Il mio lavoro in F.1… Fotografo per Sutton Images

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Il mio lavoro in F.1… Fotografo per Sutton Images
Erwin Jaeggi
Di: Erwin Jaeggi , Journalist
Tradotto da: Giacomo Rauli
26 lug 2017, 13:57

Ci sono persone che la TV non mostra, ma che aiutano la F.1 a fare il proprio show. Motorsport.com vi mostra alcuni di questi protagonisti oscuri. Questa è la storia di Mark Sutton, che lavora per la Sutton Images.

Il mio lavoro è…

Sono un fotografo per Sutton Images. Ho lavorato in F.1 coprendo tutti i Gran Premi da 25 anni a questa parte. Ho iniziato nel 1985, ma poi ho coperto formule inferiori per imparare al meglio la mia attività. E' come un pilota che passa attraverso tutte le categorie propedeutiche per poi arrivare in F.1. Ho iniziato in F.4, poi F.3, Le Mans per 8 anni e Macao. Poi ho avuto la grande opportunità nel 1992 e ho iniziato a seguire tutti i Gran Premi.

Il mio lavoro comporta una copertura totale del fine settimana di gara, dunque tutti e 4 i giorni del Gran Premio. 20 gare stagionali, più tutti i test. Inoltre faccio anche la serie R8 asiatica per Audi, uno dei miei clienti. In questo modo mi tengo occupato.

Il programma del mio weekend…

Comincio giovedì mattina. Io generalmente entro in circuito alle 0 e lavoro fino alle 19 o alle 20. E' una questione di fare foto e poi c'è la post produzione. Il giovedì le monoposto non girano, ma scattiamo immagini sulla tecnica delle vetture che sono ferme ai garage. Poi anche ai piloti che arrivano in pista, la conferenza stampa. Il venerdì, invece, iniziamo con le foto in pista. Stessa cosa il sabato, mentre domenica siamo occupati in gara.

Mark Sutton
Mark Sutton has been shooting F1 for 25 years.

Photo by: Sutton Motorsport Images

Abbiamo un gruppo di persone da coordinare. Facciamo una piccola riunione alla mattina per poi decidere in quali posizioni metterci attorno alla pista per assicurarci di avere quante più inquadrature possibili. Cerchiamo di catturare più momenti che possiamo. Questa è una parte molto importante del nostro lavoro. Vogliamo prendere azioni di gara, sorpassi, guasti, incidenti. Ma anche le persone che parlano nel Paddock, perché non si tratta solo di fare scatti in pista, ma anche riguardo l'atmosfera che vi è al di fuori.

Così come accaduto in Austria. E' stato bello vedere tutti quei tifosi olandesi sulle tribune. Di solito abbiamo una squadra di tre persone e in alcune gare abbiamo un gruppo di 4 persone. A Silverstone siamo stati in 5, perché ci ha aiutati anche mio figlio con l'editing, il che significava che avrei potuto continuare a lavorare in pista per più tempo.

La cosa più importante del mio lavoro…

Penso che la cosa più importante è mostrare di poter ancora fare buone fotografie dopo 32 anni di lavoro! Ma anche mostrare a clienti e tifosi che ho ancora la stessa passione per lo sport. Così spero che quando la gente vede le mie foto pensi 'wow, queste sì che sono belle fotografie'. Mi interessa renderli felici. Ho fatto della mia passione un lavoro, davvero. Penso che la maggior parte delle persone che lavorano in F.1 amino la F.1. Questo non è solo un lavoro per noi, bisogna avere una certa passione amando lo sport.

Devi avere un'idea di quello che stai fotografando. Devi avere un'idea di cosa sta succedendo e di come funziona lo sport che stai seguendo. Si può andare ai box e scattare nulla perché non si sa ciò che si sta facendo. Ma se si va con cognizione di causa allora quello aiuta molto. Ovviamente alcuni fotografi locali non sanno cosa succede, mentre tu che lavori in F.1 da 25 anni sai esattamente cosa succederà.

Racewinnaar Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1
Mark Sutton captured how a ray of light hit Lewis Hamilton's trophy in Canada. 

Photo by: Sutton Motorsport Images

Siamo sempre in attesa di aver l'opportunità di fotografare qualcosa che nessuno possiede. Come il momento in Canada in cui ho avuto una posizione privilegiata sul tetto che si affacciava sul podio. Ho aspettato sino a quando Lewis non ha lasciato il podio e, mentre era intento ad andarsene, ha alzato la coppa verso i tifosi. E' quel tipo di momenti per cui lavoro e per cui vale la pena aspettare e di continuare a lavorare duro nel corso di così tanti anni.

