano sempre di non dover avere a che fare con questo scenario, ma in mondiali serrati come quello in corso, nel quale solo due squadre possono ambire alla vittoria, la possibilità è dietro l’angolo.
Come si comporterebbe il muretto box della Scuderia davanti ad uno scenario del genere? Siamo nel campo delle ipotesi, ma tra tutte riesce difficile immaginare che la Ferrari possa chiedere a Sainz di rinunciare alla sua prima vittoria per favorire la classifica di Leclerc.
Eddie Irvine festeggia il GP di Germania 1999 dopo che Mika Salo gli ha ceduto la vitttoria
Photo by: Sutton Images
C’è un precedente, ed è proprio in casa Ferrari, datato Gran Premio di Germania 1999. Mika Salo, chiamato per sostituire l’infortunato Michael Schumacher, dovette rinunciare a quella che sarebbe stata la sua unica vittoria in Formula 1 per far strada a Eddie Irvine. Era però una situazione molto diversa, poiché l’allora trentatreenne Salo era senza volante, e fu chiamato dalla Scuderia con un ruolo ben preciso. Nulla a che vedere con la situazione di Sainz, se consideriamo età, carriera ed aspettative.
“Se la Ferrari chiedesse a Carlos di rinunciare alla sua prima vittoria il clima nel box diventerebbe pesantissimo - ha confidato un pilota – il primo successo in Formula 1 è un passaggio fondamentale in ogni carriera, lo sogniamo da quando iniziamo in kart, nessuno può chiedere di rinunciarvi”.
Carlos Sainz, Ferrari F1-75
Photo by: Alessio Morgese
I primi a saperlo sono proprio gli uomini del Cavallino. La gestione di un gruppo di lavoro è un esercizio difficilissimo, un lavoro oscuro che si svolge lontano dai riflettori, che richiede esperienza e uno spiccato ruolo da mediatore che diventa indispensabile per tenere compatti i due lati del box. E senza una superiorità tecnica assoluta, non si può vincere un mondiale con un box diviso.
Valutando la classifica e l’elevato numero di gare che manca al termine della stagione, per la Ferrari la strategia migliore è probabilmente quella di lasciare ancora per qualche Gran Premio la parola alla pista, magari sperando che Carlos riesca a infrangere il tabù e cogliere il suo primo successo.
Questo non vuol dire non poter ottimizzare situazioni che si possono presentare in gara (sul fronte delle strategie) così come anche in qualifica, visto che su piste come quella di Baku il gioco delle scie nel pomeriggio di sabato sarà importante.
Ma imporre una gerarchia in questa fase della stagione rischia di portare più problemi che vantaggi. Se tra qualche gara lo scenario nella classifica di campionato sarà differente, allora subentrerà la priorità di squadra, e chi è alle spalle (se necessario) sarà chiamato a dover dare una mano. E in questo caso, senza validi motivi per rifiutare.
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