Alziamo... Le Mans!

Alziamo... Le Mans!

Simoncelli, Stoner e Lorenzo: tre fatti che fanno discutere. Cosa sta succedendo in MotoGp?

Alziamo... Le Mans: non è un segno di resa, anche se la delusione provata è stata grande. La MotoGp in Francia ha perso il bandolo della matassa, c'è stato un impazzimento collettivo che la dice lunga sulla tensione che si respira nel paddock. Sembra scoppiata una guerra di tutti contro tutti che può avere effetti molto negativi sul Motomondiale. Il ruolo del “cattivo” è quello di Marco Simoncelli. Questa volta l'ha fatta grossa: SuperSic è indifendibile perché Dani Pedrosa esce di scena dalla lotta per il mondiale per un inutile attacco kamikaze del romagnolo. Chiariamo subito il nostro pensiero: la patente del duro se l'è conquistata sul campo (nelle corse è un merito), ma non è giusto affibiargli proprio quella del cattivo. Simoncelli non ha premeditato l'azione su “Camomillo”, semplicemente non ha ancora sviluppato il senso del limite. È un talento naturale puro, ma è ancora grezzo. Non sa valutare gli effetti che può produrre a sé e a chi gli sta intorno una di quelle azioni creative che solo quelli come lui sanno inventare. È stato doppiamente ingenuo: primo, non aveva alcun bisogno di forzare il sorpasso su Pedrosa, perché Dani stava cedendo fisicamente e il secondo posto poteva ottenerlo senza prendere rischi inutili (Stoner era imprendibile), visto che il suo passo era di 3 o 4 decimi più veloce di quello dello spagnolo. Secondo, i colleghi (quelli che lo temono) lo avevano messo sul banco degli accusati il giorno prima, nella riunione della Commissione di Sicurezza, bollandolo come un pericolo pubblico. Un atto antipatico, ma Marco poteva evitare di renderlo platealmente concreto (nessuno lo ha difeso), tanto più che la sua azione sconsiderata potrebbe avere degli effetti anche in Honda. Le Mans, non ha fatto saltare le valvole solo a SuperSic. Anche Stoner e Lorenzo non sono stati esenti da pecche. L'australiano deve capire che fa parte di un gruppo: non c'è sessione in cui non mandi qualche avversario a quel paese. Casey si sente il più forte e pretende l'incondizionato rispetto dei colleghi. Ma non è con l'autoritarismo che si diventa autorevoli. Stoner dal turpiloquio è passato alle... mani. Nel warm-up ha rifilato un pugno a De Puniet perché il francese gli aveva tagliato la traiettoria. Randy ha sbagliato, certo, ma non è tollerabile che ci si faccia giustizia da soli. L'esempio offerto ai giovani è quanto di più negativo che si possa mostrare e andava sanzionato in modo più duro dalla direzione gara per evitare che il gesto in futuro possa generare un becero proselitismo. Nella galleria degli orrori c'è anche l'entrata di Jorge Lorenzo su Andrea Dovizioso: chi scaglia la pietra, poi non può nascondere la mano. Noi abbiamo grande stima del campione del mondo maiorchino, ma se uno equilibrato come Jorge va oltre le righe quando predica la moderazione, è evidente a tutti che il clima della MotoGp è degno di una polveriera. Per fortuna non è successo niente, ma il fatto è indicativo dell'aria che si respira in pista. Non c'è bisogno di introdurre nuove regole cervellotiche da decidere a tavolino, basterebbe che tornasse un po' di buonsenso. E forse è chiedere troppo...
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