Meeke si confessa: i perché del fallimento di un talento smisurato

La prima stagione intera nel WRC a 35 anni. Tanto, tantissimo talento, inversamente proporzionale al tempo per mostrarlo. Kris Meeke confessa perché abbia scelto l'approccio che, di fatto, lo ha escluso dal Mondiale Rally in meno di un lustro e lo porterà ad affrontare la prima Dakar a 41 anni assieme a PH Sport.

Meeke si confessa: i perché del fallimento di un talento smisurato
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Arrivare nel Mondiale Rally e avere come mentore Colin McRae - sì, quel Colin McRae - non capita a tutti. Anzi, a una sola persona. Avere il supporto di una leggenda del motorsport è una situazione straordinaria, ma, a volte, può rivelarsi un'arma a doppio taglio, specialmente se l'approdo nel massimo campionato rally, il WRC, avviene in tarda età.

Tutto questo è capitato a Kris Meeke, trovatosi con un'arma letale - essere il figlioccio di McRae ed estremamente veloce - non dalla parte del manico, ma da quella della lama. E senza avere la possibilità di modificare la situazione per motivi differenti.

Citroen ha creduto in Kris

 

La sua prima stagione completa nel WRC, Meeke, la compie nel 2014, da pilota ufficiale Citroen e alla non più tenera età di 35 anni. Il nord-irlandese parte bene, inanellando 4 podi di livello a Monte-Carlo, Argentina, Finlandia e Francia. Su 13 gare totali, però, in 5 occasioni commette errori che lo costringono al ritiro, o a chiudere le gare ben distante dalla Top 10.

Dopo la prima stagione si pensa che i risultati di Kris possano solo migliorare. Lo pensa anche Citroen e, almeno in parte, ha ragione. Meeke coglie la prima vittoria della carriera al Rally d'Argentina e, alla fine della stagione, altri 2 podi (Australia e la sua gara di casa in Gran Bretagna). Alla fine della gara in Argentina, l'allora suo team principal in Citroen Racing - Yves Matton - disse del proprio pilota: "Kris ha vinto perché ha rallentato. Ha finalmente alzato il piede dall'acceleratore, ed è per questo che è riuscito a vincere".

Eppure inanella un'altra serie di errori importante: 4 arrivi ben oltre la Top 10 a causa di errori, sebbene abbia avuto il merito di evitare sempre il ritiro. Chiude la stagione al quinto posto iridato con 112 punti. Sarà la sua stagione migliore dal punto di vista di punteggio e di posizione nella classifica mondiale Piloti.

La fotografia perfetta della carriera di Kris arriva poi nel 2016, quando, con Citroen Racing ritirata per preparare la C3 WRC Plus per l'anno successivo, Kris porta a casa inanella 2 vittorie (Portogallo e Finlandia) e ben 5 ritiri, pur non prendendo parte a tutte le gare della stagione.

2017, un nuovo inizio... deludente

 

L'anno successivo Kris è di nuovo ufficiale Citroen grazie a un contratto biennale firmato con la Casa francese proprio alla fine del 2016. La macchina è differente: la DS3 WRC ha lasciato spazio alla C3 WRC Plus, una macchina con quasi 100 cavalli in più, più aerodinamica, ma estremamente complicata da mettere a punto sebbene lui sia stato estremamente coinvolto nei test di sviluppo svolti nel corso del 2016 su tutte le superfici.

Kris, alla fine, riesce a portare a casa 2 vittorie: la prima in Messico con un brivido finale nella Power Stage. A poche decine di metri dal termine della prova, il nord-irlandese perde il controllo della sua C3, uscendo di strada ed entrando in un parcheggio ricavato in un campo incolto dopo aver divelto una parte di vegetazione che lo separava dalla prova. Dopo qualche secondo di smarrimento, riesce a ritrovare la strada per rientrare in speciale e vincere per pochi secondi. Il secondo successo è arrivato sui fondi misti della Catalogna. Sembra essere un buon modo per terminare la stagione, ma Kris non sa che quella sarà la sua ultima vittoria con Citroen e nel WRC.

La goccia che fa traboccare il vaso

 

Nel 2018 è già in scadenza di contratto a fine anno. Meeke parte con un quarto posto a Monte-Carlo, ma è protagonista di un incidente al Rally di Svezia che non lo aiuta a mostrarsi nel migliore dei modi al nuovo team principal di Citroen Racing, Pierre Budar, che nel frattempo ha preso il posto di Yves Matton. Kris si rifà in Messico salendo su podio, poi arrivano 2 gare incolore al Tour de Corse e in Argentina, prima del grande disastro. Al Rally del Portogallo Kris è protagonista di un terribile incidente, che lo vede uscire per miracolo dall'abitacolo della sua Citroen C3.

