La F.1 esperimenta dei guanti biometrici da adottare nel 2018

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La F.1 esperimenta dei guanti biometrici da adottare nel 2018
Jonathan Noble
Di: Jonathan Noble
Tradotto da: Franco Nugnes
06 ott 2017, 03:42

La FIA vuole che i piloti introducano nei guanti un sensore di 3 mm capace di trasmettere ai medici alcuni dati sensibili che potrebbero essere molto utili in caso di incidente per permettere ai soccorritori di intervenire nel modo più efficace.

La nuova tecnologia che è costituita da un sensore di 3 mm di spessore che sarà cucito all'interno dei guanti di tutti i piloti dal 2018.

Inizialmente il sensore sarà utilizzato per monitorare la frequenza cardiaca dei piloti e la quantità di ossigeno nel sangue, ma in futuro si spera che si possa controllare anche la temperatura corporea e la frequenza respiratoria.

I piloti Mercedes, Ferrari e Red Bull hanno provato i sensori durante il GP dell’Ungheria e dalle loro indicazioni presto sarà deciso dove posizionare al meglio in sensore nel guanto.

Il progetto che è sostenuto dal Global Institute for Motor Sport Safety, dovrebbe contribuire alla utile raccolta di dati che potrebbe rivelarsi importante negli incidenti più gravi.

Il delegato medico della FIA,Ian Roberts, ha dichiarato al magazine della FIA: "Sappiamo che il monitoraggio delle persone è essenziale per quanto riguarda la loro assistenza medica. E i piloti coinvolti negli incidenti non sono diversi. Vorremmo avviare il loro monitoraggio per valutarli al più presto possibile. Ma l'attrezzatura che utilizziamo ora è relativamente ingombrante e può essere applicata solo dopo un incidente”.

"Ci sono momenti in cui il pilota non è immediatamente accessibile per noi medici e, quindi, è difficile accertarsi delle sue condizioni".

Il dottor Roberts segnala che i dati raccolti con i sensori nei guanti potrebbero essere particolarmente utili in incidenti come quello occorso a Carlos Sainz durante le prove del GP di Russia 2015, quando era rimasto intrappolato sotto sotto le protezioni con la sua Toro Rosso per cui era difficile valutare le sue condizioni (nella foto sotto).

"Fino a quando non siamo arrivati a liberare Carlos non potevamo sapere niente delle sue condizioni – ha proseguito Roberts - se avessimo avuto i dati dei sensori avremmo potuto pianificare meglio il nostro intervento per estrarlo dall’abitacolo”.

"Con questa nuova tecnologia, nel momento in cui un pilota dovesse avere un incidente riceveremmo dei dati fisici e biometrici che ci permetterebbero di arrivare a dare subito il miglior soccorso, in vista di un trasferimento al centro medico della pista”.

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