Force India e Sauber portano la F.1 davanti all'U.E.

Reclamo ufficiale dei due team nei confronti dello Strategy Group e FOM per la ripartizione dei proventi

Nuova grana da risolvere per i vertici della Formula 1. Force India e Sauber hanno infatti presentato un reclamo ufficiale all'Unione Europea per quanto riguarda la struttura di governance della Formula 1 e la ripartizione dei proventi tra i vari team.

Le due scuderie hanno deciso di rivolgersi all'Unione Europea perché ritengono che la CVC Capitals - società che detiene il pacchetto azionario di maggioranza del Circus iridato - sbilanci in maniera eccessiva la destinazione dei proventi alle squadre di vertice, ovvero Ferrari, McLaren, Mercedes, Red Bull e Williams

A tal riguardo, la Force India ha diffuso un comunicato nelle ultime ore che spiega le motivazioni di questo reclamo, specificando di volerci veder chiaro per quanto riguarda il sistema di suddivisione dei ricavi, ritenuto dal team indiano "ingiusto e illegale".

Dopo la scomparsa dei team Caterham e Marussia, Annaliese Dodds (membro britannico del Parlamento Europeo) si era già interessata a questa vicenda tramite un'interrogazione parlamentare. Questa ha portato alle prime mosse da parte dei due team, arrivate nel corso di quest'ultima settimana. 

I cinque team principali, infatti, si sono spartiti una somma extra di 249 milioni di dollari, oltre a queli incassati per le rispettive posizioni nel Campionato Costruttori della passata stagione. Queste somme di denaro sono considerate premi non legate ai piazzamenti in campionato da una regola accettata in maniera bilaterale nel 2012, prima della scadenza del Patto della Concordia. Ad esempio, la Ferrari ha ricevuto 97 milioni di dollari, circa 30 in più di quelli ricevuti per il quarto posto nel Costruttori del 2014.

Secondo Sauber e Force India risulta ingiusto che questi extra vengano garantiti ai team migliori, perché già in grado di disporre di tecnologie e strutture molto più avanzate rispetto agli altri team presenti in griglia, creando un divario prestazionale ancora più ampio e praticamente incolmabile. 

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