E' la goccia che fa traboccare il vaso. Budar lo solleva dal suo ruolo di pilota titolare Citroen per la sinistra inclinazione a essere pericoloso per se stesso. Il comunicato pubblicato da Citroen è impietoso e, di fatto, segna la fine della carriera in Citroen di Meeke.

Toyota crede in lui, ma Kris non è più... Meeke

 

Eppure... Eppure nel 2019 c'è ancora qualcuno disposto a credere in lui. E non si tratta di una persona qualunque, ma di Tommi Makinen. Il finlandese 4 volte campione del mondo WRC lo ingaggia con un contratto annuale e lo fa diventare pilota del team ufficiale Toyota, che l'anno prima si è laureato campione del mondo Costruttori.

Kris arriva a Puuppola (Finlandia), sede della Toyota, e sembra rinato. Ha un'espressione diversa, un sorriso che negli ultimi mesi in Citroen aveva perso. Non fosse che, dopo poche decine di metri dall'inizio del suo primo test assoluto al volante di una Toyota Yaris, finisce per capottare. Un incidente veniale, la vettura è priva di grossi danni, ma è tutto vero. Sul web, quel giorno, girano foto apparentemente false dell'incidente di Meeke. invece arriva un comunicato Toyota che è una sentenza, con Makinen che conferma il cappottamento.

E' il prologo di una stagione priva di vittorie, priva di podi. Non arrivano errori in serie, ma nemmeno grandi risultati. A fine anno Makinen rivoluziona completamente la propria line up piloti e Meeke rimane a piedi un'altra volta. Gli vengono preferiti Elfyn Evans e Kalle Rovanpera, giovane in rampa di lancio dopo aver vinto il titolo iridato WRC2 con Skoda. A oggi, questa è la fine della carriera nel WRC del nord-irlandese.

Il perché del fallimento nel WRC

 

A pochi giorni dal via della sua nuova avventura, che lo vedrà correre alla Dakar 2021 su un SSV Zephyr del team PH Sport, Meeke ha spiegato a Motorsport.com perché abbia adottato un approccio aggressivo nel WRC che, di fatto, lo ha portato a essere veloce e spettacolare, ma è anche stato il suo peggior nemico.

“Ogni volta che ero nel WRC sono sempre stato conosciuto per aver spinto a fondo e cose del genere. Ma non volevo che il mio talento rimanesse sconosciuto e ho ottenuto il mio primo contratto a tempo pieno nel WRC a 35 anni. Quindi il tempo era poco, sentivo il bisogno di spingere. Forse a volte non avrei dovuto spingere così tanto, ma date le circostanza ho fatto quello che ho fatto”, ha ammesso candidamente Kris, a mente fredda.

Nuova Dakar, nuova vita

 

Parole che, a oggi, sembrano una coltellata se consideriamo il talento velocistico mostrato da Kris per almeno un lustro. Eppure, dall'altra parte, sembra ormai che il WRC sia diventato il passato per lui. Ora, spazio alla nuova avventura, la Dakar, in cui dovrà ulteriormente alzare il piede dall'acceleratore e gestire, pensare, tenere a freno l'istinto come già altri piloti usciti dal WRC hanno saputo fare in un passato ormai lontano, ma anche recente.

“Abbiamo visto nella storia gente andare alla Dakar, anche Colin McRae, Ari Vatanen, Carlos Sainz, Sébastien Loeb... Di sicuro abbiamo il controllo della vettura, ma il grosso problema è la velocità a cui siamo abituati. La Dakar è una questione di occhi, bisogna guardare e vedere e a volte dobbiamo gestire la situazione in prima marcia a 10 km/h e questo per noi è strano. Per me sarà molto diverso”.

“Ma avete visto Vatanen, noto pilota WRC che attaccava al massimo, eppure ha vinto molte Dakar, perché è stato capace di adattarsi. E ora Carlos Sainz dopo qualche anno è diventato maestro della Dakar come Peterhansel. Carlos è in cima alla classifica. Mi è sempre piaciuta la Baja 1000 o le gare di Enduro in moto, perché senza pressione per la velocità, puoi guardare avanti per trovare la strada giusta ed è una cosa che mi è sempre piaciuta. La velocità potrebbe essere un problema, ma spero di poterla gestire. Solo il tempo mi dirà se ci sono riuscito. La sfida più grande per ogni pilota di rally che va alla Dakar è quella di ridurre la velocità. Quindi vediamo...".

Tanti sono stati, sono e saranno i piloti alla ricerca di una velocità più alta, con il chiaro obiettivo di migliorare le prestazioni. Pensare a Kris Meeke come un pilota, se non il pilota, dalla velocità più estrema e meno vincente di tutte, è la peggiore delle beffe. Soprattutto per lui.

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