Ferrari: quando la sfortuna non c'entra

Ferrari: quando la sfortuna non c'entra

Maranello deve trovare delle risposte agli errori troppo frequenti di Fernando Alonso

"Lassù qualcuno mi ama" - ha detto sinceramente Lewis Hamilton dopo il perentorio successo a Spa. Il "moretto" ha commesso un errore quando la pioggia è aumentata di intensità nel finale del Gp di Belgio e il pilota inglese ha sfiorato le barriere, ma non ha sbattuto per cui ha potuto andare a vincere meritatamente. Fortuna? Certamente sì, ma anche tanta bravura nel condurre per mano una squadra che era stata sbertucciata in Ungheria e Germania e che è risorta nell'acqua salutare di Spa. Fernando Alonso, invece, di aiuto dall'alto non ne ha avuto proprio per niente, anzi. Lo spagnolo sarà mica eretico perché subito dopo il fischio d'inizio della partita ha rimediato un calcio a gamba tesa da parte di Rubens Barrichello e da quel momento la sua corsa è stata pesantemente condizionata. La Ferrari ha cercato di rimescolare le carte azzardando una scelta di gomme (quelle intermedie) che poi si sono rivelate sbagliate (anche qui nessuna fortuna...) perchè ha subito smesso di piovere. Eppure una safety car ha azzerato il gap di Fernando che poteva puntare a raccogliere un piazzamento importante per restare in corsa per il titolo. Ci si aspettava nervi saldi e punti pesanti dall'asturiano e, invece, Alonso sotto pressione ha commesso un errore grave che è costato il ritiro. Non ha saputo capitalizzare quello che abilmente aveva costruito. Ha esagerato e paga un dazio molto pesante. Il destino gioca strani scherzi: Hamilton esce di pista e si salva miracolosamente dal botto, Alonso esagera sull'acqua e disintegra la sua F10 contro il muretto. Eppure la sfortuna non c'entra. C'entrano le motivazione e la convinzione di poter centrare certi risultati. La sensazione è che lo spagnolo cerchi di coprire le carenze della F10 e sia costretto a metterci sempre il 110 per cento, non avendo alcun margine per proteggersi dagli errori. E quando si è costretti ad andare sempre al limite è più facile commettere degli sbagli. In Germania e Ungheria ci eravamo illusi che lo sviluppo tecnico della Rossa avesse imboccato finalmente la strada giusta, mentre alla luce dei fatti di Spa viene da chiedersi quanto abbiano inciso nelle super-prestazioni di Hockenheim e Hungaroring le ali troppo flessibili. Hanno un bel da dire i tecnici Red Bull e Ferrari che hanno portato in Belgio gli stesse profili che avevano usato prima. La FIA ha cambiato le regole delle verifiche e i flap che strisciavano sull'asfalto non si sono visti più. Si è ritornati alla normalità e la F10 è tornata ad arrancare. Certo nelle prove libere Alonso è risultato il più veloce: in condizioni di aderenza limitata e asfalto viscido è venuto fuori il talento del pilota, minimizzando la mancanza congenita di carico aerodinamico della Rossa. In qualifica il bluff è venuto a galla e la Ferrari è naufragata: nessuno si aspettava di vedere Alonso decimo. Insomma, un disastro... Se il valore della Rossa è dato dalle prestazioni di Massa dobbiamo dedurre che anche la Renault dotata dell'F-duct ha effettuato il sorpasso sulla F10. A Monza non bisognerà fare i conti solo con Red Bull e McLaren, ma anche con la monoposto gialla e nera di Robert Kubica. Non illudiamoci, dunque. Ma soprattutto facciamo in modo di non "bruciare" il talento di un bi-campione del mondo. E' arrivato a Maranello con gli onori del super-pilota, ma la sequenza di errori che hanno accompagnato la stagione di Fernando non è affatto degna di un super. Che sta succedendo? E perché l'asturiano è diventato il principale difensore della squadra, quando in passato era solito menare fendenti anche pesanti per far reagire il suo team quando non era all'altezza della concorrenza? Se vogliamo sperare che la Ferrari possa rientrare nella lizza iridata (e teoricamente sarebbe possibile), è indispensabile trovare delle risposte sincere a queste domande. Perché la fortuna non c'entra...
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