F1 | Se si vuole lo show business, bisogna cambiare le regole

La Federazione Internazionale sembra essere inadeguata se deve prendere decisioni rapide che seguano i tempi di un GP dettati dalle esigenze televisive. I commissari sportivi di Singapore sono stati criticati per il ritardo con cui sono state prese le decisioni su Perez, ma i giudici hanno agito in conformità alle norme. Se si vuole cambiare è necessario mettere mano al regolamento sportivo. Ci sarà chi lo vorrà fare davvero o è bastato far arrivare alle telecamere i messaggi che si volevano trasmettere?

F1 | Se si vuole lo show business, bisogna cambiare le regole
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Negli ultimi vent’anni il mondo dello sport e quello dello show-business si sono progressivamente diluiti fino a diventare un unico prodotto. È uno di quei processi che gli inglesi amano definire ‘win-win’, ovvero accordi che comportano grandi benefici per entrambe le parti coinvolte, senza controindicazioni.

Ed in effetti da una parte il mondo sportivo ha potuto contare su guadagni straordinari, dall’altra chi vende intrattenimento è stato in grado di offrire un prodotto appassionante e coinvolgente che ha catturato l’interesse di milioni di persone.

Il potenziale finanziario di questa convivenza è cresciuto diventando un rullo compressore che non va tanto per il sottile. L’esempio più eclatante è il campionato Mondiale di Calcio che si disputerà tra meno di due mesi in Qatar, un’operazione che ha stravolto la tradizione di uno sport in nome di una contropartita record in termini finanziari.

Una vista aerea durante il GP di Singapore corso in notturna

Una vista aerea durante il GP di Singapore corso in notturna

Photo by: Steven Tee / Motorsport Images

Anche la Formula 1 ha imboccato questo percorso negli anni ’80, trasformandosi da sport di nicchia a evento mondiale, un cammino che ha visto un’ulteriore accelerata da quando Liberty Media ha acquisito i diritti commerciali.

Il mondo dell’entertainment corre molto veloce, tasta il terreno in tempo reale valutando i gusti del grande pubblico e reagendo in tempi velocissimi. La Formula 1 by Liberty Media ha imposto un cambio di passo e i risultati sono stati eccezionali, su tutti i fronti. Più pubblico in pista, più spettatori davanti alla televisione, più visibilità e sponsor, più nazioni intenzionate ad entrare nel calendario.

Il cambio di velocità ha richiesto un adattamento, e la stessa Federazione Internazionale è stata chiamata a stare al passo. Quello della FIA è un ruolo fondamentale, che mantiene la Formula 1 in una dimensione sportiva, e come tale soggetta a regole tecniche, sportive e (dal 2021) anche finanziarie. In questa ascesa verso nuove vette di popolarità e profitti finanziari, la FIA non è stata al passo, imprigionata da una struttura meno dinamica rispetto a quella di Liberty.

C’è indubbiamente un problema di uomini, figure professionali che si sono ritrovate nella sala dei bottoni a dirigere un contesto da miliardi di dollari. Non è solo una questione di gestione sportiva. Anche gli aspetti tecnici diventano sempre più complessi, e tutto ricade alla fine sulle spalle di Nikolas Tombazis.

Nikolas Tombazis, commissario tecnico della FIA

Nikolas Tombazis, commissario tecnico della FIA

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

“Cosa accadrebbe se domani Tombazis rassegnasse le dimissioni?”, commentava un direttore tecnico a Monza. C’è qualcuno alla FIA pronto a prendere il testimone?

La Federazione Internazionale ha vissuto anni relativamente tranquilli grazie a persone poste in ruoli chiave che sono cresciute insieme allo sport stesso, come ad esempio lo storico direttore di gara, Charlie Whiting. Il suo percorso professionale si è modellato su una Formula 1 che anno dopo anno è cambiata, imparando a gestire le novità passo dopo passo, un’esperienza di fatto perfetta.

L’unico neo in questo processo è non aver pensato al futuro, rinunciando ad affiancare nuove leve alle figure d’esperienza, limite emerso in tanti ruoli all’interno della FIA tra cui anche il contesto della direzione gara.

La FIA, insomma, ha le sue pecche, e sull’asse Parigi-Ginevra, le due sedi storiche della Federazione, è indispensabile un momento di riflessione. Sarebbe però riduttivo concludere imputando la responsabilità di ciò che zoppica in Formula 1 agli uomini in camicia bianca, e sarebbe soprattutto sbagliato.

Il caso del Gran Premio di Singapore è abbastanza indicativo. È innegabile che gli uomini della Federazione Internazionale non siano stati particolarmente rapidi nel giudicare la condotta di gara di Sergio Perez, e questo ha comportato l’emissione della classifica ufficiale tre ore dopo la bandiera a scacchi, quando ormai le telecamere erano spente da tempo.

È vero che la gestione delle regole è diventata troppo complessa e caotica, imprigionando nel tempo la Federazione stessa in procedure cervellotiche che anche gli stessi addetti ai lavori a volte non comprendono.

C’è però anche una tendenza a pretendere tutto in tempo reale, ad uso e consumo di una corposa fetta di pubblico catturato dall’aspetto emotivo di ciò che accade in pista. È giusto anche chiedersi fino a che punto sia corretto spingersi, se davvero è indispensabile tirare una riga sulla storia di uno sport per adattarsi solo alle regole dello show-business.

Può anche accadere che un’infrazione (non necessariamente quella commessa ieri da Perez) richieda tempo per essere valutata, o anche solo per ascoltare la versione dei piloti, e per farlo è indispensabile che la gara termini.

La Safety Car davanti a Sergio Perez, Red Bull RB18

La Safety Car davanti a Sergio Perez, Red Bull RB18

Photo by: Lionel Ng / Motorsport Images

È uno scandalo? No, è una procedura prevista nel regolamento sportivo. Non va bene? Allora bisogna cambiare il regolamento e farlo nelle sedi opportune. Il resto conta poco, perché non si può gestire uno sport che muove miliardi di dollari con decisione emotive ad uso e consumo del pathos del momento.

Se poi è il futuro è necessariamente real-time, allora va discusso, approvato e certificato. Gli sfoghi degli addetti ai lavori, spesso a favore di telecamera, fanno male allo sport, perché dipingono il sistema come inappropriato, incompetente con una punta di faziosità.

Se così è, l’agenda della prossima riunione della Formula 1 Commission dovrebbe iniziare con una proposta di cambiamento del regolamento sportivo. Chi è pronto a scommettere che sarà davvero così? Singapore è già in archivio, e le discussioni così come sono iniziate sono già terminate. Le invettive a cui ciclicamente assistiamo sono parole strumentali al momento, dette al grande pubblico (che perde fiducia in ciò che sta vedendo) con obiettivi mirati.

Essere parte integrante della Formula 1 (contesto che assicura ad una corposa fetta di chi vi fa parte dei vantaggi che in altri contesti sarebbero impensabili) non vuol dire solo prenderne i benefit.

La Formula 1 non è solo la FIA (indubbiamente non in un momento felice) ma anche coloro che ne fanno parte, soprattutto nei vari ruoli chiave presso Federazione, gestione commerciale ed anche squadre. L’appello è di non dimenticare la proposta nella prossima riunione della Formula 1 Commission: ‘le infrazioni commesse dietro la dietro la safety car non possono essere analizzate’.

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