Tre oggetti di cui non posso fare a meno…

Ovviamente la mia macchina fotografica. Noi usiamo Nikon. Abbiamo una partnership con loro e siamo ambasciatori del loro brand. La macchina fotografica è una parte molto importante del nostro lavoro, così come tutto il kit che ci serve per sfruttarla al meglio. Abbiamo la Nikon D5, che è uscita l'anno scorso, e obiettivi. Abbiamo il l70-200 mm Mark II, un 500 mm e uno a scelta tra quello e lo zoom 200-400 mm, che è fantastico per scattare le foto del podio, perché è molto flessibile. E poi tutti gli obiettivi grandangolari e altre cose. Insomma, la mia borsa pesa circa 20 chili!

La seconda cosa è il mio computer. Non solo per scaricare le immagini ma anche per i social media di lavoro, e, ovviamente, per modificare le foto con Photoshop e Photo Mechanic. Credo che la terza cosa più importante siano i miei piedi e le mie dita. Il mio corpo è abbastanza usurato, ma mi fa bene camminare. Ovviamente il dito destro dovrei assicurarlo per un paio di milioni di sterline perché questa è una parte molto importante del mio lavoro. Senza il dito non avrei più un lavoro...

Le persone con cui sono costantemente in contatto…

Ovviamente i ragazzi con cui lavoro. Abbiamo bisogno di sapere dove siamo in pista, dove dovremo essere per ogni sessioni e la gara. Quindi dobbiamo parlarci tutto il tempo per assicurarci di poter ottenere le migliori foto e la maggior parte delle inquadrature senza ripetere troppo quello che abbiamo già fatto, anche se la luce può cambiare. Un giorno può piovere e il giorno dopo essere soleggiato, quindi devi tornare indietro e rifare la foto. Siamo anche alla ricerca di luoghi dove potrebbe verificarsi un incidente, dove ci sono scintille o dove la luce è davvero bella, come ad esempio il tramonto alla sera. Si cerca di pensare a queste cose tutto il tempo. Gli sfondi, l'erba verde, assicurarsi che tutto sia bello e privo di sbavature, senza avere troppi sponsor sullo sfondo. Cose del genere sono molto importanti. Usiamo Whatsapp per comunicare tra noi.

Mark Sutton, fotograaf
Mark Sutton during the pit walk at Silverstone.

Photo by: Sutton Motorsport Images

Parliamo anche con l'ufficio, dove abbiamo due ragazzi che ricevono tutte le immagini direttamente dalla mia macchina fotografica o dal mio computer. E noi parliamo con loro tutto il tempo, assicurandoci che ricevano tutto il materiale e che venga poi messo online per i nostri clienti. I clienti sono ovviamente la parte più importante del lavoro.

Quando non sono in circuito…

Mi sto probabilmente rilassando con la mia famiglia. I miei figli hanno 19 e 21 anni. Non li ho visti per la maggior parte della mia vita, perché sono spesso lontano lavorando molto. Quindi è bello essere a casa per stare con la famiglia e mia moglie. Vado in ufficio una volta alla settimana. Oggi posso fare un sacco di cose da casa, perché ho un ufficio a casa mia.

Senza di me…

Penso sempre: mancherei alla Formula 1? Credo proprio di no, perché ci sono sempre altre persone che vogliono fare il tuo lavoro e potrebbero svolgerlo in una buona maniera, ne sono sicuro. Ma, sai, spero che lei possa mancare a me, soprattutto dopo 25 anni. Mi piace ancora molto andare in nuovi paesi, mi piace quando le regole cambiano perché si può provare a mostrare le nuove modifiche tramite le foto. Mi piacciono i test dove scattiamo foto delle nuove monoposto, cercando sempre di fotografare ogni angolo delle nuove vetture. Le squadre odiano tutto questo, ma penso sia bellissimo mostrare agli appassionati cosa succede nel corso delle prove.

Mark Sutton, Photographer
Mark Sutton doing some editing in the media centre.

Photo by: Sutton Motorsport Images

La Formula 1 è…

Credo che la Formula 1 sia la mia vita. Sono arrivato in F.1 da ragazzino, ci sono stato nel 1976, quando avevo solo 11 anni. Ci sono andato anche da più piccolo ma non ricordo nulla. Mio padre era un grande appassionato delle corse, anche se ha costruito aerei molto famosi in Inghilterra. Mia madre disse a lui di portarci da qualche parte e aggiunse: "Perché non li porti alle corse?". Mio fratello allora iniziò a scattare foto con la macchina di mio padre e da quel momento è scattata la scintilla. Poi lui incontrò Ayrton Senna e credo che il resto sia storia, perché diventò il suo fotografo.

Il mio pilota preferito era Emerson Fittipaldi, quando ero piccolo. Avevo un modellino della sua monoposto che potevo anche smontare. Ho sempre avuto una grande passione per la Formula 1 e il motorsport, mi hanno portato con loro in questi anni. E se non fossi stato in grado di viverle? Sarei stato un agente di polizia. Ho datto domanda per entrare in polizia una volta!

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Serie Formula 1
Autore Erwin Jaeggi
Tipo di articolo Curiosità